Non tutto quello che postiamo va a beneficio della nostra immagine: gesto impulsivo o intenzionale?

Uno studio ha confrontato un campione italiano e inglese per verificare se i comportamenti inopportuni nel web siano dettati da impulsività o intenzionalità

ID Articolo: 151536 - Pubblicato il: 31 gennaio 2018
Non tutto quello che postiamo va a beneficio della nostra immagine: gesto impulsivo o intenzionale?
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Un recente studio cross-culturale tra Italia e Gran Bretagna, pubblicato su CyberPsychology, Behavior and social networking, ha mostrato come i soggetti di entrambe le nazionalità tendano a postare sui principali social network materiale personale ad alto rischio in modo impulsivo, in ugual misura, ma anche con intenzionalità.

 

I fattori psicologici che influenzano i comportamenti rischiosi sul web

Messaggio pubblicitario Da diverso tempo a questa parte appaiono sui giornali le conseguenze, spesso molto negative e tragiche, di comportamenti sconsiderati e pericolosi come il cyberbullismo, messi in atto sui principali social network, fra tutti il caricamento online di materiale molto personale come foto, stralci di conversazioni intime, offese e critiche rivolte a terze persone.
Qual è la ragione per cui alcuni individui hanno la tendenza a postare contenuti e immagini potenzialmente pericolosi o danneggianti altre persone, quasi senza considerare gli effetti negativi che questo potrebbe determinare?

Per cercare di rispondere a questa domanda, White e colleghi (2017), dell’Università di Plymouth, hanno cercato di individuare e approfondire i fattori psicologici che potrebbero influenzare la comparsa e la frequenza sempre maggiore di comportamenti rischiosi sul web.

I fattori cruciali sono l’automonitoraggio e l’impulsività

Tramite lo studio (White, Cutello, Gummerum et al., 2017), i ricercatori hanno cercato in particolare di indagare se l’attività di postare materiale pericoloso sui social network fosse più in relazione a processi impulsivi o al contrario frutto di processi deliberati e intenzionali.
Ricerche precedenti (Zuckerman & Kuhlman, 2000) avevano messo in luce due fattori cruciali: l’automonitoraggio, che sembra essere più legato a processi deliberati e l’impulsività.

Per automonitoraggio si intende la capacità dell’individuo di controllare attivamente e deliberatamente il proprio comportamento, il modo di presentarsi e porsi nei confronti delle altre persone con l’obiettivo di mostrarsi appropriato al contesto favorendo e mantenendo allo stesso tempo un’immagine di Sé in linea con le norme sociali e interpersonali (Snyder, 1987).
Infatti solitamente le persone con un’alta capacità di automonitoraggio riescono ad adattare la propria immagine al contesto, controllare che questa sia il più possibile conforme a ciò che la società ritiene socialmente appropriato e consono a quel particolare contesto.
All’opposto, le persone con una bassa capacità di automonitoraggio tendono a dare un’immagine di sé più in linea con la propria personalità, le proprie credenze e quindi tendono meno a conformarsi rischiando però di risultare più impulsive (Snyder, 1987).

Tuttavia è risultato che le persone più controllanti la propria immagine e il proprio comportamento con maggiori capacità di automonitoraggio sono in realtà quelle che con molta più probabilità tendono a postare sui social network materiale intimo e personale, potenzialmente a rischio, in quanto percepiscono che “è la giusta cosa da fare” in quel momento e in quella situazione: qual è la ragione?

Il confronto tra italiani e inglesi

Ritenendo che ci fossero anche differenze culturali nella percezione, nell’uso dei social media e nella modalità di presentazione di sé sul web, i ricercatori hanno preso in considerazione sia un campione di nazionalità italiana che inglese (White, Cutello, Gummerum et al., 2017).
Essi hanno messo a confronto i comportamenti dei giovani adulti italiani e inglesi nella loro esposizione rischiosa e potenzialmente dannosa al web tramite foto, conversazioni a contenuto sessuale esplicito, dettagli personali come il fare uso di droga e alcol postate sui social network, tenendo presente i fattori psicologici che la letteratura aveva evidenziato come cruciali quali automonitoraggio e impulsività.

Lo studio di White e colleghi (2017) ha mostrato come l’impulsività fosse predittiva di un comportamento online rischioso e dalle conseguenze negative; tuttavia è interessante notare come i ricercatori abbiano trovato anche che una tendenza maggiore all’automonitoraggio della propria immagine e del proprio comportamento fosse predittiva della messa in atto di attività rischiose sul web (White, Cutello, Gummerum et al., 2017).

Infatti le persone con un alto automonitoraggio, comportandosi in modo conforme a quello che percepiscono come contestualmente appropriato e ritenendo che la propria identità sui social sia di fatto un prodotto dell’ambiente sociale online, percepiscono la messa sul web di materiale personale a rischio come comune, “nella norma”, seguendo quelle che sono le aspettative del loro pubblico virtuale.
In aggiunta a ciò, essi sono maggiormente guidati dalla gratificazione di ricevere “like” alle loro self-disclosure piuttosto che considerare i potenziali rischi implicati, in modo così preponderante che a volte risultano incapaci di distinguere tra ciò che piace al loro gruppo di spettatori e ciò che è appropriato nella presentazione della propria immagine (White, Cutello, Gummerum et al., 2017).

I ricercatori hanno considerato anche la piattaforma online utilizzata per postare il materiale personale a rischio, come Facebook; infatti ciò che potrebbe risultare inappropriato ad esempio su un social network adibito esclusivamente alla carriera e al mondo del lavoro come Linkedln, sembra invece essere “nella norma” su Facebook.
Secondo gli autori, molti utenti di Facebook posterebbero in particolare foto provocatorie o a rischio per raggiungere maggiore visibilità (Marder, Joinson, Shankar et al., 2016) o per guadagnare maggiore attenzione e prestigio dal loro gruppo di amici, mostrandosi in modo che potremmo definire “desiderabile”

Per quanto riguarda le differenze culturali, lo studio (White, Cutello, Gummerum et al., 2017) ha mostrato come il campione di giovani adulti inglesi abbia avuto punteggi maggiori per i comportamenti impulsivi misurati tramite l’Eysenk Impulsivity Inventory (Eysenk, Pearson et al., 1985) ma bassi per l’automonitoraggio, rispetto al campione italiano.

Messaggio pubblicitario Tuttavia le differenze tra i due gruppi non sono risultate così marcate e significative, pertanto i ricercatori hanno ritenuto di poter concludere che i processi che sostengono i comportamenti rischiosi online siano abbastanza simili tra i due paesi (White, Cutello, Gummerum et al., 2017), con la specificazione dei contenuti che i due campioni tendono a postare online.
Infatti, il gruppo inglese tende a postare immagini o commenti personali sull’uso di alcol e droga, in modo più impulsivo mentre quello italiano tende a mettere online contenuti personali intimi e offensivi verso terzi più intenzionalmente.

Conclusioni

In conclusione, lo studio sottolinea come i giovani adulti utenti dei social network possano mettere in atto comportamenti online rischiosi sia in modo impulsivo che deliberato e ciò dipenderebbe dalla percezione che essi hanno del contesto in cui decidono o meno di postare contenuti.

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