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Io sono vivo, voi siete morti (2016) di Emmanuel Carrère – Recensione

Nel 1993 E. Carrère pubblicava in Francia il libro 'Io sono vivo, voi siete morti', raccontando la vita di uno scrittore di fantascienza, Philip Dick.

Di Marco Innamorati

Pubblicato il 21 Giu. 2016

Una biografia “romanzata” di Philip Kindred Dick, autore di fantascienza tra i più affascinati dalla psicologia e tra i più saccheggiati dal cinema (da sue opere sono tratti, tra gli altri, Total Recall, Minority Report e Blade Runner).

 

Nel 1993 Emmanuel Carrère pubblicava in Francia un libro dal titolo ‘Io sono vivo, voi siete morti’, raccontando la vita di uno scrittore di fantascienza, Philip Dick, già allora considerato autore cult. Il libro di Carrère, già a suo tempo tradotto in italiano ma passato abbastanza inosservato, viene ripubblicato quet’anno da Adelphi, dopo che l’autore ha cominciato a riscuotere un notevole successo anche da noi, soprattutto grazie a Limonov, L’avversario e Il regno. Si tratta quindi di una novità apparente, ma non per questo trascurabile, giacché la vecchia edizione, uscita per Theoria nel 1995, oltre ad essere meno felicemente tradotta non è più da tempo disponibile.

Io sono vivo, voi siete morti occupa un posto decisamente singolare nella bibliografia dickiana, già da decenni saturata di saggi critici e presidiata dalla monumentale biografia di Lawrence Sutin, Divine invasioni. La vita di Philip K. Dick (pubblicata in Italia da Fanucci). La forma di Io sono vivo, voi siete morti, in effetti, lo avvicina a un romanzo più che a una biografia. Lo si potrebbe accostare un po’ alle biografie romanzate di Irving Stone, che riscuotevano un successo planetario una quarantina di anni fa; e un po’ all’ultimo libro di Truman Capote A sangue freddo, che rifondeva in una narrazione romanzesca l’accurata indagine sulla vita delle persone coinvolte in un (tragico) episodio di cronaca. Dick diventa dunque a sua volta il personaggio di una storia, le cui fonti sono in parte attendibili, in parte persino dichiaratamente inattendibili (secondo Carrère, per esempio, sarebbe stata totalmente inventata da Thomas Disch la ricostruzione di come funzionasse il Gioco del Ratto, del quale Dick sarebbe stato da ragazzo un eccelso interprete). Il personaggio Dick, tuttavia, riflette anche l’autore Carrère, per il quale le opere dello scrittore americano rappresentarono, dichiaratamente, una lettura decisiva. E Carrère non esita a entrare nei suoi stessi romazi in prima persona, dato che Il regno, dove si dovrebbe raccontare la storia degli esordi del Cristianesimo, si sofferma per oltre cento pagine sulla provvisoria ma fervente conversione di Carrère stesso.

Il gioco di specchi non finisce qui, perché Philip Dick era a sua volta un maestro nel descrivere situazioni simili ai quadri di Escher, nei quali cioè l’ambiente dipinto e l’ambiente dell’osservatore sembrano scambiarsi di posto e le prospettive sono ingannevoli. In L’uomo nell’alto castello (noto anche come La svastica sul sole), Dick racconta un mondo nel quale uno scrittore racconta a sua volta di un mondo alternativo e si serve come fonte di ispirazione dell’I Ching, cioè del Libro dei mutamenti, l’oracolo cinese caro, tra gli altri, a Carl Gustav Jung (che ne scrisse la prefazione consultandolo). Sennonché è anche lo stesso Dick ad aver usato l’I Ching per comporre il proprio romanzo; mentre il mondo alternativo lumeggiato dal suo protagonista non è che la realtà da noi conosciuta (nel romanzo Tedeschi e Giapponesi hanno vinto la Seconda guerra mondiale). In Valis, invece, il protagonista si chiama Phil Dick come l’autore ed ha un alter ego che si chiama Horselover Fat (il nome deriva dall’etimologia greca di phil-ippos, amatore di cavalli e il cognome è la traduzione in inglese dell’aggettivo tedesco dick, cioè grasso).

Il titolo del libro di Carrère, allora, non potrebbe essere una chiave per comprenderne il senso nascosto? Occorre ricordare, tra l’altro, che ‘Io sono vivo, voi siete morti‘ è una battuta tratta dal più enigmatico romanzo di Dick, Ubik, e che Ubik è un’entità definita in decine di modi diversi. Potremmo immaginare che non esista nessuno scrittore francese di nome Emmanuel Carrère e che fosse stato invece Dick a scrivere un’autobiografia da pubblicarsi postuma. D’altronde (come si ricorda esplicitamente in Io sono vivo, voi siete morti) non sarebbe stata la prima volta per Dick di scrivere un romanzo nel quale il protagonista vive le sue stesse esperienze. In Confessioni di un artista di merda al centro della scena sono due coppie: per una i modelli sono Dick stesso e la moglie; per l’altra i vicini di casa. Per rendere il suo Carrère credibile, Dick avrebbe prodotto una serie di romanzi mainstream da pubblicare postumi, prendendosi così anche una clamorosa rivincita su chi lo considerava “solo” uno scrittore di fantascienza. Né mancherebbero indizi anche per questa ipotesi: in Divina invasione, secondo romanzo della trilogia di Valis assistiamo a una reincarnazione di Dio: potrebbe ben trattarsi di un ballon d’essai per Il regno.

Se però uno scrittore chiamato Carrère esistesse veramente, quale potrebbe essere il corretto atteggiamento del recensore di fronte al romanzo su un romanziere? Si potrebbe scrivere una recensione inventando il contenuto del libro. Purtroppo, però, una tale eventualità si verifica fin troppo frequentemente tra chi scrive di libri altrui senza leggerli. Si potrà allora raccontare l’aspetto fondamentale della poetica di Dick che più lo allontana dallo stile narrativo qui impiegato dal suo biografo francese. Carrère, infatti, segue con incredibile levità un percorso esistenziale tortuoso, dal quale emerge prepotente il tema dell’alienazione. I romanzi e i racconti di Dick sono profondamente perturbanti, ansiogeni, claustrofobici. I personaggi dickiani sono spesso disturbati o vivono in mondi che inevitabilmente li spingeranno alla follia o, nel più benigno dei casi, verso una condizione nevrotica. Mentre il vero autore di riferimento per Dick, spesso nominato e spesso evocato dalla sua narrativa, è Carl Gustav Jung, che appassiona lo scrittore americano per la descrizione di un mondo mentale che trascende l’esperienza soggettiva e la suppone derivante da un inconscio collettivo. Questo metterebbe in potenziale comunicazione culture radicalmente differenti come quella cinese e quella occidentale. Tanto differenti da potersi guardare tra loro come se l’una fosse extraterrestre rispetto all’altra.

Ma infine, allora, cosa pensa veramente il vostro recensore del libro che ha tra le mani? Che si tratta di un libro eccezionalmente ben scritto, la cui lettura potrebbe intrigare sia chi non abbia mai letto una riga di Dick (e magari nemmeno intenda aprire un libro di fantascienza); sia chi abbia divorato ogni romanzo e ogni racconto dello scrittore americano. Anzi, forse questi sono esattamente i due lettori ideali. Nel corso di Io sono vivo, voi siete morti, infatti, Carrère descrive minutamente l’atmosfera e i temi principali di diverse opere dickiane. Chi volesse scoprire Dick a partire da Carrère si troverebbe quasi ogni capolavoro già pre-raccontato. A qualcuno, ciò non creerà problemi.

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Emmanuel Carrère (2016) Io sono vivo, voi siete morti, tr. it. di F. e L. Di Lella, Adelphi, Milano 2016
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