Psicoterapia, Metacognizione e PTSD: Nuove conferme sperimentali

L’ipotesi che la metacognizione sia danneggiata nei pazienti gravi era stata espressa da Semerari e colleghi a metà degli anni ’90... - Psicoterapia & PTSD

ID Articolo: 105486 - Pubblicato il: 05 gennaio 2015
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L’ipotesi che la metacognizione sia danneggiata nei pazienti gravi era stata espressa da Semerari e colleghi a metà degli anni ’90 – vedi Semerari A. (a cura di) (1999). Psicoterapia cognitiva del paziente grave. Milano: Raffaello Cortina -. Liotti e colleghi da tempo ipotizzano che esperienze psicologicamente traumatiche disorganizzino le funzioni superiori della coscienza, che corrisponde a problemi in quella che nell’area della metacognizione viene chiamata integrazione.

L’idea fino ad ora non aveva ricevuto conferme sperimentali. Il uno studio del gruppo di Paul Lysaker al quale ho partecipato, abbiamo testato l’ipotesi misurando la metacognizione con la versione adattata della Metacognition Assessment Scale in tre gruppi: uno affetto da PTSD, uno da schizofrenia e un terzo gruppo che è stato soggetto a difficoltà esistenziali significative, di soggetti HIV+.

Sono stati misurati anche i livelli di depressione e le capacità di riconoscimento emozionale attraverso un task che valuta sia l’espressione del viso che la prosodia (il Bell Lysaker Emotion Recognition Task).

È emerso che i pazienti con PTSD avevano migliore metacognizione del gruppo con schizofrenia, come ipotizzato, e livelli minori di mastery, ovvero della capacità di utilizzare la conoscenza sugli stati mentali per padroneggiare problemi interpersonali e sofferenza soggettiva, del gruppo di controllo costituito da pazienti HIV+. I risultati erano indipendenti dal livello di depressione.

All’interno del gruppo PTSD, si è visto che minore mastery era collegata a maggior stress soggettivo e iperarousal. Una relazione simile era specifica di aspetti della metacognizione, mentre non sono emersi collegamenti tra la performance nel task di riconoscimento emotivo e la gravità dei sintomi legati al PTSD.

Alcuni risultati erano invece inaspettati, non abbiamo ad esempio trovato correlazioni tra metacognizione e sintomi di avoidance/numbing.

Ad un livello descrittivo, osservando le medie dei punteggi dei pazienti con PTSD, si notava come non fossero per la maggior parte capaci di integrare molteplici aspetti dell’esperienza soggettiva in una narrazione coerente, direi dato a supporto delle teorie della “disintegrazione” delle funzioni superiori della coscienza sotto l’effetto del trauma.

Il lavoro di riferimento è il seguente:

Lysaker, P.H., Dimaggio, G., Wickett-Curtis, A., Luedtke, B., Vohs, J., Leonhardt, B., James, A., Buck, K.D. & Davis, L.W. (in press) Deficits in metacognitive capacity are related to subjective distress and heightened levels of hyperarousal symptoms in adults with Posttraumatic Stress Disorder. Journal of Trauma and Dissociation.

Nel complesso, l’idea che la metacognizione sia in generale danneggiata nei pazienti gravi – si veda Dimaggio e Lysaker (a cura di) (2011): Metacognizione e Psicopatologia, Raffaello Cortina – trova conferma in una popolazione in cui non era ancora stata studiata. Più nello specifico, arriva una prima conferma sperimentale che, coerentemente con le ipotesi di Liotti, Farina e altri colleghi italiani che se ne sono occupati, che la metacognizione sia compromessa, almeno in parte, nei processi dissociativi.

Studi futuri dovranno esplorare il legame con i pattern di attaccamento in questa patologia e usare un gruppo di controllo privo di patologia (qui ci aspettiamo che il PTSD abbia una performance significativamente inferiore anche in altri aspetti della metacognizione).

 

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