Desiderare un figlio: quando tutto ha inizio

Il desiderio di maternità è qualcosa di intenso, naturale, spontaneo, intriso di emozioni e irrompe nella vita della donna anche quando non tutto è perfetto

ID Articolo: 151559 - Pubblicato il: 30 gennaio 2018
Desiderare un figlio: quando tutto ha inizio
Messaggio pubblicitario SFU Magistrale
Condividi

Avere un figlio è solo il frutto della ragione e di una decisione ben ponderata? Ebbene, gli imprevisti capitano e alle volte un bambino arriva quando meno lo si aspetta, quando la situazione economica ancora vacilla, quando c’è ancora il mutuo da saldare o il contratto indeterminato lontano dalle aspettative. Il desiderio di maternità è qualcosa che irrompe nella vita e nella mente della coppia, anche quando non tutto è perfetto.

Introduzione

Messaggio pubblicitario Diventare genitori. La nascita di un bambino è un evento che genera molteplici cambiamenti nella vita della donna e della coppia: alterazione del ciclo sonno-veglia, allattamento, diminuzione del tempo libero e per se stessi, necessità di conciliare lavoro e famiglia, dipendenza del bambino dal genitore in tutto e per tutto, assunzione di una nuova identità e di un ruolo tutto da scoprire.

Dicono che allevare un figlio sia il compito più difficile che possa esserci, il rischio di sbagliare e di sentirsi inadeguate è costantemente in agguato e se avessero scritto un manuale per diventare genitori perfetti sarebbe stato gradito e comperato velocemente dalla maggior parte delle mamme.

La verità è che, come molte avranno sperimentato nella propria vita quotidiana, non esiste un manuale con indicazioni perfette in qualunque situazione, perché ogni mamma e il suo bambino sono unici, con la loro storia, le loro emozioni e con la relazione che entrambi già dai primi giorni di vita del bambino andranno a costruire, giorno dopo giorno, passo per passo, errore per errore.

Questa rubrica intitolata “Mamme e papà si diventa” vuole essere una sorta di guida all’esplorazione dei vissuti psicologici, delle emozioni e delle ansie cui spesso si imbattono le mamme e i papà senza averne piena consapevolezza, allo scopo di poter dare loro un nome e di sentirsi meno “alieni” e meno sbagliati.

Il desiderio di maternità: da dove nasce?

Oggigiorno, la gravidanza è spesso cercata e desiderata da parte delle coppie ed è sempre meno il frutto della casualità o del fato, data la crescente diffusione dei metodi contraccettivi. In molti casi si tratta di una gravidanza programmata e stabilita sulla base della propria condizione lavorativa, economica e sociale. A volte mettere al mondo un figlio lo si rimanda talmente tanto da essere troppo tardi o ai limiti dell’età fertile. Le ragioni per cui ciò accade sono molteplici; più frequentemente si attende di raggiungere una maggiore stabilità economica o lavorativa o il compagno “giusto” non lo si incontra ancora.

Dunque, avere un figlio è solo il frutto della ragione e di una decisione ben ponderata?

Ebbene, gli imprevisti capitano e alle volte un bambino arriva quando meno lo si aspetta, quando la situazione economica ancora vacilla, quando c’è ancora il mutuo da saldare o il contratto indeterminato lontano dalle aspettative. Il desiderio di maternità è qualcosa che irrompe nella vita e nella mente della coppia, anche quando non tutto è perfetto.

Secondo Finzi e Battistin, la ragione si mescola con l’amore e le emozioni e il desiderio di maternità diventa qualcosa di spontaneo, naturale, condiviso e “sperato”.
Ed è proprio lì che tutto ha inizio; che sia programmato o meno ciò che spinge in molti casi ad avere un figlio è un desiderio di maternità forte che irrompe nella propria psiche.

Le motivazioni che spingono ad avere un figlio

La scelta di avere un figlio può avere varie motivazioni di natura intrapsichica, interpersonale, culturale e sociale. Ognuno attribuisce alla maternità e paternità differenti significati e progettualità individuali e di coppia.

A quel punto iniziano le fantasie, i sogni ad occhi aperti; la mente vaga e l’immaginazione si arricchisce sempre di nuovi scenari, suoni, immagini ed emozioni. È quello che in psicologia viene chiamato “bambino immaginario”, un bambino che inizia a prendere forma nella mente dei futuri genitori prima ancora che sia nato. Sarà con gli occhi chiari? Assomiglierà alla mamma? Sarà forte e sano? Sarà maschio o femmina? Nulla di questo si conosce ma nella propria mente tutto comincia ad acquisire forma, colori, suoni e il proprio mondo psichico ed affettivo comincia a fare spazio all’idea che un bimbo possa entrare a far parte della propria vita individuale e di coppia. Le fantasie sono spesso legate alla propria storia di vita, all’infanzia e diventano una proiezione dei propri desideri più nascosti.

Alcuni studi hanno indagato le motivazioni che spingono una coppia ad avere un figlio, secondo il modello della teoria dell’attaccamento, ipotizzando che la qualità della relazione con la famiglia di origine possa influenzare la decisione di generare un bambino. La relazione di attaccamento con i propri genitori può essere classificata secondo delle categorie a seconda dell’accudimento e della responsività di cui il bambino ha fatto esperienza nella propria infanzia: nello specifico l’adulto con uno stile di attaccamento sicuro ha fatto esperienza nella sua infanzia di un genitore sensibile, accudente e responsivo, capace di cogliere e di rispondere in modo adeguato e tempestivo ai suoi bisogni primari ed emotivi; l’adulto con uno stile di attaccamento insicuro ambivalente ha, invece, sperimentato una relazione per l’appunto ambivalente, caratterizzata da risposte contraddittorie o imprevedibili da parte del genitore di riferimento e per questo ha imparato a dover estremizzare le proprie reazioni per ricevere accudimento; lo stile di attaccamento evitante, infine, è presente nelle situazioni in cui il genitore è stato piuttosto distanziante, poco presente e affettuoso e il bambino ha imparato in fretta a diventare autonomo e autosufficiente. Nei casi di attaccamento insicuro sia l’immagine di sé che degli altri risultano compromesse.

Tali esperienze di attaccamento precoci, spesso si riflettono nelle relazioni di coppia e la stessa scelta di avere un bambino può essere influenzata da tali esperienze. In particolare, le relazioni di tipo insicuro ambivalente si caratterizzano per la presenza di un partner che richiede spesso accudimento da parte dell’altro partner e in questo caso un figlio può essere percepito come una possibile compensazione della propria insicurezza affettiva, anche se in realtà ciò non accade e la coppia può entrare in crisi. Il partner con attaccamento evitante, invece, si mostra spesso poco disponibile e affettuoso nei confronti dell’altro, avendo lui stesso fatto esperienza nella famiglia di origine di trascuratezza emotiva e scarso accudimento e questo ostacola la formazione di una famiglia a tutti gli effetti, in cui le relazioni si basano sulla fiducia, la comunicazione e la reciprocità; alle volte si preferisce, infatti, non avere figli. I partner con attaccamento sicuro, infine, sono coloro che riescono ad instaurare relazioni basate sulla reciprocità, sulla simmetria e sul confronto consapevole e questo crea le condizioni per la creazione di un buon nucleo familiare.

In altri casi, invece, il desiderio di maternità diventa soprattutto una scelta strumentale, allo scopo di risolvere problemi di coppia o per sanare un vuoto generato da una perdita personale.

Il desiderio di paternità

Messaggio pubblicitario Ma non ci dimentichiamo che quando nasce un bimbo, nasce una mamma ma nasce anche un papà. Cosa accade nella mente degli uomini quando sta per arrivare un figlio? Fino a poco tempo fa, l’uomo si preoccupava principalmente di garantire la discendenza della propria famiglia e del proprio nome, si occupava soprattutto di mantenere economicamente la famiglia e l’educazione era spesso autoritaria e stabilita da lui stesso che svolgeva il ruolo di “capo-famiglia”, mentre le donne si occupavano principalmente della crescita e dei bisogni primari e affettivi dei bambini.

Perché invece oggi un uomo desidera avere un figlio? Secondo Finzi e Battistin, le motivazioni sono più frequentemente di natura affettiva e inconscia; il desiderio maggiore è quello di trasmettere il meglio di sé al proprio figlio, di dargli ciò che avrebbe voluto avere lui stesso e che non ha ricevuto. Un figlio diventa un prolungamento di sé e della propria identità; il desiderio di paternità si connota di elementi affettivi e personali legati alla propria storia di vita passata e presente e compaiono anche nella mente dei futuri papà, fantasie e sogni del proprio “figlio ideale”. In epoca attuale un figlio svolge spesso una funzione di realizzazione personale, approvazione e affermazione della propria identità sociale positiva.

Dunque, le motivazioni che possono portare alla decisione di avere un figlio e che possono far affiorare il desiderio di maternità e paternità sono molteplici, individuali e relazionali e spesso legate alla storia di vita e di attaccamento di ciascun partner.

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 14, media: 3,43 su 5)

Consigliato dalla redazione

I vissuti psicologici e psicopatologici della maternità

I vissuti psicologici e psicopatologici della maternità

La gravidanza è un periodo di grandi cambiamenti in cui la donna sperimenta molteplici vissuti psicologici e talvolta disturbi psicopatologici molto diversi

Bibliografia

  • Finzi, S.V., Battistin, A.M. (2011). A piccoli passi. Oscar Mondadori.
  • Imbasciati, A., Cena, L. (2015). Psicologia clinica perinatale per le professioni sanitarie e psicosociali. Franco Angeli editore.
  • Raphael-Leff, J. (2014). La gravidanza vista dall’interno. Casa editrice Astrolabio.
State of Mind © 2011-2019 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario