Il Trauma e il Corpo: teoria e pratica della psicoterapia sensomotoria con Ame Cutler – Report

Nelle 3 giornate di approfondimento si è discusso di psicoterapia sensomotoria, che sostiene l'importanza delle sensazioni somatiche associate ad un trauma.

ID Articolo: 145491 - Pubblicato il: 03 maggio 2017
Il Trauma e il Corpo: teoria e pratica della psicoterapia sensomotoria con Ame Cutler – Report
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Nel corso di tre giornate di approfondimento organizzate dall’Istituto di Ricerca sui Processi Intrapsichici e Relazionali (IRPIR) e dalla Scuola Superiore di Specializzazione in Psicologia Clinica dell’Università Pontificia Salesiana (SSSPC-UPS), la dottoressa Ame Cutler, psicoterapeuta didatta del Sensorimotor Institute, ha presentato i capisaldi del trattamento della persona traumatizzata alla luce della psicoterapia sensomotoria; si tratta di un approccio terapeutico che utilizza il corpo come punto d’accesso ai disagi psicologici.

 

La psicoterapia sensomotoria: l’importanza del corpo

Messaggio pubblicitario La psicoterapia sensomotoria è stata elaborata da Pat Ogden, integrando il lavoro del gestaltista Ron Kurtz con il metodo dell’integrazione strutturale di Rolf e con contributi derivanti dalle neuroscienze e dalla teoria dell’attaccamento. Si lavora con la persona nella sua interezza: l’intervento va ad agire non solo sugli aspetti cognitivi ed emotivi, ma anche, e soprattutto, sull’esperienza somatica del soggetto.

In questo quadro, il trauma psicologico viene definito, in senso lato, in termini di un evento in cui il soggetto non riesce a “stare nel presente” e ad attribuire un senso all’esperienza, integrando cognizioni ed emozioni; può trattarsi di una situazione che viene percepita come minacciosa per la sicurezza e/o la sopravvivenza.

E’ importante sottolineare come la percezione della minaccia non si basi solo su una valutazione cognitiva, ma anche su sensazioni fisiche, che precedono la percezione cognitiva ed emotiva. Il soggetto, nel momento in cui ricorda il trauma che ha subito, rivive, ad un livello somatico e non verbale, sensazioni somatiche che si traducono in sintomi fisici.

Nel momento in cui la persona sente di essere in pericolo, i lobi frontali, responsabili dell’elaborazione a livello cognitivo, interrompono o diminuiscono il loro funzionamento, per far sì che il soggetto metta in atto una risposta istintiva, legata all’attivazione del sistema limbico e del tronco encefalico; come conseguenza, i ricordi corporei legati al trauma sono separati dalla narrazione verbale.

La necessità di fronteggiare l’esperienza traumatica può determinare, nel soggetto, uno stato disregolato di arousal (attivazione); uno stato di iperarousal, in cui la persona è estremamente attivata dal sistema nervoso simpatico, ed è in uno stato ipervigile e orientato all’azione o uno stato di ipoarousal parasimpatico, caratterizzato dall’appiattimento emotivo, dall’assenza di energie e dall’ottundimento.

 

L’obiettivo della psicoterapia sensomotoria

La psicoterapia sensomotoria si pone l’obiettivo, nella prima fase del trattamento, di operare una riduzione dei sintomi, attraverso l’ampliamento della “finestra di tolleranza”, la zona in cui l’arousal è ottimale, producendo una condizione di stabilizzazione; se l’arousal è ottimale la persona è in grado di essere presente sul piano fisico e mentale, in contatto con l’esperienza nel qui e ora.

Nella pratica della psicoterapia sensomotoria, il terapeuta osserva il paziente, e richiama l’attenzione su quello che vede, a livello corporeo, senza formulare interpretazioni, attuando un tracking del corpo; ciò significa che si osservano aspetti quali gli impulsi motori, il battito cardiaco, il movimento della spina dorsale, il respiro, la tensione muscolare, la postura.

Per fare questo si lavora, piuttosto che con le memorie dichiarative (le memorie verbali), con le memorie somatiche e con gli apprendimenti procedurali. Si tratta di ricordi impliciti cui è possibile avere accesso solo attraverso la narrativa somatica.

Nelle fasi successive del trattamento si interviene sui ricordi traumatici attraverso l’utilizzo delle memorie corporee; è importante sottolineare che si tratta di un processo graduale, che va portato avanti con molta delicatezza, perché i pazienti che hanno subito dei traumi cercano di difendersi dalle sensazioni spiacevoli evocate dai ricordi traumatici.

Il paziente traumatizzato fa fatica ad essere in contatto con il proprio corpo, dato che, di frequente il “non sentire” è una modalità che viene attuata per difendersi dal trauma, disconnettendosi dall’esperienza negativa; ciò implica che la finestra di tolleranza è molto ridotta, come ridotta è la capacità di stare nell’esperienza presente, in modo particolare nel momento in cui il trauma viene rievocato. Per facilitare la persona in questo processo così complesso, è molto utile mettere l’accento sulle risorse somatiche, in modo da restituire al paziente la consapevolezza sana e positiva del proprio corpo.

Per risorse si intendono le skills, le capacità le abilità che offrono il sostegno necessario per determinare un senso di sicurezza, a prescindere dagli agenti ambientali stressanti. Vi sono varie categorie di risorse, sia interne (che risiedono nella persona) che esterne (ambientali); esempi di risorse sono le risorse relazionali, emotive, materiali, comportamentali, intellettuali, spirituali, somatiche.

Messaggio pubblicitario Nella prima fase del trattamento secondo l’approccio della psicoterapia sensomotoria si lavora con le risorse somatiche, ossia con le abilità che sono legate all’esperienza fisica e che influenzano il benessere psicologico. Nello specifico, il paziente apprende come usare il movimento e le sensazioni corporee, lavorando sulla consapevolezza del corpo, sul respiro, sulla postura, sulla capacità di autocontenersi e di tranquillizzarsi e di creare dei sani confini con l’ambiente (elemento molto importante dato che, di frequente, la persona ha l’esperienza dell’ambiente esterno come invasivo e fonte di pericolo).

In questo quadro, è necessario valutare quali sono le risorse da cui la persona è contraddistinta, a quali risorse può avere accesso e quali, invece, sono assenti o carenti e vanno, di conseguenza, implementate. Solitamente, le persone che hanno subito dei traumi avvertono un senso di impotenza e vulnerabilità, che li porta a ritenere di essere privi di risorse; per questa ragione, è importante richiamare e valorizzare le risorse esistenti, partendo da ciò che c’è (e che ha permesso alla persona di sopravvivere alle situazioni traumatiche) per costruire ciò che manca.

Il terapeuta, inoltre, aiuta il paziente a comprendere che le difese che ha messo in atto per difendersi dal trauma, incluse difese di sottomissione, non sono state debolezze, bensì gli unici modi di fronteggiare la situazione di cui la persona disponeva in quel momento, ossia risorse di sopravvivenza.

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