La terapia sistemica dei disturbi alimentari

Secondo la terapia sistemica dei disturbi alimentari è necessario riformulare e rinnovare l'intero sistema familiare per definire un nuovo equilibrio. 

ID Articolo: 140240 - Pubblicato il: 07 ottobre 2016
La terapia sistemica dei disturbi alimentari
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Terapia sistemica dei disturbi alimentari: Nel modello sistemico le strategie terapeutiche vengono indirizzate contro le modalità di transazione. Il terapeuta ha il compito di riformulare il sistema familiare, ed è attivamente coinvolto come agente del rinnovamento mediante l’uso di tecniche atte a provocare crisi e tali da scuotere il sistema e costringerlo a cercare un nuovo equilibrio strutturale, più salutare.

 

MAGREZZA NON E’ BELLEZZA – I DISTURBI ALIMENTARILa terapia sistemica dei disturbi alimentari (Nr. 28)

Il programma della terapia sistemica dei disturbi alimentari

La terapia prevede un programma comportamentale con la paziente e, se necessario, una fase di ospedalizzazione e una cura pediatrica. Strategie usate sono l’iperfocalizzazione o la defocalizzazione del sintomo.

La terapia familiare inizia di solito con una seduta centrata sul sintomo e sui confini gerarchici della famiglia (tecnica la cui utilità nel tempo è oggi criticata da molti autori: Minuchin et al., 1980). Emerge la difficoltà di instaurare una terapia individuale con le pazienti più gravi che, a causa della loro incapacità di concepire un rapporto che non sia simbiotico e annullante, di fronte all’incombere del transfert finiscono col rifugiarsi nel sintomo, unica possibilità di indipendenza.

La gestione del contro transfert

Messaggio pubblicitario Per quanto riguarda il contro-transfert, invece, si consiglia una continua analisi, perché le anoressiche sono abilissime a suscitare nel terapeuta un sentimento di totale impotenza atto a provocare in lui le reazioni più diverse (Selvini Palazzoli, 1981). Scopo finale della terapia individuale sarà il rafforzamento dell’Io dell’anoressica di fronte al suo sentimento d’inadeguatezza o d’impotenza e al terrore di essere sopraffatta e invasa dal superpotere altrui. In tale direzione, sarebbe opportuno essere umani e aperti e ascoltare le pazienti, stabilendo con loro un senso di intimità, piuttosto che assumere l’atteggiamento dello psichiatra onnipotente, immagine profonda del genitore onnipotente (Selvini Palazzoli, 1976).

La rinuncia all’allontanamento dell’anoressica dalla madre durante il trattamento

L’allontanamento dalla madre è un tipo di tecnica che non viene più usata in quanto, nel tempo, si è notato che i miglioramenti ottenuti dalla paziente erano ben presto destinati a svanire una volta che questa rientrava in famiglia. Se non vengono mutate le relazioni familiari, la paziente non ha la possibilità di mantenere i cambiamenti fatti e ricade nella malattia. È necessario un lavoro che agisca sull’intero sistema familiare, perché solo con un adeguato mutamento degli equilibri interni è possibile che i cambiamenti ottenuti dalla paziente divengano stabili (Selvini Palazzoli, 2006).

 

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