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La pazza gioia (2016) di P. Virzì: ritrovare la felicità decostruendo le nostre euristiche – Recensione del film

Nel film La Pazza Gioia i personaggi trovano la felicità nelle piccole cose, decostruendo le euristiche ingannevoli che spesso guidano il nostro pensiero

Di Manuela Agostini

Pubblicato il 04 Set. 2017

Ne La Pazza Gioia personaggi agli antipodi, raccontano con sincerità un mondo ai più sconosciuto. Un mondo di donne dimenticate e punite a causa dei propri problemi psichici, con quei terapeuti ed assistenti sociali che quotidianamente combattono con passione e dignità per riuscire ad aiutarle

 

La Pazza Gioia, film del 2016, regia di Paolo Virzì. Protagoniste, un eccezionale Valeria Bruni Tedeschi che interpreta Beatrice Morandini Valdirana, una logorroica squilibrata contessa a suo dire in intimità con i personaggi più influenti e potenti del mondo, in realtà fatta internare dall’ex marito in una comunità terapeutica per donne con disturbi mentali dove conosce Donatella Morelli, Micaela Ramazzotti, giovane donna, fragile, silenziosa che custodisce un doloroso segreto.

Dal nulla, anche se caratterialmente distanti, le due diverranno incredibilmente amiche, tanto da dar vita ad una fuga dalla comunità e che le condurrà alla disperata ricerca di quella felicità da tempo sfuggita. Personaggi agli antipodi, quelli de La Pazza Gioia, che raccontano con sincerità un mondo ai più sconosciuto. Un mondo di donne dimenticate e punite a causa dei propri problemi psichici, con quei terapeuti ed assistenti sociali che quotidianamente combattono con passione e dignità per riuscire ad aiutarle, a ‘recuperarle’, letteralmente, in modo da poter poi tornare in quella stessa società che le aveva rigettate.

Non volendo trascurare la tematica sociale cosi ben descritta dal regista in una scena del film La Pazza Gioia, Beatrice alla domanda “Ma dove si trova la felicità?” risponde cosi: “Nei posti belli, nelle tovaglie di fiandra, nei vini buoni, nelle persone gentili

La Pazza Gioia: cos’è la felicità? Dove si trova davvero? Cosa ci rende felici?

La felicità è un sentimento spontaneo, che arriva inaspettato, difficile da definire e quindi anche da cercare volontariamente. Secondo le ricerche dello psicologo Daniel Kahneman è vero che abbiamo serie difficoltà nel pensare cosa ci farà felici in futuro, ma è altrettanto vero che percepiamo con grande facilità il piacere, la soddisfazione e il benessere nel momento in cui li stiamo vivendo.

Siamo in grado di sapere ora quello che ci farà felici in futuro? Se non riusciamo ad avere ben chiaro quello che potrebbe farci felici, difficilmente potremo costruire una vita soddisfacente. Che poi è quello che spesso accade. Ogni giorno ognuno di noi prende un gran numero di decisioni, che ci mettono di fronte a situazioni più o meno piacevoli e nel giudicare e scegliere, siamo raramente razionali e ci lasciamo influenzare dal contesto sociale e culturale. Ricorriamo spesso a meccanismi cognitivi, chiamati euristiche, ragionamenti comodi, automatici e poco dispendiosi, ma che spesso ci portano fuori strada.

Le euristiche ingannevoli e il rischio di allontanarci dalla felicità

Seguendo euristiche ingannevoli, infatti, potremmo convincerci che un certo cambiamento possa avere conseguenze determinanti per la nostra vita, e questa convinzione può diventare motivante portandoci con una valutazione senza fondamento, ad una vera e propria illusione cognitiva.

Due psicologi israeliani, Amos Tversky e Daniel Kahneman (1974) hanno studiato le euristiche concludendo che esse possiedono le seguenti caratteristiche: sono ruotinarie, molto efficienti, poco consapevoli, automatiche e tendono alla semplificazione. Gli autori ne hanno individuate quattro:

  1. Euristica della disponibilità. Secondo la Tversky e Kanheman(1974) la utilizziamo per giudicare la probabilità di un evento. Quando ci troviamo in queste occasioni noi cerchiamo di ricordare esempi. Quindi giudichiamo la probabilità di un evento sulla base della facilità di immaginare esempi, ovvero sulla disponibilità mentale che abbiamo di essi. Perciò se gli esempi ci vengono in mente con facilità concludiamo che la probabilità di quel tipo di eventi è elevata. Da ciò si capisce che questo è un modo per scegliere velocemente.
  2. Euristica della simulazione: ragionamento controfattuale. Consiste nell’immaginare come si sarebbero potuti verificare risultati diversi da quelli che si sono effettivamente verificati. Le euristiche della simulazione accentuano le reazioni emotive positive e negative: se immaginiamo ipotetici svolgimenti diversi più positivi si avrà un peggioramento dello stato emotivo, invece se immaginiamo ipotetici svolgimenti diversi più negativi noteremo un miglioramento dello stato emotivo.
  3. Euristica dell’ancoraggio e dell’aggiustamento. L’opinione espressa da chi parla per primo esercita una notevole influenza e i giudizi successivi non si spostano mai più di tanto da esso. Gli altri interlocutori utilizzano la valutazione del primo come punto di ancoraggio e introducono solo degli aggiustamenti rispetto ad esso. Da tutto ciò si evince che se il primo non è un esperto si può arrivare a decisioni errate.
  4. Euristica della rappresentatività. Le euristiche della rappresentatività sono una scorciatoia di pensiero che consente di ridurre la soluzione di un problema inferenziale a un’operazione di giudizio particolarmente semplice. Le euristiche della rappresentatività inducono a valutare la probabilità di un’ipotesi, in base ad un giudizio di similarità ovvero consistono nella classificazione di un caso sulla base della somiglianza con il caso tipico.

Il pensiero quotidiano, quindi tende ad essere economico, efficiente e poco critico. Costruisce ipotesi e tende a confermarle finché è possibile automatizzarle. Il pensiero critico è disconfermazionalista, faticoso, anti-economico portando le persone ad avere un atteggiamento critico nei confronti dei propri pensieri che possono trasformarsi in vere e proprie distorsioni cognitive delle quali si può diventar prigionieri.

Il personaggio di Beatrice Valdirana, nel film La Pazza Gioia, afferma anche “chi ha mai trovato la felicità in un tramezzino?” ecco, decostruendo certe euristiche ingannevoli, forse sarà possibile anche trovare la felicità, lì, in un semplice buonissimo tramezzino.

 

GUARDA IL TRAILER DEL FILM ‘LA PAZZA GIOIA’:

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Manuela Agostini
Manuela Agostini

Dott.ssa in Psicologia della salute clinica e di comunità

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Kahneman D., “Pensieri lenti e veloci”, Mondadori 2012
  • Zorzi M., Girotto V., “Psicologia generale” Mulino -2007
 
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