Piccolo manuale sui disturbi del comportamento alimentare – Recensione del libro di A. Marchisella

Recensione del libro di Anotonella Marchisella, libro in cui vengono raccolti, sotto forma di interviste, i contributi di vari specialisti in tema di DCA.

ID Articolo: 110238 - Pubblicato il: 25 maggio 2015
Piccolo manuale sui disturbi del comportamento alimentare – Recensione del libro di A. Marchisella
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L’obiettivo del libro è stato quello di creare una guida facilmente consultabile e comprensibile anche dai non esperti del settore e che, seppure di brevi dimensioni, fornisse un primo approccio al problema.

Lei non aveva nulla da dirsi né domande da farsi: era semplicemente viva. Quella farfalla non possedeva pensieri ed era leggera. Io invece ho dovuto faticare per raggiungere una simile condizione di leggerezza, almeno apparentemente. Dovevo vomitare, piangere, non mangiare e poi ancora piangere. Per poi guardarmi nello specchio e non vedermi mai sufficientemente magra.

Si tratta di un manuale composto da una serie di interventi, presentati al lettore in forma di interviste realizzate dall’autrice stessa, che vede il contributo di diversi specialisti che operano nell’ambito dei Disturbi del Comportamento alimentare: psicologi, medici, nutrizionisti. L’obiettivo è stato quello di creare una guida facilmente consultabile e comprensibile anche dai non esperti del settore e che, seppure di brevi dimensioni, fornisse un primo approccio al problema.

Messaggio pubblicitario Se si pensa ai disturbi alimentari quello a cui più comunemente si fa riferimento per la drammaticità della condizione psioco-fisica che comporta è l’anoressia nervosa. In un’ottica più psicodinamica, il dott. Testani, psicologo, spiega come si tratti di un vero gioco con la morte, la persona cioè non percepisce il pericolo a cui va incontro con la negazione del cibo, come se allontanasse da sé il pensiero di morte. Ciò che comunica l’anoressica con il proprio corpo, percepito erroneamente, è la ricerca di unicità, un attacco al falso sé, richiamare le attenzioni e l’aiuto dei genitori. Il corpo viene cioè percepito come un’entità separata dal Sé e l’anoressia spesso sembra un tentativo di cura, per arrivare attraverso la disciplina e il controllo del cibo, ad una individualità e differenziazione dalla figura materna.

 

Anche in una prospettiva cognitivo-comportamentale lo stile genitoriale avrebbe un ruolo chiave nello sviluppo di disturbi del comportamento alimentare. Secondo la dott.ssa Della Morte, psicologa psicoterapeuta, spesso sono i comportamenti rifiutanti o al contrario iperprotettivi dei genitori a costituire uno dei principali fattori di rischio per l’esordio dei disturbi del comportamento alimentare insieme all’auto e etero criticismo presente tra gli adolescenti e all’influenza che la competizione tra compagni di classe esercita sull’insoddisfazione corporea.

Come sottolinea il Dott. Saita, psicologo, l’anoressia e la bulimia rappresentano la faccia della stessa medaglia sebbene la prima comporti un’astensione dal mangiare e la seconda consista nel mangiare in modo eccessivo. Sebbene non tutti gli esperti concordino su una stretta correlazione tra entrambi i disturbi, il costrutto di base che accomuna le persone con bulimia e anoressia è la percezione netta di non essere amati o apprezzati.

Il dott. Roviglio, medico specialista in dietologia e scienza dell’alimentazione definisce il Binge Eating Disorder come un comportamento caratterizzato dal desiderio di dimagrire e da contemporanee perdite di controllo sul cibo, determinate dalla percezione di emozioni negative. Alla base paiono esserci scompensi affettivi (familiari, di coppia..). Come tutte le personalità dipendenti anche le persone con Binge Eating Disorder ricorrono a un elemento, in questo caso al cibo, per creare una realtà fittizia. Le abbuffate provocano conseguentemente fenomeni di alterazione della fame e sazietà (la dieta ipocalorica porta un aumento di fame), blocco delle emozioni negative che si ripresentano, secondo un circolo vizioso, in abbuffate che a loro volta determineranno emozioni altrettanto spiacevoli.

 

Quali differenze tra Binge Eating disorder e bulimia?

Come sottolinea la dott.ssa , nutrizionista e Speciliasta PNEI, a differenza degli altri disturbi del comportamento alimentare, la bulimia viene spesso trascurata. Ne soffrono persone insospettabili e che apparentemente conducono una vita normale, anche se esprimono un forte bisogno di amore, riconoscimento, approvazione che non bastano per riempire il vuoto emotivo che sentono. Mentre come osserva il dott. Roviglio le bulimiche sono normopeso e la restrizione alimentare precede la comparsa delle abbuffate, le pazienti con Binge Eating Disorder sono sovrappeso e non utilizzano mezzi di compensazione (vomito, lassativi, attività fisica), non hanno comportamenti dietetici restrittivi poiché non riescono a limitare l’introito calorico.

Due sono le tipologie di organizzazione del Binge Eating Disorder per Roviglio: un quadro giovanile caratterizzato da una visione di sé che oscilla tra elevata stima di sé e autocritica estrema, timore di biasimo e di deludere l’altro e con alla base una famiglia caratterizzata da ambiguità e madri ansiose poco attente alle esigenze emotive della figlia, e un quadro adulto con un’origine del disturbo più tardiva dovuta a una crisi esistenziale e un conseguente vuoto interno interpretato erroneamente come fame, colmata con una perdita di autocontrollo sul cibo.

 

Una patologia a sé stante rispetto ad anoressia e bulimia è il vomiting.

Il Vomiting si definisce come una sorta di anoressia mascherata: nell’anoressia il piacere dato dal cibo viene anestetizzato attraverso il controllo e l’astinenza, nel vomiting il cibo mantiene la sensazione di piacere nell’alternanza abbuffata-vomito. Nasce dapprima come mezzo per gestire il timore di ingrassare come nell’anoressia o il desiderio di svuotarsi dopo una grande abbuffata tipico della bulimia ma come sottolinea il Dott. Algeri, psicologo e psicoterapeuta, tale pratica diventa ben presto una perversione piacevole, spesso solitaria e segreta e si alterna all’abbuffata, diventa il problema stesso per la persona.

Proprio per il forte grado di dolore che il disturbo del comportamento alimentare comporta e che veicola attraverso il controllo-non controllo del cibo, tutti gli esperti ma anche chi come la scrittrice Chiara Ciavatta, meglio conosciuta come Chiara Sole, il disturbo lo hanno vissuto direttamente, sottolineano l’importanza di una presa in carico psicoterapeutica.

Messaggio pubblicitario Dal momento che i disturbi del comportamento alimentare si inseriscono spesso come problematiche legate all’età adolescenziale, nel processo di aiuto a questi pazienti occorre ricordare come i genitori possano svolgere un ruolo essenziale nella cura del figlio/a. Infatti, secondo il dott. Testani, psicologo, una volta compreso il disagio, il genitore dovrebbe condividere con il figlio il problema senza forzature e con un’apertura alla comprensione. Come sottolinea anche la Dott.ssa Della Morte, psicologa, psicoterapeuta sarebbe opportuno che anche i genitori ricevessero un aiuto psicoterapeutico al fine di ottenere sostegno e direttive utili a favorire il cambiamento.

Tra le organizzazioni che si occupano della cura e dei disturbi del comportamento alimentare vi è ABA, divenuta punto di riferimento poichè accoglie la richiesta di aiuto di chi soffre di questi disturbi attraverso azioni di ricerca, prevenzione e assistenza. Fondata da Fabiola De Clercq nel 1991, ABA ha avuto una diffusione capillare sul territorio italiano ed è tuttora presente in 16 città italiane dove diversi specialisti lavorano in equipe per garantire un processo di cura efficace adatto al singolo paziente.

Ancora non amore è il significato che io, Antonella, voglio attribuire ad Ana. Ancora non amore è quella condizione di vuoto e di solitudine interiore che cerchiamo di colmare e di comunicare agli altri tramite il nulla, che in questo caso è la mancanza di peso corporeo, sperando disperatamente di essere ascoltate. Ecco quello che ti sto chiedendo adesso per mezzo di Ana: un po’ d’amore. Perché se sono magra sono più bella e ho il diritto di essere amata. Perché se sono magra ti verrà voglia di proteggermi e nel contempo ti mostrerò la mia grandezza, la perfezione che io so possedere. Perché se sono magra l’inverno sarà per me soltanto una carezza.

 

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BIBLIOGRAFIA:

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