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Onora il padre e la madre: non c’è futuro senza avere parlato con chi ci ha dato la vita

Figli arrabbiati, rifiutati che non possono onorare i genitori né sentirsi genitori: allo psicoterapeuta il compito di ridare significato ai rifiuti subiti

Di Giancarlo Dimaggio

Pubblicato il 12 Mag. 2017

Le storie che ascolto: figli che non possono onorare i genitori e fanno una dannata fatica a scriversi addosso il nome di Padre, Madre. In quell’assenza di orgoglio per le radici, allo psicoterapeuta il compito di ridare significato.

Un articolo di Giancarlo Dimaggio, pubblicato il 16/04/2017 su LA LETTURA del Corriere della Sera,  all’interno di uno speciale sui dieci comandamenti rivisitati in chiave moderna. 

 

Mirella ringrazia il marito della madre: c’era nei momenti difficili. Il padre naturale non la cerca da tre anni. Se racconta alla madre le violenze che subisce dal marito ottiene in cambio un “Te la cerchi”, seguito da un silenzio ostile. Silvia chiede al nuovo compagno della madre di accompagnarla all’altare. Il padre non è invitato, da piccoli picchiava lei e il fratello, sentivano la madre piangere quando a letto la sottometteva con violenza.

Arturo cerca memorie in cui il padre medico gli è stato vicino. Invano, il suo unico piacere era mangiare yogurt. Per il resto: una presenza stanca, accasciata sul divano. Prova ad avere un figlio con la compagna e non sa se sarà capace di crescerlo. Vuole diventare pittore, teme che il padre non avrebbe approvato.

Giulio ha due figlie con l’ex-moglie, e un altro da una donna che già lo ha sostituito nel proprio letto. Si chiede cosa potrà trasmettere ai figli, che ama. Dei propri genitori ricorda freddezza emotiva e incapacità di dargli coraggio.

Sono le storie che ascolto. L’immagine che mi accompagna è l’invocazione dell’uomo crocifisso: Eloì, Eloì, Lemà sabactàni. Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato? Nel mio film privato l’uomo stavolta scende dalla croce e s’incammina per una landa desolata. Ora è lui il Padre, il protagonista de La Strada di Cormac McCarthy. Arranca in un mondo post-atomico, intorno non c’è nessuno di cui fidarsi, del passato restano macerie e parole che fanno riferimento a oggetti che non esistono più. Lo tiene in vita il Figlio, se ne deve occupare; della mano carezzevole della madre rimane solo un ricordo sbiadito, confuso nella luce lattiginosa.

Le storie che ascolto: figli che non possono onorare i genitori e fanno una dannata fatica a scriversi addosso il nome di Padre, Madre. In quell’assenza di orgoglio per le radici, allo psicoterapeuta il compito di ridare significato.

Non c’è futuro senza avere parlato con chi ci ha dato la vita, non importa se ci abbia dato in lascito oro, sangue o rifiuti. Se il dialogo reale è impossibile, allora chiedo: “Chiuda gli occhi, torni lì, in cucina, papà sta per picchiare mamma. Gli dica: ‘Non farlo, con fermezza. Fatto?”. “”. “Come si sente ora?” “Paura”. “Respiri a fondo, le sono vicino. Come va?” “Sollevata”. “Riapra gli occhi, cosa pensa?”. “Ho anche ricordi in cui mio padre mi teneva in braccio”.

Tante vite così si liberano, il passato non più incubo o cumulo di ruderi che paralizza la costruzione di nuove opere. Arturo mi manda una foto: il manifesto della sua prima mostra tenuto dalla manina del figlio.

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Giancarlo Dimaggio
Giancarlo Dimaggio

Psichiatra e Psicoterapeuta - Socio Fondatore del Centro di Terapia Metacognitiva-Interpersonale

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