Reagiamo bene, anche se non sappiamo bene perché: le reazioni al terrorismo

Contro il terrorismo si sente spesso il monito di continuare a vivere e di reagire a quello che accade, ma ci si chiede in che modo e perchè reagire bene.

ID Articolo: 146339 - Pubblicato il: 01 giugno 2017
Reagiamo bene, anche se non sappiamo bene perché: le reazioni al terrorismo
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Probabilmente ha ragione il Direttore de Linkiesta: questa volta ha vinto il terrore. Questa volta è più difficile reagire con calma e stoica noncuranza. Altro è rimanere tranquilli senza cedere alla violenza spontanea, altro è andare a dire alle proprie figlie adolescenti che la migliore reazione è non far nulla, non perdere la testa e mantenere la calma. I terroristi hanno scelto l’obiettivo con fredda strategia: giovani ragazze adolescenti. Quelle che, pur già femministe, guardano ancora a un padre protettivo. Che poi ci sia questo padre, è un altro paio di maniche.

Un articolo di Giovanni M. Ruggiero pubblicato su Linkiesta il 27 maggio 2017

 

 

Oppure no, in realtà sarà facile reagire anche questa volta al solito modo. Forse è vero che abbiamo vinto noi che amiamo la vita ed è vero che si tratta di una guerra intestina all’islam. Diremo alle nostre figlie che non dobbiamo cedere alla tentazione della violenza, che dobbiamo continuate ad andare ai concerti e che la reazione violenta è proprio quello che vogliono i terroristi. Non avremo fegato di aggiungere che poi nemmeno sapremmo bene come attuarla, questa protezione.

Messaggio pubblicitario Malgrado ciò, non potremmo anche non sentirci un po’ ridicoli e impotenti, o almeno disorientati. E soprattutto deludenti agli occhi di queste figlie. Che poi magari si affretteranno al prossimo concerto per niente deluse di noi confusi genitori, che rimaniamo a casa in apprensione, non si sa bene se di un incidente di auto causato dall’amico brillo o se di un attentato. Forse faremo tutto questo in silenzio, senza troppe chiacchiere, anche perché questi continui richiami al non concedere loro il nostro odio stanno diventando risaputi e obsoleti quasi come un’invettiva razzista.

Loro chi, poi? L’avversario è più che mai sfuggente. Va bene non dargli un nome, che i nomi sono pregiudizi. Ma anche questo eterno esercizio di saggio silenzio alla lunga ci imbambola in un’ attesa non si sa bene di cosa. Va a finire che il Godot che attendiamo è proprio il terrorismo, un qualcosa di cui nulla si sa e del quale possiamo dire solo cosa non è.

Per non parlare poi della confusione che regna anche nel campo sovranista e conservatore, per non dire reazionario. Riscoprire l’identità, ma quale? L’identità in psicologia è in crisi da tempo, ed è sempre più messa in discussione. L’identità individuale come concetto scientifico appare sopravvalutata. Sopravvive in sociologia e nella psicologia dei gruppi.

Messaggio pubblicitario E quale sarebbe la nostra identità? Giudaico-cristiana, giudaica ma non cristiana, cristiana ma non giudaica, laico-illuminista e cristiana oppure non cristiana, laica ma romantica e anti-illuminista, liberale e liberista o sovranista e neo-nazionalista, filo-europea o viceversa, strapaesana o stracittadina? Il dibattito, soprattutto su Facebook è oltremodo confuso e ben presto si preferisce tacere. La minoranza chiassosa dei commentatori si rivela sempre più una minoranza ma sempre più chiassosa. E poi il sospetto è che ci divertiamo molto di più criticando i nostri politici, da Hollande a Renzi, in attesa che tocchi a Macron. Per non parlare di Trump, che se non ci fosse dovrebbe inventarselo. L’identità occidentale, intesa come desiderio di prendersela con se stessi, è più forte e confusa che mai.

Quindi continueremo a reagire bene, almeno per ora. Purtroppo non si sa se per saggezza o per stanchezza. O meglio, siamo approdati a un preoccupante stadio in cui stanchezza e saggezza coincidono e forse l’una si traveste nell’altra, senza mai rivelare sul serio la propria vera natura. Come accade nella vecchiaia.

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