Le parole non bastano per comunicare le proprie emozioni, soprattutto in adolescenza!

Rispetto agli adulti, gli adolescenti sembrano essere molto meno in grado di capire cosa sta succedendo con i propri coetanei in particolare quando si tratta di toni di voce che esprimono rabbia, meschinità, disgusto o felicità. Ciò sembrerebbe essere dovuto a una questione di sviluppo cerebrale.

ID Articolo: 157833 - Pubblicato il: 01 ottobre 2018
Le parole non bastano per comunicare le proprie emozioni, soprattutto in adolescenza!
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Mentre gli adulti sono in grado di leggere con precisione una gamma di emozioni nelle voci degli adolescenti, la capacità di comprendere ciò che qualcuno sente basandosi sul tono di voce può essere difficile in adolescenza (13-15 anni). 

 

Messaggio pubblicitario Gli adolescenti sono molto meno in grado di capire cosa sta succedendo con i propri coetanei, in particolare quando si tratta di toni di voce che esprimono rabbia, meschinità, disgusto o felicità.

Un recente studio ha cercato di capire se la fisicità dello stimolo acustico (età dell’emittente e tipo di espressione trasmessa) interagisce con lo stadio di sviluppo degli ascoltatori influenzando il grado di accuratezza del riconoscimento degli ascoltatori. Nello specifico, Michele Morningstar, dottorato presso la McGill University ha valutato la lettura delle inflessioni nella decodificazione emotiva dell’emittente.

La ricerca

Morningstar e colleghi hanno creato un totale di 140 registrazioni fatte da attori bambini e adulti, ai quali è stato chiesto di recitare frasi neutrali quali “Non posso credere che tu l’abbia fatto”, che potrebbero essere espresse con varie intonazioni per trasmettere sentimenti diversi.

Le registrazioni sono state fatte ascoltare a 50 adolescenti tra i 13 ed i 15 anni e a 86 adulti di età compresa tra i 18 ed i 30 anni.
A tutti i partecipanti è stato chiesto di selezionare l’ emozione espressa in ciascuna registrazione, selezionando l’ emozione espressa dal tono del parlante, da una lista di cinque emozioni base (rabbia, disgusto, paura, felicità e tristezza) e da espressioni sociali di affiliazione (cordialità) oppure ostilità (meschinità).

I risultati hanno mostrato come gli adulti non hanno avuto problemi, generalmente, nel leggere le emozioni dei loro coetanei e hanno avuto relativamente pochi problemi nel discernere le emozioni degli adolescenti.

È inoltre emerso che gli adolescenti riuscivano a leggere le emozioni degli adulti senza difficoltà, ma hanno fatto fatica a comprendere le espressioni dei loro coetanei.

Il primo autore dello studio Michele Morningstar afferma:

I nostri risultati suggeriscono che gli adolescenti non hanno ancora raggiunto la maturità né nella loro capacità di identificare le emozioni vocali, né di esprimerle. Questo significa che gli adolescenti affrontano una sfida abbastanza grande nella loro sfera sociale: devono interpretare spunti poco espressi con abilità di riconoscimento immature, capire come impariamo le capacità di comunicazione emotiva sarà importante per aiutare gli adolescenti che lottano socialmente.

Messaggio pubblicitario Una possibile spiegazione del fenomeno, affrontata da Morningstar nel suo precedente lavoro (2017), suggerisce che gli adolescenti siano meno capaci degli adulti di produrre emozioni riconoscibili con le loro voci.

La maggiore abilità degli adulti nel riconoscere le emozioni può diventare più evidente quando si tenta di decodificare segnali più impegnativi.

Melanie Dirks, autore senior dello studio, in conclusione aggiunge:

I genitori non dovrebbero scoraggiarsi troppo da queste scoperte – e continua: – Sebbene ciò che abbiamo mostrato è che gli adolescenti hanno bisogno di più tempo per riconoscere e identificare i sentimenti degli altri di quanto non si pensasse in precedenza, la nostra ricerca suggerisce che potrebbe essere solo una questione di sviluppo del cervello, che le cose arriveranno con il tempo.

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