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La percezione atipica nell’autismo: vedere il mondo in modo diverso

L’autismo presenterebbe non solo difficoltà d’interazione sociale, comunicative e comportamenti ripetitivi, ma anche una percezione sensoriale superiore.

Di Redazione

Pubblicato il 26 Giu. 2015

Aggiornato il 01 Mar. 2016 16:34

Vanessa Schmiedt

FLASH NEWS

 

L’autismo è caratterizzato oltre che dai sintomi più generalmente conosciuti, come le difficoltà d’interazione sociale, comunicative e comportamenti ripetitivi, anche da aspetti di percezione sensoriale superiore.

La percezione sensoriale è la prima forma di contatto con la realtà ed è il filtro attraverso il quale le persone costruiscono il loro modello del mondo. I bambini autistici spesso sembrano vedere il mondo in modo diverso e tendono a mostrare una capacità maggiore nel cogliere e ricordare i dettagli come, ad esempio, risulta evidente dalle rappresentazioni di paesaggi urbani dell’artista autistico Stephen Wiltshire tratti dalla sola memoria. Se questo aspetto contribuisce alla comparsa dei sintomi principali dell’autismo rimane dibattuto, nonostante ciò alcuni ricercatori come Teodora Gilga, ricercatrice al Centro per il cervello e lo sviluppo cognitivo del Birkbeck college all’Università di Londra, hanno dimostrato che la percezione atipica è un elemento centrale del disturbo.

Ottandadue bambini ad alto rischio per autismo, ovvero che avevano almeno un fratello con diagnosi di disturbo dello spettro autistico e ventisette bambini a basso rischio sono stati sottoposti ad un eye tracking (misurazione del punto di fissazione oculare) per misurare l’orientamento spontaneo al target (O, S, V, e +) presentato tra distrattori (la lettera X). A 9 e 15 mesi, emergenti sintomi di autismo sono stati valutati utilizzando l’ Autism Observation Scale for Infants (AOSI), ed a 2 anni di età, sono stati valutati utilizzando l’Autism Diagnostic observation Schedule (ADOS).

Dato che è stata analizzata la prima saccade realizzata dai bambini in ogni prova, e non se i bambini abbiano guardato il bersaglio nel corso dell’esperimento (come in alcuni precedenti studi di ricerca visiva), si può essere certi che questi risultati non dipendano da differenze nel comportamento oculomotorio effettuato da soggetti con questo disturbo. Prestazioni visive superiori a 9 mesi hanno previsto un livello più elevato di sintomi di autismo a 15 mesi e 2 anni. Le atipicità percettive nell’infanzia sono quindi intrinsecamente legate all’emergere del fenotipo dell’autismo.

Così con l’allontanamento dalle teorie del ”cervello sociale”, cioè quelle teorie che hanno attribuito alle difficoltà cognitive e di interazione sociale dei bambini autistici, un povero orientamento e attenzione a importanti stimoli sociali, quali il volto e la voce, durante i primissimi anni di vita, arriva anche la sfida di spiegare i meccanismi attraverso i quali atipicità di dominio generale potrebbero contribuire alla nascita di specifici sintomi di autismo.

Inoltre, la forte associazione tra superiori capacità visive e autismo può rivelarsi utile anche come un’ ulteriore componente di identificazione precoce dell’autismo.

I ricercatori da ora intendono inoltre esaminare ciò che esattamente rende i bambini con autismo migliori nei compiti visivi ed esplorare quelli che potrebbero essere i legami tra una maggiore percezione visiva o attentiva e le difficoltà di interazione sociale, apprendimento e comunicazione.

 

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