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Le forme dell’angoscia: dall’urlo di Munch a quello di Bacon, l’angoscia di Freud e Kohut

Alcune opere d'arte sono in grado di rappresentare l'angoscia esistenziale vissuta: è il caso delle opere di Munch e di Bacon.

ID Articolo: 142202 - Pubblicato il: 18 gennaio 2017
Le forme dell’angoscia: dall’urlo di Munch a quello di Bacon, l’angoscia di Freud e Kohut
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Per tratteggiare l’evolversi del sentimento di angoscia nel ‘900, potremmo scegliere di osservare due grandi opere: l’“Urlo” di Munch e lo “Studio dal ritratto di Innocenzo X” di Bacon. Opere molto differenti, nate in epoche e contesti sociali diversi, ma accomunate da un sentimento prorompente: l’angoscia, appunto.

La rappresentazione dell’ angoscia nell’arte

L’artista vive una peculiare fusione psicologica tra Sé e l’ambiente (Kohut, 1978). La precarietà della barriera che separa ciò che è “interno” da ciò che è “esterno” a sé, dona all’artista una consapevolezza più profonda della realtà, consentendogli di intuire con grande sensibilità le urgenze del gruppo in cui vive. Di conseguenza, la produzione artistica rifletterà il problema psicologico centrale di ciascuna epoca.

Per tratteggiare l’evolversi del sentimento di angoscia nel ‘900, potremmo scegliere di osservare due grandi opere: l’“Urlo” di Munch e lo “Studio dal ritratto di Innocenzo X” di Bacon. Opere molto differenti, nate in epoche e contesti sociali diversi, ma accomunate da un sentimento prorompente: l’angoscia, appunto.
Proviamo allora ad entrare in queste tele, ad immergerci in quei colori e in quei tratteggi che, graffiando la consuetudine, ci permettono di entrare in empatia con l’autore, di sperimentarne il doloroso sentimento e dare forma al nostro.

 

L’angoscia nell’urlo di Munch

Urlo di MunchEdvard Munch (1863-1944) – L’urlo: nel 1893, l’artista rompe con un grido di terrore il silenzio che lo circonda. Un silenzio nutrito da chi accetta una società annichilita dall’industrializzazione, dall’urbanizzazione selvaggia e artificiale, dalle città sovrappopolate e divenute “teatro della messa in posa sociale dell’uomo, che indossa le maschere della convenienza e dell’ipocrisia, dell’affettazione e della repressione” (Oliva, 2005).

Un urlo che dilata il tempo e lo spazio, che rappresenta

un tentativo di Ueilung durch den Geist (guarigione attraverso lo spirito), una catarsi da un mondo malato
(Jaffé, 1970). Verso tale realtà nemica e castrante, tuttavia,
Munch non cessa mai di sentirsi misteriosamente colpevole, perseguitato dai propri spettri. […] Chi guarda i suoi quadri sbatte contro quell’ansia e vi riconosce la propria
(Di Stefano, 1998).

Messaggio pubblicitario L’uomo di Munch, straziato dall’angoscia scaturente dal conflitto tra pulsioni e convenzioni, ricorda, a ben guardare, l’uomo “Freudiano”, un “uomo colpevole” (Kohut, 1977). Animale non sufficientemente addomesticato, restio ad abbandonare il desiderio di vivere secondo il principio di piacere (Freud, 1930), la cui coscienza portatrice di senso di colpa rappresenta il trionfo delle costrizioni sociali sull’istintualità animale dell’uomo (La Forgia e Marozza, 2005).

La sua interiorità dilaniata subisce le pressioni dell’istinto, cerca di porvi rimedio, ma di conseguenza si ritrova ancor più angosciata, sebbene più integrata nella società.

In altre parole, verso una realtà che impone grigia repressione, un uomo animato da istinti e passioni altro non può che sentirsi colpevole. E’ un io totalmente, e drammaticamente, disperato.

 

L’angoscia nell’opera di Bacon

Studio dal ritratto di Innocenzo X di BaconFrancis Bacon (1909-1992) è annoverabile tra gli artisti del XX° secolo che più realisticamente hanno espresso in pittura la tragedia dell’esistenza. In “Studio dal Ritratto di Innocenzo X”, nel 1953, Bacon riprende, trecento anni dopo, il famoso ritratto del Papa ad opera di Velasquez, stravolgendone la calma regale e facendone un “helpless prisoner” (Glueck,1998) del quale dipingerà circa 30 versioni. Prigioniero senza speranza, intrappolato tra le pieghe rigide di una tenda grigia, la bocca aperta in un urlo terrificante e simbolo di un’indicibile angoscia esistenziale.

La figura si dissolve e nello stesso tempo si dilata, ma, scrive Torselli (2007)

a differenza di quanto avviene per l’artista espressionista che rappresenta una sofferenza endogena che viene dalla sua interiorità, la disperazione e l’angoscia dei corpi mostruosamente contorti di Bacon deriva dal confronto con la potenza distruttrice di una realtà spietata, un mondo devastato dalla guerra, dalla fame, dai massacri, sul quale egli riflette, raffigurando tragicamente la sconfitta di ogni progetto […]. E’ un mondo di individui straziati, quasi dei mutanti, creature infernali senza via d’uscita e senza speranza, prigionieri disumanizzati nei quali anche l’anima sembra sia stata annullata dall’atrocità della sofferenza.

Secondo Littell (2014),

Francis Bacon era un uomo disperatamente consapevole della futilità di tutte le imprese umane.

Messaggio pubblicitario L’angoscia espressa da Bacon pare dunque un sentimento diverso. E’ l’angoscia senza nome del disperso, dell’uomo che si frantuma, vittima di una società che lo priva della sua stessa essenza. Per dirla, ancora una volta, con Kohut (1982): un uomo “tragico”, i cui obiettivi vitali riguardano la realizzazione del proprio Sé (Esposito, 2010) e la cui sofferenza deriva dall’impossibilità di compierli.

Potremmo spendere l’intera vita, scrive Kohut (in Strozier, 1985), cercando di scoprire i motivi per i quali il nostro Sé si aliena, si perde, va in pezzi. Non troveremmo nulla. Il Sé non si disgrega perché siamo colpevoli: se lo fossimo davvero, se trovassimo almeno una ragione per la quale veniamo puniti, saremmo certi di essere umani! La paura del nostro tempo è proprio questa: l’angoscia di trovarsi in un ambiente non umano, di essere lanciati nello spazio e ritrovarsi assolutamente soli. Incapace di continuare ad “essere” di fronte ad una realtà che depriva di significato e di speranza, il Sé si frantuma.

 

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Frida Kahlo è una pittrice messicana che ha espresso il dolore della sua vita e le esperienze traumatiche nelle sue opere d'arte.

Bibliografia

  • Di Stefano, E., (1998), “Munch”, Firenze, Giunti Editore.
  • Esposito, S., (2010), “Il volto dell’uomo tragico in Heinz Kohut”. In: Psichiatria e Psicoterapia, vol. XXIX, Roma, Giovanni Fioriti Editore.
  • Freud, S., (1930), “Das Unbehagen in der Kultur”, Vienna Internationaler Psychoanalytischer Verlag. Trad. it. “Il disagio della civiltà”, in: “Opere di Sigmund Freud”, Volume 10, Torino, Bollati Boringhieri, 1978.
  • Glueck, G., (1998), “Anguished Existential Cries That Rattle Sacred Icons”, New York Times, Art Review, December 18, 1998. http://www.nytimes.com/1998/12/18/arts/art-review-anguished-existential-cries-that-rattle-sacred-icons.html
  • Jaffé, H.L., (1970), “L’arte del XX secolo”, Firenze, Sansoni.
  • Kohut, H., (1977), “The Restoration of the Self”, New York, International Universities Press. Trad. it. “La guarigione del Sé”, Torino, Bollati Boringhieri, 1980.
  • Kohut, H., (1978), “The search of the Self”, International Universities Press, New York. Trad. it.: “La ricerca del Sè”, Torino, Bollati Boringhieri, 1982.
  • Kohut, H., (1982), “Introspection, empathy and the semicircle of mental health”. Int. J. Psychoanalysis. 63:395. Trad. it. “Introspezione, empatia e il semicerchio della salute mentale”, in “Le due analisi del signor Z”. Roma, Astrolabio, 1989.
  • La Forgia, M., e Marozza, M. I., (2005), “Le radici del comprendere”, Roma, Giovanni Fioriti Editore.
  • Littell, J., (2014), “Trittico. Tre studi da Francis Bacon”, Torino, Einaudi.
  • Oliva, A. B., (2005), “Forme di dolore insite nella vita stessa: il mondo stesso è il Giudizio Universale”, in: “Munch 1863-1944”, a cura di: A. B. Oliva, O. Storm Bierke, Milano, Skira.
  • Strozier, C.B., a cura di, (1985), “Self Psychology and the humanities, reflections on a new psychoanalytic approach”. CB Strozier and Elizabeth Kohut. Trad. it.: “Heinz Kohut. Potere, Coraggio e Narcisismo”. Roma, Astrolabio, 1996.
  • Torselli, V., (2007), “Francis Bacon, Studio dal ritratto di Innocenzo X”. Artonweb, punti di vista sull’arte, consultato il 29/11/2016, su: http://www.artonweb.it/artemoderna/quadri/articolo26.htm
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