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Miglioramento cognitivo nei pazienti con Alzheimer grazie alla somministrazione di probiotici

Una dose giornaliera di probiotici quali Lactobacillus e Bifidobacteriu, comporterebbe un moderato miglioramento cognitivo nei pazienti con Alzheimer.

ID Articolo: 141360 - Pubblicato il: 28 novembre 2016
Miglioramento cognitivo nei pazienti con Alzheimer grazie alla somministrazione di probiotici
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In un recente studio clinico, alcuni ricercatori hanno dimostrato che una dose giornaliera di probiotici quali Lactobacillus e Bifidobacteriu, portano ad un moderato ma significativo miglioramento cognitivo nei pazienti con Alzheimer.

Mariagrazia Zaccaria

 

Per la prima volta, alcuni scienziati hanno dimostrato che i batteri probiotici (organismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell’ospite), possono migliorare la funzione cognitiva negli esseri umani.

Messaggio pubblicitario In un recente studio clinico, alcuni ricercatori hanno dimostrato che una dose giornaliera di probiotici quali Lactobacillus e Bifidobacteriu, portano ad un moderato ma significativo miglioramento cognitivo nei pazienti con Alzheimer, e ciò è stato evidenziato da un aumentato punteggio sulla Mini-Mental State Examination (MMSE), un test standard che va a misurare il deterioramento cognitivo.

I batteri probiotici sono noti per dare una protezione parziale contro dei virus intestinali, sindrome del colon irritabile, malattie infiammatorie intestinali, eczema, allergie ecc.

Ma gli scienziati hanno anche ipotizzato che i probiotici potrebbero in qualche modo aumentare la cognizione, grazie anche alla continua comunicazione tra la microflora intestinale, il tratto gastrointestinale, il cervello con il sistema nervoso, il sistema immunitario e gli ormoni.

 

Pazienti con Alzheimer e somministrazione di probiotici: la ricerca

In questo caso, i ricercatori della Kashan University of Medical Sciencers e dell’Università di Tehran, in Iran, hanno presentato i risultati di uno studio effettuato su un totale di 52 uomini e donne affetti da Alzheimer con un’età compresa tra i 60 e i 95 anni. La metà dei pazienti con Alzheimer hanno ricevuto giornalmente 200ml di latte arricchito con quattro tipi differenti di batteri probiotici, quali il Lactobacillus acidophilus, L. casei, L. fermentum, Bifidobacterium bifidum, mentre l’altra metà ha ricevuto solo latte normale.

L’esperimento ha avuto durata di circa 12 settimane, dove gli scienziati hanno prelevato dei campioni di sangue per le analisi biochimiche e testato la funzione cognitiva dei soggetti con la somministrazione del questionario MMSE, che include domande sulla semplice attività quotidiana come dare la data corrente, fare un conto alla rovescia, denominazione di oggetti, ripetizione di frasi e copia di una foto.

Messaggio pubblicitario Nel corso dello studio, il punteggio medio del MMSE è significativamente aumentato nel gruppo di pazienti con Alzheimer trattato con i probiotici, ma non nel gruppo di controllo. Anche se l’aumento del punteggio è stato moderato e in tutti quei pazienti vi è comunque un deterioramento a livello cognitivo, questi risultati sono importanti perché per la prima volta è stato dimostrato che i probiotici possono migliorare la cognizione umana.

Il professor Mahmoud, autore dello studio ha affermato che in uno studio precedente, effettuato sui ratti, è stato dimostrato che il trattamento con i probiotici ha migliorato l’apprendimento, ma ha anche aggiunto che questa è la prima volta che grazie a questi batteri è stato notato un miglioramento cognitivo negli esseri umani con deterioramento cognitivo.

Il trattamento con i probiotici ha anche portato ad un abbassamento dei trigliceridi e ad una alta sensibilità della proteina C-reattiva nel sangue dei pazienti con Alzheimer, ma ha anche portato ad una riduzione dell’attività delle cellule che producono insulina nel pancreas.

Questi risultati indicano che il cambiamento delle regolazioni metaboliche potrebbe essere un meccanismo attraverso il quale i probiotici influenzano il morbo di Alzheimer ed, eventualmente, anche altri disturbi di natura neurologica.

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