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Il Mostro razionale: Insensibilità, Psicopatia e Antisocialità

Psicopatia: riconoscere le personalità psicopatiche tra i detenuti può consentire di definire nuovi sistemi trattamentali e detentivi negli istituti di pena

Di Gianpaolo Mazzoni

Pubblicato il 18 Gen. 2016

Aggiornato il 27 Gen. 2016 16:18

Psicopatia: individuare detenuti con personalità psicopatica potrebbe consentire di intraprendere la costruzione di nuovi specifici sistemi trattamentali e detentivi all’interno degli istituti di pena (Wong & Olver, 2015).

Psicopatia & disturbo antisociale di personalità: i problemi legati alla diagnosi

La psicopatia, rimasta per anni una categoria nebulosa, avvolta da un fascino quasi misterioso, appare ora al centro di studi e lavori internazionali transculturali finalizzati alla messa a punto di nuovi strumenti di valutazione, così da permetterne l’utilizzo sia in clinica che nell’ambito della ricerca (Wilson et al., 2014).
In particolare, individuare detenuti con personalità psicopatica potrebbe consentire di intraprendere la costruzione di nuovi specifici sistemi trattamentali e detentivi all’interno degli istituti di pena (Wong & Olver, 2015).

Il presente lavoro si colloca nella prospettiva di indagare questa categoria diagnostica e le caratteristiche ad essa connesse all’interno di uno spaccato del sistema penitenziario italiano.
I termini “disturbo antisociale” e “psicopatia” (talvolta detta anche “sociopatia”) sono spesso utilizzati in modo intercambiabile, ma in realtà molti autori in letteratura sostengono esservi differenze importanti. Mentre molti importanti autori tendevano ad estendere il concetto di psicopatia ad un’ampia categoria, Hervey Cleckley, con la pubblicazione del suo libro The mask of sanity nel lontano 1941 (1976), produsse la descrizione più completa del decennio, ritenuta una pietra miliare per gli studi successivi. L’Autore dette rilievo ai tratti di personalità, come l’assenza del senso di colpa, l’incapacità di amare, il vuoto emozionale, la mancanza di scopi e l’impulsività, introducendo nuove osservazioni sulle caratteristiche psicopatiche. Egli asserì che questi soggetti si potevano trovare, oltre che nelle prigioni, nelle posizioni sociali più rispettabili: dottori, avvocati, politici e perfino psichiatri.

All’interno di alcune sue pubblicazioni Hare più tardi (1996), riprendendo i lavori di Cleckley, fa notare che questa lista include criteri che possono essere considerati sintomatici del disturbo di personalità antisociale, narcisistico, istrionico e borderline, descritti nel DSM. L’individuo psicopatico, infatti, si caratterizzerebbe per l’associazione di condotte antisociali e di alcuni specifici tratti di personalità, come il disprezzo senza pietà e rimorso per i diritti e i sentimenti degli altri e forme di “narcisismo aggressivo”.

Nella maggior parte della letteratura contemporanea del Nord America la psicopatia è divenuta sinonimo di Psychopathy Checklist (Skeem, Mulvey, & Grisso, 2003). Si tratta di uno strumento costituito da un insieme di dimensioni, che permettono al clinico di rilevare i vari tratti di personalità del soggetto. Oltre ad essere uno strumento diagnostico, la PCL si è rivelata un modo di concettualizzare la personalità psicopatica, attraverso un modello multidimensionale costituito da due fattori (Hart, et al., 1995).
Il fattore I, chiamato anche narcisismo aggressivo o distacco emotivo, si riferisce agli aspetti interpersonali/affettivi, specie quelli che coinvolgono i tratti narcisistici, come l’egocentrismo, la manipolazione, l’insensibilità e la mancanza di rimorso, che costituirebbero il “nucleo psicopatico” e sarebbero maggiormente in grado di predire il “recidivismo generale” dei soggetti.
Il fattore II, invece, definito devianza sociale o anche stile di vita cronicamente instabile ed antisociale, comprenderebbe l’impulsività, l’instabilità, l’irresponsabilità e i comportamenti antisociali, e sarebbe maggiormente capace di predire il “recidivismo violento”.

Secondo Hare (1996), comunque, il rapporto tra psicopatia e disturbo antisociale sarebbe asimmetrico nella popolazione forense; infatti, complessivamente, circa il 90% dei criminali diagnosticati come psicopatici secondo il suo specifico costrutto corrisponderebbero ai criteri del ASPD secondo il DSM, mentre soltanto dal 20 al 30% dei criminali con ASPD risulterebbero affetti da psicopatia.

Gli obiettivi dello studio

Nello specifico il lavoro si propone di indagare all’interno di un campione di detenuti di due Carceri Italiane:
1. I livelli di psicopatia (Hare, 1996)
2. misurare eventuali livelli di correlazione tra i due fattori della PCL-SV (Hart, et al., 1995) e alcune Scale Cliniche nell’MMPI-2

Sono stati inclusi 50 detenuti di sesso maschile, bianchi, provenienti da due Istituti di pena (età media= 37.96, DS = ±9.74), per la maggioranza processati per reati contro la persona, di cui 56% dipendenti da stupefacenti ed in carico al Servizio Penitenziario per le Dipendenze.
I due strumenti utilizzati per la rilevazione dei dati sono la Psychopathy Checklist Screening Version (PCL-SV) pubblicato da Hart, Cox, & Hare nel 1995, procedura di tipo clinico-comportamentale per la diagnosi della psicopatia che comprende due fattori.
Il Fattore 1 si riferisce agli aspetti interpersonali/affettivi e comprende 6 dimensioni: Superficiale, Grandioso, Manipolativo/Strumentale, Mancante di rimorso e di colpa, Mancante di empatia/ Insensibile, Rifiuta le responsabilità.
Il Fattore 2 si riferisce alla devianza sociale e comprende le rimanenti 6 dimensioni: Impulsivo, Scarso controllo comportamentale, Mancanza di obiettivi realistici, Irresponsabile, Comportamento antisociale nell’adolescenza, Comportamento antisociale in età adulta.

Alla PCL-SV è stato affiancato l’MMPI-2 nella versione adattata per la lingua e la cultura italiana (Pancheri & Sirigatti, 1995).
Le categorie dei soggetti sono le seguenti: 1) Psicopatici, 13 partecipanti (pari al 26%), 2) fascia intermedia: Forse psicopatici, 9 partecipanti (18%), ma da sottoporre ad indagini più approfondite, 3) Non psicopatici, 28 partecipanti (56%).
Possiamo affermare che la percentuale di detenuti che presentano tale caratteristica (pari al 26%) appare in linea con i dati riferiti dalla letteratura (Wong & Olver, 2015).

I risultati

Dai risultati qui esposti emerge che i due strumenti correlano, relativamente agli indici presi in esame, per il fattore legato alla devianza sociale (F2), mentre la non correlazione per F1 potrebbe essere dovuta alla maggiore centratura della PCL-SV sugli aspetti emotivi e relazionali.
Appare, quindi, una certa concordanza tra i due strumenti relativamente agli aspetti della devianza sociale, mentre si avrebbe una divergenza per aspetti connessi più tipicamente all’insensibilità emotiva, considerata da Cleckley (1976) il cuore centrale della psicopatia. Si è ipotizzato, come sostenuto da Hart et al. (1995), che i due strumenti utilizzino costrutti di psicopatia in parte diversi, soprattutto per le componenti emotive e relazionali.

Come già riportato nella prima parte di questo lavoro, il concetto di psicopatia è largamente dibattuto e sembra difficile da definire in maniera completa ed esauriente. Tutto ciò, comunque, non può esimere clinici e ricercatori dall’intraprendere progetti di studio finalizzati ad un’approfondita e dettagliata conoscenza di questa categoria nei suoi aspetti complessivi, con l’obiettivo di pervenire ad un inquadramento preciso e puntuale, comprensivo di diagnosi differenziale, che permetta specifici percorsi trattamentali, sia di tipo terapeutico che detentivo (Wong & Olver, 2015).

Non si dovrebbe dimenticare che tratti di tipo psicopatico non sono esclusivi degli ambiti legati alla criminalità e alla devianza, e che caratteristiche come l’irresponsabilità, la mancanza di empatia, l’egocentrismo e il fascino superficiale sono ben accolti e radicati in ruoli di potere e di prestigio, ai vertici di una società come la nostra, già definita “mascherata” da Cleckley nel 1941.

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Wilson, M., Abramowitz, C., Vasilev G., Bozgunov, K., Vassileva, J. (2014). Psychopathy in Bulgaria: The cross-cultural generalizability of the Here Psychopathy Checklist. Journal Psychopathology Behavioral. 36(3) 389-400
  • Wong, S.C., Oliver, M.E. (2015). Risk reduction treatment of psychopathy and applications to mentally disordered offenders. International Journal of neuropsychiatric medicine. 20(3) 303-10
  • Hare, R.D. (1996). Psychopathy and antisocial Personality disorder: A cause of diagnostic confusion. Psychiatric Times, 13. retrieved July 12, 2005 from http://psychiatrictines.com
  • Cleckley, H. (1976). The mask of sanity. (rev. ed). Saint Louis: Mosby.
  • Hart, S.D., Cox, D., & Hare, R.D. (1995). Manual for the Psychopaty Checklist Screening Version. Toronto, Ontario, Canada: Multy-Health Systems.
  • Skeem, J., Poythress, N., Edens, J., Lilienfeld, S., & Cale, E. (2003). Psychopathic personality or personalities? Exploring potentiali variants of psychoapthy and their implications for risck assessment. Aggression and Violent behaviour, 8, 513-546.
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