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I benefici di lungo periodo di uno scandalo che investe il capo in azienda

Scandali nei quali sono coinvolti capi di grandi aziende non hanno un impatto negativo a lungo termine e possono anzi sortire effetti positivi sui guadagni

ID Articolo: 106779 - Pubblicato il: 25 febbraio 2015
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Ricerche attuali mostrano che scandali nei quali sono coinvolti capi di grandi aziende non hanno un impatto negativo a lungo termine e possono anzi sortire effetti positivi sui guadagni. 

Infatti, dagli studi emerge che le misure correttive messe in atto dopo un avvenimento scandaloso instillano fiducia nei clienti di tali imprese, aumentando i profitti di queste ultime fino a surclassare i rivali che non si sono macchiati l’immagine adottando condotte reprensibili.

Nonostante ciò, è bene sottolineare che le conseguenze a breve termine per gli azionisti sono piuttosto disastrose. I capi d’azienda che commettono frodi fiscali o prendono parte a interscambi commerciali poco puliti, costano molto caro ai propri azionisti nei giorni immediatamente successivi alla diffusione pubblica di tali notizie.

In uno studio che comprendeva l’analisi di 80 scandali finanziari avvenuti in USA, emerge che le quote sono tragicamente cadute in una percentuale compresa tra 6.5 e 9.5 percento nella mensilità successiva al misfatto, costando collettivamente ai soci circa 1.9 miliardi di dollari per ogni azienda coinvolta in uno scandalo. E non si tratta solo di condotte immorali in campo finanziario, ma avvenimenti di tale genere possono anche riguardare la sfera personale, come l’avere una relazione extraconiugale, mentire sul proprio curriculum o essere coinvolto in questioni di molestie sessuali.

Messaggio pubblicitario Comunque, gli effetti negativi non durano a lungo. Tre anni dopo, il valore delle azioni delle stesse aziende coinvolte nella ricerca superava quello di altre imprese non coinvolte in alcuno scandalo. Nonostante tutto, infatti, le 80 compagnie studiate – che includono grandi nomi come Apple, Hewlett Packard, IBM, JP Morgan and Yahoo – mostrano un aumento di guadagni, che si verifica a partire da tre anni dopo lo scandalo.

La ricerca, condotta dal Dottor Surendranath Jory dell’University of Sassex, è stata pubblicata sul Journal of Applied Economics. Le imprese analizzate dallo studioso e dai suoi colleghi dell’East Carolina University e dell’University of Texas-Pan American erano state coinvolte in avvenimenti scandalosi in un periodo compreso tra il 1993 e il 2011. Nello studio veniva utilizzato il punteggio ROA (Return on Assets, che in italiano si potrebbe tradurre con l’espressione beni convertibili in liquidità) come misura dell’efficienza delle aziende nel convertire i loro beni in guadagni. Dai dati emerge che le aziende il cui Chief Executive Officer era stato coinvolto in uno scandalo guadagnavano il 10 percento in più delle compagnie rivali.

Secondo il Dottor Jory questo potrebbe essere dovuto al fatto che le misure di sicurezza messe in atto in seguito ad un evento collettivamente ritenuto immorale, misure quali ad esempio punizioni esemplari e maggiori controlli al fine di prevenire futuri abusi, apportino dei cambiamenti che rendono gli investitori maggiormente fiduciosi. Come dire, che se nessuno si augura che uno scandalo avvenga tra le proprie fila, può stare tranquillo che, dopo una grossa perdita iniziale, andrà tutto per il meglio.

 

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