AstroSamantha, lo spazio come ce lo immaginiamo e il desiderio di esplorazione

Emerge un forte bisogno di libertà e una maggiore tendenza ad esplorare e conoscere lo spazio, l'ignoto e a partecipare a viaggi di avventura... Psicologia

ID Articolo: 111316 - Pubblicato il: 17 giugno 2015
AstroSamantha, lo spazio come ce lo immaginiamo e il desiderio di esplorazione
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Articolo pubblicato da Giovanni Maria Ruggiero su Linkiesta il 14/06/2015 

 

Lo spazio infinito è il luogo ignoto dell’uomo moderno, l’ambiente che ancora ispira il nostro desiderio di esplorazione. Desiderio che ci abita fin dall’infanzia e che trova la sua base proprio nella sicurezza che avvertiamo nel legame di attaccamento con le figure che ci amano e che ci accudiscono. Da qui parte il bisogno di uscire dalla tana, esplorare e comprendere.

In un’epoca in cui il mondo è ormai tutto esplorato, in cui nulla più si nasconde dietro l’orizzonte ignoto del mare, rimane il lancio nello spazio. I racconti di fantascienza sostituiscono le avventure dei pirati e dei marinai. Sognare di andare sulla luna invece che desiderare di aprire il solito baretto ai Caraibi. La tecnologia romantica e immaginaria dei viaggi spaziali si fonde con la letteratura del viaggio in astronave. Da Verne in poi, una strana nuova letteratura ha preferito lanciare i propri personaggi in alto e nel vuoto invece che sulla superficie delle acque.

Il ritorno di Samantha Cristoforetti, ingegnere, aviatrice e astronauta italiana, dà fiato all’immaginario fantascientifico italiano. Questa donna parla non solo inglese, ma anche tedesco, francese e perfino il russo, utilizzato nelle comunicazioni con il cosmodromo di Bajkonur. Come sappiamo, Samantha ha appena ottenuto il record europeo e il record femminile di permanenza nello spazio in un singolo volo: 200 giorni nelle missioni ISS Expedition Futura 42 e 43. E questi nomi e queste cifre già ci suggeriscono mondi e avventure.

Messaggio pubblicitario Cosa sa e cosa immagina un bambino di queste avventure spaziali? Riesce a rappresentarle in una sua cosmologia infantile ma credibile? Oppure non ha un’idea chiara di tutto questo? I bambini occidentali hanno una conoscenza precoce dalla forma sferica della terra, del concetto di spazio vuoto e della possibilità di esplorarlo nelle tre dimensioni. Tuttavia molto dipende anche dal modo con cui facciamo le domande. Una conversazione troppo aperta finisce per far saltare fuori concezioni più primitive, compresa la convinzione che sia possibile arrivare al limite della terra e cascare fuori (Vosnoiadu, Skopeliti e Ikospentaki, 2004). Una guida più stretta invece fornisce risposte più logiche.

I bambini indiani a loro volta integrano la cosmologia folk con le informazioni scientifiche: la terra è piatta e sostenuta da entità misteriose, ma al tempo stesso ruota intorno al sole (Samarapungavan, Vosnoiadu e Brewer, 1996).

Allo stesso incrocio tra concezione scientifica e cosmologia folk probabilmente si incontrano i pensieri dei bambini e quelli della letteratura fantascientifica. In quell’incrocio nel quale Verne inseriva anche la vecchia concezione della terra cava e dove oggi potremmo porre gli effetti delle scie degli aerei. La terra cava a sua volta richiamava il mito della caverna di Platone, mentre queste famigerate scie e i loro terribili effetti sulla nostra salute non possono non suggerire alla mente i dardi di Apollo che diffondeva la peste sugli uomini, e in particolare sui guerrieri achei durante l’assedio di Troia. Samantha è invece Ulisse che torna sulla terra e in Italia, dove tanti Penelope di sesso maschile la attendono fedeli.

Messaggio pubblicitario La partecipazione dell’Italia alla costruzione dell’immaginario fantascientifico è stata finora scarsa. Come del resto anche la partecipazione ai viaggi di avventura oceanici, sul tipo di Robinson Crusoe o dell’Isola del Tesoro. Cresciuti nel Cosmo Mediterraneo, che un tempo esauriva in sé l’Ecumene, ovvero il mondo conosciuto, e nel quale si svolgevano i viaggi esplorativi degni di essere raccontati, da Ulisse a Enea fino ad arrivare a Erodoto e Strabone, ci siamo trovati un giorno incastrati in un microcosmo escluso dalla grandi rotte. Il Mediterraneo, il grande mare di mezzo tra le terre conosciute, si riduceva a uno stagno periferico nel quale rimanevamo ingusciati.

Oppure no, stiamo esagerando. Con Colombo, Vespucci e Caboto siamo stati tra i primi a sfidare l’Oceano, e con Marco Polo siamo arrivati via terra fino al lontano oriente. Ora con Samantha abbiamo una donna che esplora lo spazio e torna, portandoci sia conoscenza scientifica (Samantha in orbita ha condotto esperimenti scientifici sulla fisiologia umana e la stampa 3D in assenza di peso) che l’immaginazione fantascientifica del terzo millennio. Che sia di buon auspicio per l’Italia, non destinata a cascare in giù oltre il bordo della Terra.

 

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BIBLIOGRAFIA:

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