Il matrimonio può ridurre il rischio di sviluppare la demenza

Le persone sposate sembrano avere un rischio minore di sviluppare la demenza rispetto a quelle single, vedove e divorziate.

ID Articolo: 150544 - Pubblicato il: 29 dicembre 2017
Il matrimonio può ridurre il rischio di sviluppare la demenza
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I risultati di uno studio di meta-analisi pubblicato online sul Journal of Neurology Neurosurgery & Psychiatry, dimostrano che i single e le persone vedove risultano avere un rischio superiore di sviluppare demenza.

 

Il rischio di demenza nelle persone sposate e single

Messaggio pubblicitario L’indagine è basata sui dati ottenuti da 15 studi pertinenti l’argomento, pubblicati sino al 2016. Le ricerche esaminate indagano il potenziale ruolo dello stato civile sul rischio di sviluppare la demenza e hanno coinvolto più di 800 mila partecipanti provenienti da Europa, Nord e Sud America e Asia.

Il campione esaminato è composto da soggetti sposati, i quali rappresentano tra il 28% e l’80% dei partecipanti, da persone rimaste vedove che sono all’incirca tra l’8% e il 48% mentre i divorziati rappresentano tra lo 0 e il 16% dei partecipanti e i single tra lo 0 e il 32% del campione.

L’analisi dei dati ha mostrato che, rispetto alle persone sposate, i single presentano il 42% di probabilità in più di sviluppare la demenza, indipendentemente dall’età e dal sesso. I ricercatori suggeriscono che parte di questo rischio potrebbe essere attribuibile al fatto che le persone sole godano di una minore salute fisica. Studi più recenti indicano al contrario una probabilità del 24%, il dato suggerisce una diminuzione del rischio nel tempo apparentemente senza un chiaro motivo.

I vedovi hanno una probabilità del 20% circa di sviluppare demenza rispetto ai soggetti coniugati sebbene la forza di questa associazione sia leggermente indebolita se si considera il livello di istruzione. La possibile spiegazione offerta circa quest’evidenza è quella secondo la quale il lutto porta a un aumento dei livelli di stress percepito, i quali a loro volta vengono associati ad un’alterata segnalazione nervosa e a una diminuita abilità cognitiva.

Nessuna associazione di questo tipo è stata invece riscontrata negli individui divorziati anche se questo, chiariscono i ricercatori, potrebbe essere in parte dovuto al minor numero di persone appartenenti a questo status incluso nel campione.

Il matrimonio riduce il rischio della demenza

Messaggio pubblicitario Un’analisi dei dati più dettagliata condotta sulle evidenze ottenute ha confermato la minor probabilità di sviluppare il disturbo per i soggetti sposati riflettendo così “la robustezza dei risultati”. Gli autori specificano però che non è possibile trarre conclusioni certe circa la causalità in quanto le scoperte si basano esclusivamente su studi osservazionali e correlazionali; inoltre è necessario considerare alcuni limiti degli studi esaminati ad esempio la mancanza di informazioni relative alla durata della vedovanza o del divorzio.
I ricercatori hanno formulato diverse ipotesi per spiegare i risultati ottenuti, prima fra tutte l’idea secondo la quale il matrimonio potrebbe aiutare entrambi i partner ad avere stili di vita più salutari svolgendo più esercizio fisico, seguendo una dieta sana e riducendo l’uso di alcol e sigarette, tutti elementi questi associati a un minor rischio di demenza.

Christopher Chen, della National University di Singapore e Vincent Mok, della Chinese University di Hong Kong suggeriscono l’aggiunta dello stato civile alla lista dei fattori di rischio modificabili per la demenza e dichiarano “La sfida maggiore ora è rappresentata dal trovare un modo per tradurre questa scoperta in efficaci mezzi di prevenzione della demenza. L’esistenza di fattori di rischio potenzialmente modificabili non significa certo che la demenza possa essere facilmente prevenuta tuttavia alla luce dei risultati ottenuti e delle sempre nuove scoperte riguardanti programmi di salute pubblica e biomedica è necessario trovare metodi per destigmatizzare questo disturbo e creare comunità terapeutiche incentrate sui pazienti affetti da demenza”.

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