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Quale empatia? L’importanza di utilizzare l’empatia con flessibilità (2)

L'empatia è collante in una relazione di cura, eppure va utilizzata in maniera flessibile, a seconda delle persone o delle situazioni in cui interagiamo.

ID Articolo: 114585 - Pubblicato il: 19 ottobre 2015
Quale empatia? L’importanza di utilizzare l’empatia con flessibilità
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Un eccesso di empatia può provocare in chi la prova esaurimenti nervosi e depressioni, che non rendono certo più capaci di aiutare gli altri. Anche nel processo decisionale, evitare le personalizzazioni si rivela spesso la strategia più utile: l’economista T. Cowen (2014) sottolinea che per chiedere un’opinione è meglio non usare la formula Che cosa ne pensa?, ma Secondo lei, che cosa pensa la maggior parte delle persone?. Allo stesso modo, per prendere una decisione razionale ed equilibrata, può essere utile, paradossalmente, prendere le distanze anche da noi stessi, cercando di uscire dal fiume di pensieri ed emozioni in cui siamo immersi nel momento presente, non nascondendoli o rifiutandoli, ma vedendoli come eventi discreti, prodotti della nostra mente, non riflesso diretto della realtà, o reazione incondizionata ad essa. Ad esempio, infatti, nello strumento di indagine psicologica di matrice costruttivista, l’Autocaratterizzazione (Kelly, 1955), si chiede alla persona di scrivere un profilo di sé, ma in terza persona, così come potrebbe scriverlo un amico che la conosce molto bene, forse meglio di chiunque l’abbia mai conosciuta. Anche Bloom arriva alla conclusione che, più che di empatia, abbiamo bisogno di compassione: un sentimento più freddo e razionale, un modo più distaccato di amare, essere gentili e preoccuparci per gli altri.

Citando il comico J. Handey:

Prima di criticare qualcuno fatti una passeggiata di un chilometro nei suoi panni, così sarai a un chilometro di distanza e potrai tenerti i suoi panni. Ma se vuoi aiutarlo, forse ti conviene tenerti i tuoi vestiti. Invece di provare il suo dolore, non sarebbe meglio fare qualcosa?

Tuttavia, la soluzione potrebbe essere, piuttosto che rinunciare all’empatia, riuscire a decidere in maniera flessibile quando, come e quanto attivare il sentimento empatico, a seconda delle situazioni e della persona o del contesto sociale in cui interagiamo.

Messaggio pubblicitario Ma per fare questo, essa deve essere un’abilità iperappresa, con cui abbiamo familiarità, che abbiamo fatto nostra e che quindi non ci spaventa. Per modulare in maniera sapiente la distanza di sicurezza dall’altro, dobbiamo non sentire la necessità di mettere una barriera tra noi e gli altri (se metto una barriera, non importa quanto sono vicino o lontano dagli altri, perché sono comunque separato da loro).

Di quest’idea è anche l’ideatore del Museo dell’Empatia, il filosofo Roman Krznaric, che ha ideato l’installazione interattiva A mile in my shoes: creata in collaborazione con gli abitanti di un quartiere a sud di Londra, il progetto si è svolto dal 4 al 27 Settembre 2015 sulle rive del Tamigi: i passanti entravano in un negozio dove un commesso sceglieva per loro un paio di scarpe della giusta misura, appartenute ad un’altra persona: potevano essere di un rifugiato, come di un anziano banchiere Etoniano. La persona era poi invitata a camminare lungo il fiume, ascoltando, in una cuffia, la storia del proprietario, per avvicinarsi al suo vissuto e alle sue emozioni. Questa mostra itinerante farà, secondo i progetti, il giro del mondo, fermandosi in più di 50 località, arricchendosi man mano delle storie di nuove persone: nell’immediato è previsto che venga portata in varie città dell’Inghilterra, e nel 2016 si trasferirà a Perth. Oltre a questa mostra itinerante, è stata creata un interessante Libreria dell’Empatia, una risorsa digitale che racchiude centinaia di suggerimenti e recensioni di libri e film che c’entrano, in diversi modi, con il mettersi nei panni dell’altro. La libreria è interattiva: chiunque può registrarsi e aggiungere le sue preferenze. Cosa aspettate ad esplorarla e ad allenare la vostra empatia?

Morality would frown upon
Decency look down upon
The scapegoat fate’s made of me
But I promise you, my judge and jurors
My intentions couldn’t have been purer
My case is easy to see
I’m not looking for a clearer conscience
Peace of mind after what I’ve been through
And before we talk of repentance
Try walking in my shoes
Try walking in my shoes
Now I’m not looking for absolution
Forgiveness for the things I do
But before you come to any conclusions
Try walking in my shoes
Try walking in my shoes

(Depeche Mode, Try walk in my shoes, Songs of faith and devotion, 1993)

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