Prozac: una nuova cura per la sindrome premestruale?

E' stato dimostrato come il trattamento con il Prozac generi nelle donne affette da sindrome premestruale un abbassamento di ansia e irritabilità.

ID Articolo: 119808 - Pubblicato il: 12 aprile 2016
Prozac: una nuova cura per la sindrome premestruale?
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Il trattamento con il Prozac delle donne che soffrono di Sindrome Premestruale (SPM)  determina l’abbassamento di vari disturbi quali ansia, aggressività e disforia.

Angela De Figlio, Ginevra Di Matteo 

 

Introduzione

Novità in campo scientifico dimostrano come il principale meccanismo d’azione dell’ antidepressivo più venduto al mondo, intervenga sul mal funzionamento dei neurosteroidi. Nelle donne con sindrome premestruale in fase luteinica del ciclo, si rilevano basse concentrazioni del neurosteroide allopregnenolone, che normalmente esplica effetti sedativi ed ansiolitici, ma che in caso di ridotta produzione causa malessere e alterazione dell’ umore. In seguito a tale scoperta, viene proposta la somministrazione del Prozac a basse dosi ‘non serotonina-sensibili’, in modo da ridurre i pericolosi effetti collaterali, pur agendo in egual modo sui tratti tipici della sindrome premestruale e dalla sua forma più grave (il Disturbo Disforico Premestruale o DPMD) quali aggressività e rabbia.

La sindrome premestruale: sintomatologia

Molte donne in età fertile, durante il periodo mestruale sperimentano una sofferenza sia fisica che psichica, caratterizzata da un insieme di disturbi di variabile entità. Disturbi che non comportano un indebolimento funzionale, ma che sono minimamente dolorosi sono definiti ‘sintomi premestruali minori’, mentre ben più seria e invalidante è la condizione oramai nota a tutti come Sindrome Premestruale (SPM).

Essa si riferisce ad una vasta gamma di sintomi particolarmente fastidiosi e dolorosi, che in genere si manifestano da 5 a 11 giorni circa dall’inizio del ciclo mestruale mensile in una donna e i più comuni sono i seguenti: emicrania, gonfiore e pesantezza addominale, disturbi articolari e muscolari, astenia, aumento dell’appetito, difficoltà di concentrazione, alterazione dell’umore, irritabilità, ostilità, aggressività.
Nonostante la variabilità di questi disturbi da donna a donna, la gravità della condizione si definisce principalmente in base al grado di interferenza con le attività quotidiane, lavorative e relazionali. La forma più severa di sindrome premestruale, ovvero il Disturbo Premestruale Disforico (DPMD), è attualmente riconosciuta come una vera e propria condizione patologica, diagnosticabile secondo precisi criteri del Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali nella quinta versione. L’inclusione all’interno del DSM-5, è stata supportata dall’ ‘esplosione’ della ricerca negli ultimi 20 anni, che ha convalidato l’esistenza di gravi sintomi, tra cui i più rilevanti sono instabilità emotiva, irritabilità e rabbia, nella fase luteinica del ciclo mestruale (fase che inizia a seguito dell’ovulazione) (Epperson et all, 2012).

Un interessante studio di recentissima pubblicazione (Ducasse et all., 2016), ha sottolineato proprio l’associazione tra il tratto della rabbia con la sindrome premestruale e il disturbo premestruale disforico.

Lo studio

Campione di studio:

Sono state coinvolte 232 donne ospedalizzate per tentato suicidio , di età media di 33.80 anni (range 18.05- 53.55). Nello specifico, il 50% di esse soffriva di sindrome premestruale (grave o no; n= 166), tra queste pazienti con sindrome premestruale il 44,7% (n=51) soffriva di disturbo premestruale disforico.

Scopo dello studio:

L’obiettivo era quello di valutare la relazione tra le dimensioni di personalità coinvolte in maniera più specifica nella vulnerabilità suicidaria e la presenza di sindrome premestruale o di disturbo premestruale disforico, in quanto si è osservato un rischio maggiore nella messa in atto di comportamenti autolesionistici, nelle donne affette da queste due patologie rispetto a quelle senza (le prime sono 2 o 3 volte più propense a riportare nel corso della loro vita ideazione, pianificazione, tentativi concreti di suicidio, indipendentemente dalla compresenza di disturbi psichiatrici).

Metodo utilizzato per lo studio:

Per effettuare la valutazione, gli autori dello studio hanno creato un algoritmo dalla versione abbreviata del PAF (Premenstrual Assessment Form). Si tratta di un questionario autosomministrato con 33 items, che identifica il cambiamento dell’umore, il comportamento e lo stato fisico durante il periodo premestruale (da 1 a 14 giorni prima dell’inizio delle mestruazioni), a cui sono state sottoposte le donne del campione. La diagnosi di sindrome premestruale veniva effettuata con riferimento al cut- off clinico di 115, per cui, punteggi pari o superiori a tale valore erano indicativi della presenza di sintomi di moderata o severa entità.

Si è poi proceduto con la presa in esame dell’associazione tra fattori di personalità (impulsività, aggressività, ostilità, instabilità emotiva, mancanza di aiuto, labilità affettiva e rabbia) coinvolti nella vulnerabilità suicidaria e i disturbi premestruali, tramite il controllo dei fattori ‘confondenti’ quali: covariabili demografiche (età, stato civile, presente occupazione, controllo ormonale delle nascite con uso di contraccettivi) e comorbilità psichiatriche (depressione maggiore, disturbo bipolare, disturbo d’ansia, disturbo da uso di sostanze /alcolici e uso di tabacco, violenza o gravità dei tentativi di suicidio).

Risultati e Conclusioni:

I dati emersi suggeriscono che le donne con sindrome premestruale e disturbo premestruale disforico sono più suscettibili di presentare molti dei tratti di personalità sopracitati, rispetto alle donne senza disturbi. La frequenza di sindrome premestruale e di disturbo premestruale disforico nelle donne che hanno tentato il suicidio è stata stimata del 50% per la prima condizione e del 23% per quanto riguarda la seconda.

Messaggio pubblicitario Le conclusioni dello studio sono sintetizzabili innanzitutto, nella individuazione di un pattern di personalità di tipo impulsivo- aggressivo e una chiara disregolazione emotiva riscontrati nelle donne con sindrome premestruale e disturbo disforico premestruale, indipendentemente dal tempo del ciclo mestruale. Inoltre, interessante è stato anche rilevare come il tratto della rabbia sia rimasto fortemente associato ad entrambe le condizioni, in modo indipendente da tutti gli altri tratti di personalità presi in esame; per cui più alto è il livello di rabbia e maggiore è il rischio di soffrire di sindrome premestruale e di disturbo premestruale disforico.

Tuttavia, quella appena descritta non costituisce l’unica evidenza sperimentale rispetto al riconoscimento del tratto della rabbia, quale fondamentale elemento personologico associato alla sindrome premestruale. Infatti, è possibile citare un ulteriore studio scientifico condotto da Liu e collaboratori nel 2015, i quali hanno dimostrato una diminuzione dei livelli di GABA (acido gamma amino butirrico, che agisce come principale neurotrasmettitore inibitorio del cervello) nella regione della corteccia cingolata anteriore (CCA) e della corteccia prefrontale mediale (CPFm) in donne con disturbo premestruale disforico, associati ad alti livelli di rabbia. In tal modo si è evidenziato il ruolo giocato dal sistema del GABA, la cui disregolazione nell’attività cerebrale, in donne con sindrome premestruale e disturbo premestruale disforico, sembra sia coinvolta nel comportamento suicida.

Anche la serotonina, com’è stato ampiamente descritto in varie ricerche, sembra sia coinvolta sia nei succitati disturbi che nel comportamento suicidario. Saunders e Hawton (2006), a tal proposito, suggeriscono che alte concentrazioni di serotonina, presenti nella fase in cui solitamente si ha una bassa produzione di estrogeni nel ciclo mestruale (fase luteinica), possano accrescere la probabilità di agire un comportamento suicida. Si ritiene infatti, che ci sia un’associazione, peraltro ben documentata, tra suicidio e sistema serotoninergico mediato dal discontrollo dell’aggressività, quest’ultima espressione comportamentale della rabbia. Nella sindrome premestruale la terapia di prima scelta è comunemente riconosciuta nella somministrazione di SSRI, farmaci antidepressivi ad oggi i più usati.

In realtà, dobbiamo ad un grande ricercatore nonché neuropsichiatra italiano, il professor Graziano Pinna, la scoperta del reale meccanismo di azione di questi farmaci, che prima si riteneva agissero semplicemente incrementando la serotonina a livello cerebrale. La novità apportata dagli esperimenti condotti dal Professor Pinna, in collaborazione con altrettanti luminari quali Alessandro Guidotti ed Erminio Costa, operanti nel Department of Psychiatry presso la University of Illinois di Chicago, riguarda non tanto l’effetto dei farmaci SSRI sulla serotonina, considerato come meccanismo secondario, bensì la stimolazione, in seguito all’assunzione di tali molecole, della produzione di neurosteroidi (ormoni fondamentali per alcune funzioni cerebrali), riconosciuto come meccanismo d’azione principale.

Messaggio pubblicitario Proprio nelle donne con sindrome premestruale e disturbo premestruale disforico, infatti, si sono individuati nella fase luteinica livelli bassi di allopregnenolone, un neurosteroide presente nel sangue e nel cervello dagli effetti ansiolitici e calmanti. Per tale ragione, si è pensato di proporre l’uso del Prozac, in quanto antidepressivo SSRI più diffuso nella pratica clinica, assunto a basse dosi per garantire una produzione continua di questo steroide nel cervello, che normalmente tende a diminuire verso la fine del ciclo mestruale, periodo in cui si verificano i sintomi della sindrome premestruale. L’enorme vantaggio che ne deriverebbe dalla somministrazione del Prozac a bassi dosaggi, descritto dal Professor Pinna, consiste in una stimolazione selettiva dei neurosteroidi da parte di tale farmaco, senza determinare effetto alcuno su altri neurotrasmettitori come la serotonina, riducendo in tal modo la comparsa degli effetti collaterali associati all’assunzione di questa classe di farmaci, da qui il suggerimento per il nuovo nome di SBSS (selective brain steroidogenic stimulants- stimolanti selettivi della steroidogenesi).

E’, dunque, comprensibile ritenere che tale scoperta possa avere un forte impatto sociale, considerando che circa l’80% delle donne hanno bruschi cambiamenti d’umore durante la fase finale del ciclo, oltre a consentire la progettazione, in un prossimo futuro, di farmaci per trattare ansia, disordini affettivi, dell’umore, disforia, aggressività e depressione associati al periodo mestruale.

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Bibliografia

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