L’Effetto Placebo da Farmaci e da Relazione Terapeutica – Congresso SITCC 2014

Se l'effetto placebo è l'effetto del contesto psicosociale, componente psicologica della terapia, si può parlare di tale effetto anche in psicoterapia?

ID Articolo: 103199 - Pubblicato il: 01 ottobre 2014
L’Effetto Placebo da Farmaci e da Relazione Terapeutica – Congresso SITCC 2014
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Effetto Placebo da farmaci e da relazione terapeutica - SITCC 2014 Si parla ancora di effetto placebo, quell’influenza della mente sul corpo, quel cambiamento organico che avviene in seguito all’attribuzione di un significato simbolico al rituale terapeutico che va al di là dell’effettivo contenuto chimico del farmaco, in una perfetta interazione mente-cervello-corpo.

Il Prof. Benedetti apre il simposio illustrando un caso particolare: la risposta placebo in pazienti con deficit dei lobi frontali. La corteccia prefrontale dorso laterale fa parte del sistema di controllo esecutivo, si occupa dunque delle funzioni esecutive ed è un punto cruciale per l’elaborazione delle aspettative. Studi di bioimmagine evidenziano che, mel momento in cui si installa un protocollo di apprendimento, si ha l’attivazione della corteccia prefrontale dorso laterale e il segnale dalla prova di condizionamento in poi, aumenta.

Messaggio pubblicitario Cosa succede dunque se quest’area subisce dei danni? Senza un controllo prefrontale (casi di degenerazione della sostanza bianca o di deficit della DLPFC come per i pazienti affetti da Alzheimer che presentano una sconnessione dei lobi prefrontali rispetto al resto del cervello) scompaiono totalmente i meccanismi di aspettativa e di conseguenza non c’è la risposta placebo.

I lobi frontali svolgono quindi un ruolo fondamentale nell’effetto placebo ma non solo, data l’additività dell’effetto del contesto psicosociale all’effetto puramente farmacologico, anche durante la somministrazione di un farmaco vero e proprio è importante tenere conto della ridotta capacità dei pazienti con questi deficit di mettere in atto meccanismi di aspettative positive per modulare la dose del farmaco e compensare la mancanza.

Ma se l’effetto placebo è l’effetto del contesto psicosociale, la componente psicologica della terapia, si può parlare di effetto placebo in psicoterapia?

È quanto prova a fare il Dott. Farina nel suo intervento: My fair therapist: la relazione terapeutica tra effetti specifici e placebo.
Mimando la ricerca farmacologica, anche in psicoterapia si è cercato di paragonare una psicoterapia effettiva e una psicoterapia placebo ma ci si è ben presto resi conto che non è possibile realizzare un vero e proprio placebo nella ricerca in psicoterapia.

Quando si somministra un placebo è bene farlo in doppio cieco (né paziente né medico lo sa) e questo in psicoterapia non si può fare. Quello che si può fare, ed è stato fatto, è raffinare i gruppi di controllo aggiungendo o sottraendo delle tecniche psicoterapeutiche specifiche o delle componenti terapeutiche per valutarne l’efficacia e gli effetti. Tuttavia anche in questo caso non è possibile parlare di un vero e proprio effetto placebo: l’idea che il placebo sia arricchito dei significati impliciti ed espliciti attribuiti alla terapia ha fatto pensare alla possibilità che il placebo potesse essere una terapia aspecifica, ma per quanto si possano individuare delle componenti diverse nel processo psicoterapeutico, non è possibile assumere la relazione terapeutica come componente aspecifica del processo né avrebbe alcun senso farlo, data la natura del processo.

Infine il Dott. Ruberti approfondisce il tema spostando l’accento su una questione diversa ma altrettanto fondamentale: il consenso informato.

Messaggio pubblicitario È indubbia l’importanza della correttezza e della trasparenza nei confronti del trattamento a cui un paziente viene sottoposto. Ma non tutti i contesti si prestano allo stesso modo. Nel contesto psichiatrico questo argomento è delicato e importantissimo proprio perché non è sempre facile e soprattutto utile informare il paziente che potrebbe ricevere un placebo al posto del farmaco.

La letteratura dice che quello psichiatrico è uno dei contesti più efficaci proprio perché la dimensione rituale è molto importante e associata a immagini simbolicamente particolari: il medico con il camice così come gli elementi ambientali, favoriscono significativamente l’efficacia del placebo.

Viene usato principalmente per disturbi temporanei, ricercando degli effetti immediati come nei disturbi soggettivi di ordine fisico o agitazione e insonnia, e soprattutto per pazienti molto richiedenti farmaci al fine di abbassare il livello di farmaci somministrati.

Ma l’equilibrio è precario e le tematiche della fiducia e del sospetto sono importantissime per la relazione terapeutica in psichiatria tanto quanto in psicoterapia. Il problema da porre è dunque se il placebo non detto sia un imbroglio o se, comunicando al paziente che potrebbe ricevere un placebo al posto del farmaco questo riduca l’effetto.

Un ottimo spunto dunque, per ricerche e riflessioni future.

 

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