Gli ingredienti del tradimento – Tracce del tradimento Nr. 05 –

Quali sono gli ingredienti di queste storie di tradimento? L'odio verso il partner e la caduta delle spinte ideologiche e spirituali alla monogamia

ID Articolo: 109207 - Pubblicato il: 17 aprile 2015
Gli ingredienti del tradimento – Tracce del tradimento Nr. 05 –
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RUBRICA TRACCE DEL TRADIMENTO 05

Il dolore del tradimento inflitto al partner, la colpa, lo strazio per il distacco di chi si ama da noi. Spesso ci appaiono vite “come se”, come se ci fossero sentimenti e rapporti, ma senza le implicazioni emotive e dolenti che ogni atto esistenziale implica. Insomma una vita di benefici sognati e di costi evitati.

Quali sono gli ingredienti di queste storie di tradimento?

Innanzitutto la tendenza a inferire da tracce labili un tradimento certo, e l’atto inferenziale appare come una certezza marmorea e indiscutibile. Poi la nascita dell’odio improvvisa dopo la mitizzazione del sentimento amoroso, l’odio verso l’altro accusato di rompere un progetto esistenziale. E da quell’odio si deduce l’omicidio: se non stai con me allora con nessun altro. Una sorta di tragedia grandiosa appare agli occhi di persone dalla vita spesso affatto epica. E l’atto violento è l’unico atto grandioso di una vita intera, una sorta di tragico riscatto.

Messaggio pubblicitario Un secondo ingrediente è la caduta delle spinte ideologiche e spirituali alla  monogamia. Cresce il desiderio di tutto potere e avere in una società che spinge al soddisfacimento del massimo dei desideri possibili e al disprezzo per le regole morali autoimposte. È la società del mercato e dell’ immagine che ci dice “no limits” dove il limite invece che il risultato di una scelta pacata appare come una banalità, un noioso accomodarsi alla normalità, una riduzione di senso. Questo è interessante perché è come se nella modernità avanzata si recuperassero aspetti di comportamento promiscuo sepolti nelle radici genetiche del nostro essere mammiferi predatori.

La spinta al consumo si sposta dagli oggetti (le borse, le scarpe) alle relazioni. È  difficile non farsi coinvolgere da questa corsa generale e veloce al massimo del soddisfacimento in tutti i campi.  Anche la spinta al consumo sessuale si è fatta grande, ovunque occhieggiano da manifesti, giornali, televisioni e internet, donne e uomini giovani, disponibili e molto belli che ci guardano e ci chiedono “e perché no?”

Questa ideologia della libertà costituisce al contempo l’intelligenza dell’occidente, la sua incredibile spinta al cambiamento -come scrive Landes (2000)- ma anche la sua nemesi dolorosa.  La motivazione che abbiamo avuto verso la scoperta, l’esplorazione del nuovo, la curiosità per la sperimentazione di soluzioni scientifiche e tecniche sempre nuove, hanno implicato molte vittorie ma portato alcuni mutamenti non facili da affrontare per la larga parte della popolazione. L’interesse per tutto ciò che è nuovo è anche al centro di una crisi dei rapporti e della necessità di una riflessione  che chiede nuove soluzioni.

Nei rapporti, che è l’area che stiamo mettendo a fuoco, il tradimento e il gioco sembrano poter sostituire la consapevolezza del dolore e del limite che è in ogni atto umano. Spesso i nostri pazienti quando arrivano da noi sembrano raccontare storie di assoluta impreparazione ad affrontare le normali conseguenze degli atti della vita.

Il dolore del tradimento inflitto al partner, la colpa, lo strazio per il distacco di chi si ama da noi. Spesso ci appaiono vite “come se”, come se ci fossero sentimenti e rapporti, ma senza le implicazioni emotive e dolenti che ogni atto esistenziale implica. Insomma una vita di benefici sognati e di costi evitati.

Messaggio pubblicitario Anche il cinema ci mostra in modo interessante questa esclusione della sofferenza implicata nella maggiore libertà che abbiamo. Pensiamo ad Almodovar, il grande regista racconta un suo mondo ideale di donne e uomini forti e allegri in cui la promiscuità assoluta, i gusti sessuali e le tragedie della vita possono essere affrontate tutte insieme, con una leggerezza e un vitalismo che esclude il racconto della sofferenza. O il nostro Ozpetec quando dopo le peggiori tragedie, dopo lutti, cambiamenti di gusto sessuale e identitario riunisce alla fine i personaggi a volersi bene intorno a un tavolo.

Non tutti nella vita riescono ad essere Penelope Cruz e Carmen Maura o la nostra Greta Scacchi, e il fatto che anche questa allegria sia possibile non vuol dire che sia un paradigma esportabile o auspicable per tutti e in tutte le situazioni.  Proprio questo limite costituisce secondo noi la genialità di Almodovar, un visionario che come tutti i grandi anticipa e coglie  il sentimento profondo del proprio tempo.  Ma quando poi l’illusione finisce è difficile cominciare ad imparare l’alfabeto emotivo e sentimentale necessario a vivere la vita. La leggerezza della società occidentale ci salva e ci danna e forse sarebbe anche ora di affrontare con serietà la costruzione di un’etica laica del sentimento e della responsabilità che ci permetta di affrontare in modo maturo e “all’occidentale” la vita.

L’accettazione del limite della sofferenza, o la fuga da queste appaiono come una delle forbici e dei dilemmi esistenziali maggiormente presenti nei nostri pazienti.

 

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BIBLIOGRAFIA:

 

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