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Arte e neuroscienze: le due culture a confronto (2017) – Recensione

Arte e neuroscienze è un libro di Kandell che approfondisce la relazione tra la creatività dell'arte e il funzionamento del sistema nervoso.

Di Alessia Incerti, Guest

Pubblicato il 01 Mar. 2018

Aggiornato il 04 Feb. 2019 11:57

Nella pubblicazione Arte e Neuroscienze, Kandel approfondisce la relazione tra creatività e razionalità attraverso un percorso tra l’arte del novecento e il funzionamento del nostro sistema nervoso.

Alessia Incerti, Valentina Rossi

 

Chi è Eric Kandel?

Sono d’obbligo alcune note circa l’autore: Eric Richard Kandel neurologo, psichiatra statunitense è uno dei maggiori neuroscienziati del ventesimo secolo.

E’ stato Professore di biofisica e biochimica presso la Columbia University dal 1974 e ha vinto il premio Nobel per la medicina nel 2000 per gli studi effettuati sulle basi fisiologiche della conservazione della memoria nei neuroni, premio che condivide con i colleghi Arvid Carlsson e Paul Greengard.
Molti di noi psicologi hanno studiato i fondamenti anatomo-fisiologici dell’attività psichica sui suoi manuali.

Arte e neuroscienze: un libro che unisce creatività e razionalità

Nella pubblicazione Arte e Neuroscienze, Kandel approfondisce la relazione tra creatività e razionalità attraverso un percorso tra l’arte del novecento e il funzionamento del nostro sistema nervoso.

L’autore propone un modo per colmare lo iato tra cultura umanistica e artistica e cultura scientifica, come prima di lui fece il fisico molecolare C. Snow che diede inizio a questo dibattito. Kandel nella sua introduzione afferma: “tanto le neuroscienze quanto l’arte astratta si pongono, in modo diretto e coinvolgente, domande e obiettivi che sono centrali per il pensiero umanistico (…). Se il processo artistico è spesso rappresentato come espressione della fantasia umana, io mostro che gli artisti astratti spesso raggiungono i loro obiettivi ricorrendo a metodologie simili a quelle usate dagli scienziati.”

Kandel riferendosi ai metodi delle scienze si riferisce alla possibilità di scomporre un fenomeno complesso nelle sue singole parti per poterle studiare analiticamente.
Un approccio riduzionista ha favorito l’acquisizione delle conoscenze circa l’anatomia e la fisiologia del sistema nervoso.

A partire dagli anni settanta del secolo scorso, nasce un nuovo approccio che integra le conoscenze fino ad ora acquisite con le conoscenze della psicologia, psichiatria che studiano il comportamento umano. E’ la nascita delle neuroscienze e della ricerca di risposte a domande circa il funzionamento della mente umana: Come impariamo? Come ricordiamo? Come percepiamo? Da dove provengono le emozioni? Che cosa significa empatia?

La risposta a queste domande è da trovarsi nelle neuroscienze che ci permettono di affrontare anche il tema  del libro Arte e neuroscienze, ovvero la relazione tra cervello e arte.

Perché non tutti abbiamo la stessa reazione osservando la medesima opera d’arte?

Questo tema inizia a essere affrontato da A. Riegel già sin dalla fine dell’ottocento, egli sottolineò come l’arte sia incompleta senza il punto di vista dell’osservatore stesso.
Kandel stesso ci racconta la storia di questi studi ed anche descrive come il nostro cervello elabora i segnali sensoriali provenienti da un’opera d’arte e a partire da essi costruisce significati: “per l’artista il processo creativo è anche interpretativo e per chi guarda il processo interpretativo è anche creativo”.

Riprendiamo la domanda “perché non tutti abbiamo la stessa reazione osservando la medesima opera d’arte?” Rintracciamo la risposta in un periodo specifico della storia dell’arte: gli anni quaranta e cinquanta, epoca della scuola neworkese dell’espressionismo astratto.

Il riduzionismo scientifico permette di analizzare un fenomeno complesso scomponendolo ed esaminando le singole parti, può essere applicato a diversi ambiti, alla biologia ma anche all’arte.
Il riduzionismo difatti, consente agli artisti di passare dalla rappresentazione figurativa all’astrazione, ovvero all’assenza di elementi figurativi, per suscitare nuove risposte emotive e percettive nell’osservatore.
L’autore spiega che l’arte astratta si basa sul presupposto che elementi semplici siano sufficienti per avviare un’esperienza percettiva poi completata dall’osservatore sulla base della propria esperienza; le opere astratte stimolano la creatività, l’immaginazione e le associazioni personali di chi le osserva.

L’approccio riduzionista è evidente nelle opere d’importanti artisti come Piet Mondrian che sviluppò un nuovo linguaggio dell’arte basato su forme geometriche semplici che consentono allo spettatore di costruire la propria percezione dell’immagine.
Anche gli artisti della Scuola di New York, soprattutto Willem de Kooning, Jackson Pollock, Mark Rothko e Morris Louis utilizzarono il riduzionismo.
Il nuovo approccio riduzionista di Pollock ad esempio si concentrava sull’atto di dipingere e sul processo di creazione: l’artista rivoluzionario versava e faceva gocciolare il colore sulla tela stesa a terra ottenendo immagini in grado di stimolare la visione periferica e il continuo movimento degli occhi dell’osservatore.

Rothko si focalizzò invece sul colore e la profondità e affermava: “Solo spingendo al limite colore, astrazione e riduzione l’artista può creare un’immagine che ci liberi dalle associazioni convenzionali con il colore e la forma e permetta al nostro cervello di plasmare idee, associazioni e relazioni nuove e nuove risposte emotive a esse”.

Kandel sostiene che l’arte astratta sovverte le regole innate della percezione e ci insegna a guardare l’arte e il mondo in modo nuovo: in assenza di elementi figurativi e riconoscibili creiamo nuove associazioni.

La mia ricerca artistica comprende immagini astratte che lasciano ampio spazio alla lettura e alle impressioni personali dell’osservatore. In un recente progetto, racconta Valentina Rossi ho rappresentato invece semplici oggetti di uso comune, ma le dimensioni di queste figure e l’interazione con lo spazio che le circonda, invitano l’osservatore a soffermare lo sguardo su questi oggetti per osservarli in modo nuovo, evocare immagini personali e significati simbolici. Ci sono spettatori che guardano ad un opera d’arte attivando processi Bottom up: ovvero dalle sensazioni percettive osservate nel quadro alla ricerca di un significato personale e di una definizione del percepito. Ad esempio: “quel cerchio con una linea verticale mi fa pensare alla chiave del mio ufficio”.

Vi sono poi spettatori nei quali, osservando un’opera, si attivano processi top down e riconoscono immediatamente una definizione e un significato: “è una chiave!” e poi risalgono alle sensazioni percettive e ascoltano le proprie sensazioni corporee sperimentate davanti al quadro.
Un’opera d’arte, dunque è completa solo se vista. L’osservatore, mediante processi top-down o bottom-up fornisce una interpretazione dell’opera stessa.

Arte e neuroscienze: “L’incontro tra due discipline non prende posto dove l’una comincia a riflettersi sull’altra, ma dove l’una realizza che deve risolvere da sè, con i suoi mezzi, un problema simile ad uno affrontato dall’altra” (Gilles Deleuze).

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Alessia Incerti
Alessia Incerti

Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Erick Kandel (2017). ARTE & NEUROSCIENZE: le due culture a confronto. Raffaello Cortina.
  • G. Lucignani e A. Pinotti (2007) Immagini della mente. Neuroscienze, arte, filosofia. R.Cortina.
  • Ludovica Lumer – Semir Zeki. La bella e la bestia: arte e neuroscienze. Laterza, Bari, 2011.
  • Zeki, S. (2007) La visione dall’interno, arte e cervello. Bollati Boringhieri, Torino, 2007.
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