Ti amo e ti temo: il paradosso dell’amore al tempo dell’individualismo di Carlo Rosso (2015) – Recensione

Lo psichiatra e sessuologo Carlo Rosso affronta in questo libro il tema delle fasi dell'innamoramento e dell'amore duraturo nei nostri tempi. 

ID Articolo: 119428 - Pubblicato il: 01 aprile 2016
Ti amo e ti temo: il paradosso dell’amore al tempo dell’individualismo di Carlo Rosso (2015) – Recensione
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Ti amo e ti temo, ultimo libro scritto dallo psichiatra e sessuologo Carlo Rosso affronta in modo approfondito, filosofico e psicologico il tema dell’innamoramento e del suo trasformarsi (solo a certe condizioni) nell’amore duraturo.

Tante sono le citazioni e i pareri autorevoli che si intrecciano all’interno del saggio, da Lacan a Freud, da Alberoni e Francois Jullien e altrettanti numerosi i riferimenti ad opere, miti e romanzi. Dalla storia di Tristano e Isotta a Flaubert e Bukowski e non solo, numerosi anche esempi di storie “comuni”, quelle narrate dai pazienti dell’autore e da lui riproposte. L’autore stesso, fornisce una propria interpretazione dell’innamoramento e del successivo amore duraturo.

 

La passione amorosa nella fase iniziale del rapporto

La prima parte del saggio tratta proprio il concetto di passione amorosa, per dirla con le parole dell’autore, si tratta di quell’esperienza così totalizzante che spezza la trama della nostra esistenza e svuota di significato i contenuti della nostra vita antecedenti alla sua accensione. La passione amorosa è la sensazione di un nuovo me, è un processo che permette di entrare in contatto con parti di noi soffocate, ci fa sentire diversi, rigenerati e migliori. L’amore passionale è anche idealizzazione, proiezione sull’Altro di ciò che io vorrei essere e non sono e di ciò che mi illudo di poter diventare attraverso la fusione con l’innamorato, tipica della fase passionale. Non ci innamoriamo dell’Altro in quanto tale, ma del nostro ideale proiettato sull’Altro! Al tempo stesso non ci innamoriamo per caso ma ci innamoriamo di chi “odora di familiare” ovvero ha alcune caratteristiche che ci ricordano, anche inconsciamente, alcuni tratti caratteriali o dinamiche relazionali tipiche della nostra famiglia d’origine.

Ma è anche possibile che l’Altro non sia solo un copione latente di un oggetto perduto nell’infanzia, ma sia anche oggetto di desiderio intrinseco, figlio delle nostre attitudini e istinti naturali. C’è inoltre un tempo per la passione amorosa: non ci innamoriamo quando siamo felici e appagati della nostra vita, ci innamoriamo nel momento in cui viviamo una condizione apatica, sub-depressiva e poco vitale. Ma come sottolinea l’autore, ci rendiamo conto di tutto ciò solo a posteriori, quando siamo innamorati. Il motore della passione amorosa è il dubbio e l’elemento costitutivo l’attesa, la sessualità invece sarebbe al servizio dell’innamoramento usata per il suo fine, ovvero quello di possedere in modo esclusivo il corpo e i pensieri dell’amato.

 

La fine dell’idealizzazione dell’altro e l’amore duraturo

Messaggio pubblicitario Ma la passione amorosa, questo bruciare insieme, questo desiderio mai appagato di possedere l’Altro, di unirsi all’Altro e di diventare l’Altro, ha vita breve. Si tratta di mesi o pochi anni, a quel punto crolla l’idealizzazione dell’Altro che non è più quell’essere perfetto e semidivino ma diventa ai nostri occhi una persona “umana”, altro da noi, con il corollario dei suoi difetti che nella fase precedente erano posti in secondo piano. A questo punto la relazione può prendere due strade: può interrompersi, oppure può inaugurarsi una nuova fase che l’autore nel libro chiama amore duraturo. Se l’amore passionale è la relazione con l’ideale di noi stessi che proiettiamo sull’Altro, l’amore duraturo è la relazione con l’Altro, in quanto essere a se stante da noi, con la sua unicità, con caratteristiche e desideri propri. Se nell’amore passionale amiamo nell’Altro l’ideale di noi stessi, nell’amore duraturo amiamo l’Altro in quanto essere diverso da noi con i suoi pregi, le sue debolezze e i suoi difetti. Ecco che l’ebrezza dei primi tempi viene sostituita dalla sicurezza e dalla stabilità.

Ma attenzione, perché se da un lato queste sono le componenti alla base dell’amore duraturo, troppa sicurezza diventa la tomba della sessualità! Come possiamo trovare eccitante un partner che si è trasformato in un porto sicuro, stabile e a parer nostro perfettamente prevedibile? Il segreto è proprio qui, nella capacità di giocare sul filo sottile di intimità e vicinanza, estraneità e lontananza. Solo se siamo sufficientemente “maturi” e pronti per andare oltre il nostro individualismo e al tempo stesso preservarlo siamo in grado di vivere un amore duraturo. Per questo l’autore specifica che l’amore non è per tutti, a differenza dell’innamoramento che è molto più frequente. Paradossalmente siamo in grado di vivere un amore duraturo solo nel momento in cui, pur ricercando la certezza e la stabilità, siamo pronti a tollerare un futuro di coppia indeterminato.

L’amore duraturo è quell’equilibrio molto delicato che si pone tra i due estremi: la ricerca spasmodica dell’ebrezza dell’innamoramento, dove la passione è alle stelle ma manca la reciprocità e la stabilità e l’eccessiva ricerca di sicurezza e stabilità che porta alla morte della passione e dell’attrazione erotica.

Come sottolinea l’autore nella parte finale, ciò che fa male all’amore duraturo sono i pregiudizi sull’amore: il fatto che debba essere puro e non ambivalente, qualcosa di paradisiaco e privo di aggressività, quasi una continuazione dell’innamoramento, qualcosa che abbiamo dentro e non richiede sforzo e costruzione reciproca.

È nell’amore che dobbiamo andare oltre noi stessi, oltre il nostro individualismo. La relazione d’amore, quindi, è anche sostenuta da un’intenzione, un ragionamento, e non solo da un sentimento e dalle sensazioni. La decisione di amare qualcuno solitamente precede l’impegno ad amarlo.
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Bibliografia

  • Rosso, C. (2015). Ti amo e ti temo. Svpress.
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