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Criminalità & Psicopatia: le punizioni sono sempre utili?

Un programma di prevenzione, in una fase precoce dello sviluppo attuato da parte dei genitori, potrebbe essere più efficace di un provvedimento punitivo

ID Articolo: 106517 - Pubblicato il: 18 febbraio 2015
Criminalità & Psicopatia: le punizioni sono sempre utili?
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Un programma di prevenzione potrebbe dunque essere più efficace di un provvedimento punitivo: è difatti dimostrato che insegnare ai genitori di bambini che mostrano queste problematiche come affrontare al meglio quella fase dello sviluppo porta a significative riduzioni dei problemi di condotta.

Come è noto, le punizioni oltre a scoraggiare gli atti di delinquenza servono soprattutto a far riconoscere l’errore e trasmettere un nuovo quadro valoriale. Ma questa metodologia è efficace con tutti i tipi di criminali? Un recente studio dell’università di Montreal sostiene di no.

Secondo Blackwood, un criminale con tratti psicopatici presenta delle caratteristiche diverse da un criminale comune, primo fra tutti è l’incapacità di apprendere dalle punizioni. Criminali di questo tipo sembra non traggano alcun beneficio dai programmi di riabilitazione: hanno tassi maggiori di recidività e scontare la pena sembra non influenzi affatto la loro condotta.

Visto che in media uno su cinque dei criminali violenti è anche psicopatico, fare un tentativo per identificare i meccanismi neurali sottostanti il loro comportamento è indispensabile per sviluppare interventi più efficaci.

Messaggio pubblicitario In questa ricerca gli autori hanno utilizzato le Immagini di Risonanza Magnetica per studiare la struttura e le funzioni cerebrali in un campione di criminali violenti (condannati per omicidio, stupro, tentato omicidio e lesioni personali gravi) in Inghilterra; 12 di loro con diagnosi di disturbo di personalità antisociale e psicopatia, 20 presentavano un disturbo di personalità antisociale ma non erano diagnosticati psicopatici e il gruppo di controllo era invece composto da 18 non-criminali sani.

I risultati mostrano l’esistenza di anormalità strutturali della materia grigia (riduzione bilaterale del volume della corteccia prefrontale rostrale anteriore e dei lobi temporali) in entrambi i gruppi di criminali, ma il gruppo di psicopatici presenta anche anormalità specifiche della materia bianca.

Aver individuato la presenza di alterazioni specifiche della materia bianca potrebbe aiutare a spiegare perché i criminali psicopatici persistono nei loro atti violenti nonostante le punizioni ricevute. Quale alternativa potrebbe essere utile, allora?

Come spiega Blackwood gran parte dei crimini violenti sono commessi da uomini che avevano messo in atto condotte problematiche già da piccoli: gli antecedenti della psicopatia emergono infatti già in giovane età: è allora che la struttura e il funzionamento cerebrale si delineano in maniera più dettagliata, ma è anche il momento il cui ci sono ancora le potenzialità per poter effettuare delle modificazioni.

Un programma di prevenzione potrebbe dunque essere più efficace di un provvedimento punitivo: è difatti dimostrato che insegnare ai genitori di bambini che mostrano queste problematiche come affrontare al meglio quella fase dello sviluppo porta a significative riduzioni dei problemi di condotta, quantomeno nei bambini che non sono ancora del tutto insensibili agli altri.

Ovviamente le dinamiche dei comportamenti violenti persistenti sono sottili e complesse e le anormalità cerebrali associate agli stessi non sono di facile individuazione. Ricerche di questo genere sono cruciali per ottenere le informazioni necessarie per sviluppare programmi di prevenzione e interventi specifici per provare a modificare il comportamento e diminuire il rischio di commettere crimini violenti.

 

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