Tricotillomania: caratteristiche e tipologie di trattamento

La tricotillomania è l'atto frequente di tirare i capelli con conseguente perdita di quest’ultimi, molto efficace nel suo trattamento sembra essere la CBT.

ID Articolo: 116371 - Pubblicato il: 18 dicembre 2015
Tricotillomania: caratteristiche e tipologie di trattamento
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Libera Liana Diana – OPEN SCHOOL Studi Cognitivi San Benedetto del Tronto

Il termine tricotillomania (hair pulling disorder) fu introdotto nel 1889 da Francois Henri Hallopeau, con lo scopo di indicare una condizione caratterizzata dal frequente atto di tirare i capelli con conseguente perdita di quest’ultimi.

Tricotillomania: inquadramento diagnostico

Nel DSM IV, la tricotilllomania era classificata come un disturbo del controllo degli impulsi; oggi tale condizione è inserita nel DSM 5, nella categoria Obsessive-compulsive and related disorder. Questa nuova categoria diagnostica è costituita da: il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC), il dismorfismo corporeo, l’accumulo patologico (disposofobia/hoarding), l’escorazioni cutanee (skin picking disorder), il DOC provocato da sostanze o in seguito ad una condizione medica e altri specificati/ non specificati DOC e correlati.

I criteri diagnostici per la diagnosi di tricotillomania proposti dal DSM5 sono i seguenti:

  • A. Strapparsi ricorrentemente i propri capelli, con conseguente perdita degli stessi;
  • B. Ripetuti tentativi di ridurre o interrompere tale comportamento;
  • C. Tirarsi i capelli causa disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento;
  • D. Strapparsi i capelli o la perdita dei capelli non è attribuibile ad un’altra condizione medica;
  • E. Strapparsi i capelli non è meglio spiegato da i sintomi di un altro disturbo mentale (APA 2013).

Gli individui con hair pulling disorder (HPD) tipicamente tirano i capelli utilizzando le dita, delle pinzette o altri strumenti. La lunghezza della durata di un episodio di tricotillomania è individuale, ma la durata media è di 45 minuti al giorno. Le aree maggiormente colpite sono il cuoio capelluto (75%), le ciglia (53%), le sopracciglia (42%), la barba (10%) e le aree pubiche (17%) (Duke 2010). Alcuni soggetti con tricotillomania spesso ingeriscono i capelli strappati, dando origine a tricobezoari che portano a complicazioni gastrointestinali e interventi chirurgici.

 

Caratteristiche della tricotillomania e comorbilità

Messaggio pubblicitario L’HPD è tutt’altro che raro, colpisce l’1% della popolazione di cui la maggior parte sono donne (88% – 94%). Le differenze di genere possono essere dovute al fatto che le donne siano più inclini degli uomini a chiedere aiuto e che molti più uomini presentano tale disturbo in comorbidità con il Disturbo Ossessivo compulsivo. Inoltre vi sono dei veri e propri bias di genere: infatti negli uomini, l’età di insorgenza della tricotillomania è più tardiva rispetto alle donne (Lochner 2010). Esistono tre tipologie di HPD:

  • Esordio precoce: si presenta in bambini con età inferiore agli otto anni;
  • Automatico: l’episodio di pulling ha luogo quando il soggetto è impegnato a fare altro (guardare la televisione, leggere etc). Questa tipologia colpisce il 75% dei pazienti;
  • Focalizzato: i pensieri occupano l’attenzione del soggetto e il pulling avviene in risposta ad un sentimento di urgenza (ad es. ridurre la tensione), ad un impulso o ad uno stato emotivo negativo. (Shoenfeld 2012).

La comorbidità è alta con le diagnosi psichiatriche (82%), con la depressione maggiore (37-65%), con i disturbi d’ansia (55 – 60%) e con l’abuso di alcolici (33%) (Shoenfield 2012). La diagnosi differenziale va fatta rispetto al Disturbo Ossessivo Compulsivo, al dismorfismo corporeo, ai sintomi psicotici e a condizioni che possono essere dovute ad una patologia medica o dermatologica (Snorrason 2015).

La psicoterapia cognitivo-comportamentale per la tricotillomania

Le teorie cognitivo-comportamentale ritengono che alcuni pensieri (ad esempio ‘Questo capello grigio deve andarsene’) e le sensazioni emotive, come l’agitazione o la noia, possono costituire un trigger per il comportamento di pulling. Molto importanti sono anche i fattori contestuali, ad esempio una specifica stanza può incidere sulla messa in atto del comportamento (Snorrason 2015). La terapia cognitivo comportamentale propone per il trattamento della tricotillomania diversi interventi tra i quali il più diffuso è l’Habit Reversal Training (HRT).

L’HRT comprende diversi aspetti: il trainig sulla consapevolezza, il training sulla risposta compensatoria, il supporto sociale e il controllo degli stimoli.

 

Tricotillomiania: il training sulla consapevolezza

Il training sulla consapevolezza si articola in una serie di interventi, simulazioni ed esercitazioni che hanno lo scopo di incrementare la consapevolezza del paziente rispetto ai comportamenti di tricotillomania. Si procede in primo luogo con un’intervista di assessment, durante la quale si identifica in maniera dettagliata, tutto ciò che accade prima, dopo e durante il comportamento target. L’intervista permette di individuare i Warning Sign, gli indici ambientali e sensoriali che predicono il verificarsi del pulling (es. protendere la mano verso i capelli). All’intervento in seduta, si aggiungono degli homework, caratterizzati da attività di automonitoraggio dei warning sign. Una volta individuati quattro o cinque warning sign, inizia una fase di esercitazione, durante la quale a ruoli alternati, nel contesto conversazionale, il paziente si esercita a discriminare cosa rappresenta un warning sign da comportamenti diversi.

Nel training sulla risposta compensatoria, si concorda insieme un’azione da mettere in atto quando si riconosce un warning sign che potrebbero attivare il comportamento di pulling. La risposta compensatoria ha particolari caratteristiche: deve essere semplice, incompatibile con la tricotillomania e socialmente discreta. Una volta stabilita, tale azione viene svolta per un minuto o finchè la sensazione di urgenza di strappare i capelli decade.

Il supporto sociale si realizza attraverso una persona scelta nel contesto interazionale del paziente. Il soggetto che fa da supporto sociale, ha il compito di rinforzare e lodare il paziente quando usa le strategie apprese in terapia; in caso contrario, senza usare un tono perentorio o di rimprovero, andrà a ricordare l’utilizzo degli esercizi terapeutici.

Messaggio pubblicitario Infine, il controllo degli stimoli permette di minimizzare l’influenza dei fattori contestuali sul comportamento di pulling. Strategie di questo tipo consistono nel buttare le pinzette, coprire lo specchio del bagno, ridurre il tempo di esposizione a situazioni di rischio, assumere posizioni diverse quando si sta seduti e ridurre l’effetto di alcune emozioni (Snorrason 2015).

Oltre all’ HRT vi sono le strategie di potenziamento che includono la terapia cognitiva, la terapia dialettica comportamentale (DBT) e l’ACT (Acceptance and commitment therapy).

La terapia cognitiva sostiene l’esistenza di diverse tipologie di pensieri disfunzionali; alcuni si basano su caratteristiche particolari del capello (es. capelli grigi), altri sono detti pensieri Slippery Slope (es. ‘Ne tiro solo uno e poi mi fermo’) ed infine le giustificazioni (es. ‘Ho avuto una brutta giornata’). Il terapeuta utilizzando gli homework, la ristrutturazione cognitiva e l’esercizio aiuta il paziente ad individuare questi pensieri disfunzionali, a riconoscere i pro e i contro dei comportamenti di pulling ed infine individuare una valida alternativa alla tricotillomania.

La terapia dialettica comportamentale (DBT), attraverso le tecniche di mindfulness e le strategie di regolazione emotiva, si propone lo scopo di incrementare la consapevolezza di stati affettivi particolari, come la noia e la frustrazione, e di correggere le strategie di regolazione non adattive che rinforzano i comportamenti di tricotillomania.

Infine l’acceptance and commitment therapy (ACT) si basa sul principio che il comportamento di pulling si origini da una tendenza all’evitamento. L’intervento, in breve, si basa sull’identificare degli obiettivi di vita importanti per il paziente e di incrementare la consapevolezza rispetto al negativo effetto della tricotillomania sul raggiungimento di tali scopi.

 

CBT e tricotillomania: uno sguardo ai dati

Alcuni studi hanno dimostrato come le tecniche comportamentali come l’HRT sono maggiormente efficaci nel caso del pulling automatico, invece la DBT e l’ACT sono più indicate per i comportamenti di pulling focalizzato (Franklin 2012).

Evidenze sperimentali evidenziano che il 50% – 60% dei soggetti con tricotillomania ha mostrato miglioramenti significativi successivamente ad una psicoterapia basata su HRT e sul controllo degli stimoli. Nello studio di Van Minnen e colleghi del 2003, 43 soggetti adulti con tricotillomania sono stati divisi in tre gruppi: il primo è stato sottoposto a sei sessioni, a cadenza bisettimanale, di psicoterapia basata su HRT; il secondo gruppo a 12 settimane di trattamento con la fluoxetina e il terzo faceva parte di una lista di attesa. I risultati indicano che il 64% dei soggetti del primo gruppo hanno mostrato cambiamenti positivi significativi. I restanti due gruppi hanno riportato tali modificazioni nella misura del 9% (fluoxetina), e del 30% (lista d’attesa). Tuttavia un successivo follow up a distanza di due anni ha indicato un aumento significativo dei sintomi per molti pazienti.

Nel tentativo di superare questi limiti, si è provato ad affiancare la HRT a delle tecniche terapeutiche che prestino una maggiore attenzione alle esperienze interne, in particolare la CT, la DBT e l’ACT. Tali sperimentazioni hanno come risultato che gli effetti benefici della terapia si estendono da 3 a sei mesi nel follow up; d’altronde non vi sono altre evidenze che hanno analizzato i tassi di recidiva oltre i sei mesi (Snorrason 2015).

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