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I sogni e la psicoterapia cognitivo comportamentale

In psicoterapia cognitivo-comportamentale l'utilizzo dei sogni è possibile all'interno di alcune modalità guidate, come il modello DMR di J. Montangero.

ID Articolo: 146115 - Pubblicato il: 26 maggio 2017
I sogni e la psicoterapia cognitivo comportamentale
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Inizialmente la psicoterapia cognitivo-comportamentale prediligeva la strada neuropsicologica secondo la quale i sogni erano solo un rumore di fondo prodotto dal cervello. Oggi invece la ha sviluppato diversi modelli di lavoro sul materiale onirico.

Cristina Ferrari – OPEN SCHOOL, Studi Cognitivi Modena

 

Nella storia della psicologia si è molto parlato di sogni e del loro significato, e questo non solo nell’ambito psicoanalitico. Ovviamente colui che diede particolare interesse al tema fu chiaramente Freud: chi non ha mai sentito parlare dell’Interpretazione dei sogni?!

Infatti è noto come per la psicoanalisi il sogno fosse la via che portava alla lettura dell’inconscio dei pazienti, oltre alla convinzione che i sogni son desideri (come cantava anche Cenerentola… ma questa è un’altra storia).

Messaggio pubblicitario Freud infatti parla di una doppia funzione dei sogni (Freud, 1953): da una parte è espressione di desideri inconsci del paziente, che vengono repressi perché spesso dal contenuto sessuale e amorale, dall’altra il sogno ha una funzione protettiva per il sognatore. Infatti, visto il contenuto poco morale dei desideri inconsci, il sogno rende accettabile il significato, mostrando solo parzialmente la sua espressione.

Ma non solo la psicoanalisi si è occupata dello studio e dell’analisi dei contenuti onirici: infatti, dall’altra parte, troviamo studi della neuropsicologia che cercano di dare una risposta scientifica al fenomeno onirico. Infatti le prime teorie neuropsicologiche parlano dei sogni come prodotti fisiologici, senza significati intrinsechi: si parla di scariche casuali di alcune aree del tronco encefalico che attivano a loro volta aree della corteccia producendo così immagini o emozioni (Bear et al., 2007).

 

La psicoterapia cognitivo-comportamentale e i sogni: seguire la psicoanalisi o la tesi neuropsicologica?

Ovviamente qui ho esposto brevemente quelle che sono le due teorie psicologiche più estreme che troviamo su un continuum di teorie e studi che sono stati elaborati sul tema. Proprio grazie a questi studi l’utilizzo dei sogni in psicoterapia è cambiato nel corso degli anni: sopratutto per quanto riguarda la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Infatti inizialmente la psicoterapia cognitivo comportamentale era molto condizionata dalla poca scientificità dell’utilizzo dei sogni come ne parlava Freud, una grossa parte dei terapeuti cognitivo-comportamentali prediligeva la strada neuropsicologica secondo la quale i sogni erano solo un rumore di fondo prodotto dal cervello, dovuto alla sua costante attività (Hill, 1996).

Con il tempo parte del mondo cognitivo sentiva però la necessità di studiare maggiormente il fenomeno, nonostante la difficoltà di dover studiare un oggetto che non potesse essere replicato nel tempo: infatti il significato che si attribuisce al sogno ha proprio la caratteristica di essere strettamente personale. Negli anni però, l’importanza che le persone danno ai propri sogni e all’impatto emotivo che spesso hanno sulla veglia, ha portato i cognitivisti a buttarsi nello studio più specifico di questo fenomeno. Già Beck propose diversi studi per poter valutare il legame tra lo stato depressivo dei pazienti e il contenuto dei loro sogni (Beck, 1971): difatti Beck ipotizzò come il sogno potesse essere un indicatore del cambiamento emotivo del paziente durante un episodio depressivo (Beck e Hurvich, 1959; Beck e Ward, 1961), ricollegandosi così a come i sogni potessero riflettere l’idea che il paziente ha di sé, del mondo e del suo futuro. Nonostante le teorie elaborate da Beck tra gli anni ’60/’70, la psicoterapia cognitivo-comportamentale non fa grande uso del materiale onirico nei trattamenti fino agli anni 2000.

 

I sogni nella psicoterapia costruttivista

I primi, negli anni 2000, a interessarsi al campo onirico sono stati i costruttivisti, infatti molto importante è nel mondo costruttivista la narrativa del paziente, quindi la capacità di narrarsi per poter trovare la costruzione di significato: per questo uno strumento come il sogno potrebbe essere utilizzabile come materiale narrativo di tipo emozionale (Rezzonico & Liccione, 2004).

Come esposto dal dottor Bara durante il congresso SITCC 2014 il mondo costruttivista propone una modalità di lavoro sul materiale onirico basandosi sull’ipotesi che i sogni siano determinati da emozioni attive. Infatti lo scopo delle nuove tecniche costruttiviste in questo campo sarebbero rivolte non alla narrazione della trama del sogno, ma al recupero consapevole dello stato onirico, cioè alla conoscenza del vissuto emozionale nel presente.

L’approccio costruttivista al lavoro onirico segue alcune linee guida introdotte da Rezzonico, con l’obiettivo generale di utilizzare i sogni per poter far emergere alcuni significati personali al fine di raggiungere una maggiore consapevolezza da parte del paziente. Per poter giungere a questo obiettivo il sogno può essere utilizzato in qualsiasi momento della terapia, senza uno schema o un input preciso: i sogni potranno essere introdotti dal paziente come dal terapeuta. Nella prospettiva costruttivista il significato del sogno consiste in un lavoro di co-costruzione tra paziente e terapeuta: sarà il paziente a scegliere il livello di analisi del sogno, il terapeuta cercherà di porre attenzione alle emozioni riportate e alle possibili discrepanze emotive tra ciò che il paziente ha sognato e l’emozione provata durante l’attività onirica. Infine sarà il paziente a riconoscere la validità del significato di quel sogno.

 

I sogni in psicoterapia secondo la prospettiva razionalista

Nel mondo cognitivista troviamo però anche un altro approccio all’utilizzo dei sogni in terapia che si distingue dall’approccio costruttivista: la prospettiva razionalista.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Nonostante alcune caratteristiche comuni dei due approcci, come l’utilizzo di tecniche cognitivo-comportamentali alla base della scoperta del sogno, ci sono molti punti di lavoro differenti tra loro.

L’obiettivo del lavoro onirico nella prospettiva razionalista è quello di trovare distorsioni cognitive che ci possono essere in comune tra il sogno e la veglia, al fine di poter agevolare una ristrutturazione cognitiva. In questo caso però i sogni vengono utilizzati solo se portati dal paziente, quindi non viene proposto direttamente dal terapeuta a meno che la terapia si trovi in un momento di stallo. Nel momento in cui si fa riferimento a contenuti onirici durante il lavoro terapeutico sarà il terapeuta a guidare il paziente per poter costruire il significato del sogno.

É importante quindi notare come le due prospettive, nonostante una base comune, abbiano obiettivi e strategie molto diverse nell’utilizzo del materiale onirico in terapia.

 

Psicoterapia cognitivo-comportamentale e analisi dei sogni: il modello DMR

Oggi la psicoterapia cognitivo-comportamentale ha sviluppato diversi modelli di lavoro sul materiale onirico, tra i più noti citiamo il modello di Freeman e White, il modello di Clara Hill e infine il modello DMR di Jacques Montangero.

In particolare illustreremo quest’ultimo modello, che è anche il più recente. Il modello DMR (Description, Memory sources and Reformulation), secondo l’autore, è particolarmente sistematico al fine di produrre diverso materiale onirico per portare il paziente alla sua interpretazione del sogno. Il processo è diviso in tre differenti fasi (Montangero, 2009):

  • Description

Durante la prima fase viene chiesto al paziente di immergersi nel racconto del sogno, al fine di ritrovare fonti e significati. Questo è possibile farlo anche attraverso tecniche della psicoterapia cognitivo-comportamentale come l’ABC. Il racconto del sogno permette al paziente la condivisione con il terapeuta dell’esperienza. Quest’ultimo prende nota della descrizione assegnando un numero ad ogni evento o cambiamento presente nel sogno. È importante che il paziente riesca a descrivere ciò che è stato visto, sentito o provato in ogni evento numerato.

  • Memory Sources

Nella seconda fase il terapeuta accompagna il paziente alla ricerca di memorie autobiografiche che possono essere collegate agli eventi avvenuti nel sogno. Quindi il terapeuta chiederà: quali memorie può associare a questo elemento del sogno? Cercando di seguire sempre lo schema numerato degli eventi fatto in fase uno. È importante inoltre chiedere al paziente che valore attribuisce al ricordo e il grado di piacevolezza legato ad esso.

  • Reformulation

L’obiettivo dell’ultima fase sarà quello di far ridescrivere il contenuto del sogno al paziente, non come un evento specifico e concreto, ma ricollegando i significati più ampi e generali, trovati in fase II. Questo passaggio permette di far emergere le preoccupazioni e gli obiettivi del paziente.

I terapisti che vogliono usare questo metodo possono già riferire al paziente a inizio terapia che potrebbe essere utile riportare in terapia contenuti dei sogni così come episodi di vita come materiale per le sedute. Infatti la ricostruzione dei significati dei sogni non deve essere l’obiettivo terapeutico, ma può essere uno strumento per poter aiutare il paziente a ricostruire i propri schemi, non solo attraverso eventi reali.

Quindi in psicoterapia cognitivo-comportamentale l’utilizzo dei sogni è possibile all’interno di alcune modalità guidate, al fine di far riconoscere al paziente la propria modalità di funzionamento, utilizzando diversi materiali, e infine può aiutare il terapeuta nel processo di riconoscimento delle distorsioni cognitive e quindi per la loro ristrutturazione cognitiva.

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Bibliografia

  • Bear, M.F., Connors, B.W. & Paradiso M.A. (2007). Neuroscience, exploring the Brain. Lippincott, Williams & Wilkins.
  • Beck, A. T. & Hurvich, M.S. (1959). Psychological correlates of depression: Frequency   of “masochistic” dream content in a private practise sample. Psychosomatic   Medicine, 21, 50-55.
  • Beck, A.T. (1971). Cognitive patterns in dreams and daydreams. In J.H. Masserman (Ed.), Dream dynamics: Science and psychoanalysis. New York: Grune & Stratton.
  • Beck, A.T. & Ward, C.H. (1961). Dreams of depressed patients: Characteristic themes in manifest content. Archives of General Psychiatry, 5, 66-71. Freud 1953
  • Hill, C.E. (1996). Working with dreams in psychotherapy. New York: Guildford Press.
  • Hill, C.E. (1996). Working with dreams in therapy: Facilitating exploration, insight, and action. Washington, DC: American Psychological Association.
  • Montangero, J. (2009). Using dreams in cognitive behavioral psychotherapy: Theory, method, and examples. Dreaming, 19, 239-254
  • Rezzonico, G. & Liccione, D. (2004). Sogni e psicoterapia. L’uso del materiale onirico   in psicoterapiacognitiva. Torino: Bollati Boringhieri.
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