Il contratto con la persona con disturbo borderline di personalità come atto terapeutico: linee guida e riferimenti teorici

Nelle Linee guida per il trattamento dei Disturbi Gravi di Personalità dell'Emilia Romagna sono inserite indicazioni sul contratto col paziente borderline.

ID Articolo: 114723 - Pubblicato il: 21 ottobre 2015
Il contratto con la persona con disturbo borderline di personalità come atto terapeutico: linee guida e riferimenti teorici
Messaggio pubblicitario SFU Magistrale
Condividi

La formalizzazione di un contratto terapeutico nel trattamento del Disturbo Borderline di Personalità (DBP) è prevista all’interno delle Linee di indirizzo per il trattamento dei Disturbi Gravi di Personalità emanate dalla Regione Emilia Romagna nel 2013, ispirate, ed altresì riadattate alla realtà operativa locale, alle Linee Guida NICE (National Institute for Health and Clinical Excellence) del 2009.

Nelle priorità chiave per l’implementazione di tali linee guida, nonché all’interno dei “Principi generali per lavorare con persone con un disturbo borderline di personalità”, viene fatto esplicito riferimento al principio di scelta ed autonomia declinato come un lavoro in collaborazione con la persona con disturbo borderline di personalità finalizzato a promuoverne l’autonomia e la possibilità di scelta attraverso il richiamo all’assunzione di un ruolo attivo da parte di quest’ultima nel ricercare una soluzione ai propri problemi, inclusa la gestione delle crisi, e l’incoraggiamento a considerare le differenti opzioni di trattamento e le scelte di vita disponibili unitamente alle loro possibili conseguenze.

L’adattamento di tali linee guida alla realtà locale della Regione Emilia Romagna, ha comportato l’adozione del Contratto terapeutico inteso come un atto scritto e proceduralizzato che viene redatto in triplice copia e sottoscritto dagli attori e nel quale sono compresi:

la descrizione degli obiettivi di cura (di lungo e medio termine) ed i relativi tempi di verifica;
le competenze attivate dall’equipe;
le competenze richieste all’utente (ed alla sua famiglia);
le condizioni specifiche che possono orientare verso un passaggio di setting (inteso sia come modalità operativa che come servizio);
i comportamenti non negoziabili;
il piano di gestione delle crisi.

Il contratto è

l’estensione di quello che si definisce progetto di cura, ma ne differisce in modo sostanziale perchè è elaborato insieme al paziente e posizionato al livello effettivo della possibile motivazione verso il cambiamento
(M. Sanza, 2015).

La valenza terapeutica del contratto per la persona con disturbo borderline di personalità

Messaggio pubblicitario La questione oggetto di attenzione nella presente trattazione riguarda l’ipotesi che la negoziazione e formalizzazione di un contratto (o accordo) terapeutico con la persona con disturbo borderline di personalità possa di per sé avere degli effetti terapeutici per la persona stessa, e non solo, possa altresì svolgere un ruolo di orientamento e supporto alla gestione di aspetti critici per l’equipe curante e per il/i Servizio/i coinvolto/i.
Vediamo in che termini il contratto può svolgere una funzione terapeutica concentrandoci innanzitutto sui possibili risvolti sulla persona con disturbo borderline di personalità alla luce delle dinamiche caratterizzanti il DBP stesso. Per prima cosa l’atto in sé di chiamare in causa la persona nel definire gli obiettivi del proprio percorso di cura, uno dei punti chiave del contratto stesso, determinerebbe un immediato riposizionamento degli attori nella relazione terapeutica: l’equipe (o il clinico in questione) da esperta del paziente diverrebbe esperta dei processi di cambiamento, lasciando alla persona il ruolo di principale esperto di sé, della propria storia e delle proprie problematiche; una dimensione maggiormente simmetrica, pertanto, senza implicare con ciò un disconoscimento della diversità dei ruoli e delle relative differenti responsabilità. Interrogarsi e condividere gli obiettivi a breve e medio termine del trattamento diverrebbe, così, un processo che responsabilizza il paziente riducendo il rischio della delega e favorendo l’ancoraggio delle aspettative ad un piano il più possibile realistico, predefinito, negoziato e verificabile nel tempo.

Un tale coinvolgimento attivo della persona potrebbe avere una valenza di per sé terapeutica in riferimento, ad esempio, alla potenzialità di incrementare il senso di autodeterminazione ed i bisogni di autonomia del paziente, influenzandone positivamente la motivazione.
Ryan e collaboratori (1997), nella loro teoria della “Self Determination”, sostengono che alla base della motivazione umana e dell’autoregolazione del comportamento vi siano delle spinte innate verso la soddisfazione di tre bisogni psicologici fondamentali: il bisogno di competenza, di essere in relazione con altri significativi e di autonomia personale. Sulla scia di questa visione, la percezione da parte della persona di collaborare alla definizione del contratto terapeutico potrebbe svolgere un ruolo importante anche rispetto alla motivazione al trattamento favorendone l’evoluzione verso una connotazione sempre più autonoma e diminuendone gli aspetti estrinseci che, invece, sono preponderanti in una dimensione relazionale maggiormente asimmetrica all’interno della quale vi è il rischio da parte degli operatori di assumere una posizione sostitutiva nei riguardi del paziente. In altri termini, riteniamo che la prassi del contratto terapeutico possa essere uno strumento per incrementare il senso di empowerment dei pazienti nei confronti della propria salute, uno dei fattori più frequentemente associati alla compliance ed alla buona riuscita dei trattamenti; preferiamo, tuttavia, parlare di collaborazione piuttosto che di aderenza alle cure, termine che ci sembra rispecchiare meglio il ruolo attivo della persona.

L'articolo continua nelle pagine seguenti : 1 2Bibliografia

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 6, media: 3,83 su 5)

Consigliato dalla redazione

Disturbo borderline di personalità: ruolo della ruminazione - Immagine: #48370570

Disturbo Borderline di Personalità: che ruolo ha la ruminazione mentale?

Una recente ricerca ha dimostrato che la ruminazione mentale può essere responsabile della cascata emotiva tipica nei DBP e ai conseguenti agiti impulsivi

Bibliografia

State of Mind © 2011-2019 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario