Per dieci minuti di Chiara Gamberale, Feltrinelli 2014 – Recensione

La Psicoterapeuta propone alla paziente, protagonista del libro, di dedicare dieci minuti al giorno a fare una cosa che non ha mai fatto... Feltrinelli 2014

ID Articolo: 40508 - Pubblicato il: 05 marzo 2014
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Francesco Aquilar

Per dieci minuti

Chiara Gamberale , Feltrinelli 2014

 

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Per dieci minuti di Chiara Gamberale, Feltrinelli 2014. - Immagine: copertinaL’impianto narrativo è formidabile: alla paziente protagonista, disperata perché è appena stata lasciata dal marito e licenziata dal lavoro, la psicoterapeuta propone di svolgere un gioco per un mese: dedicare dieci minuti al giorno a fare una cosa che non ha mai fatto.

E, per quanto le sedute continueranno ad essere svolte ogni lunedì, il bilancio psicoterapeutico dell’esperienza si farà solo a fine mese. Il romanzo è il diario di queste esperienze.

Il racconto è asciutto, ben descritto, gradevolmente umoristico e autoironico al punto giusto, pieno di riflessioni garbate che assomigliano a morbide pennellate impressionistiche significative. E’ pieno di belle persone, che sono i personaggi che circondano e accompagnano Chiara nelle sue esperienze.

La protagonista si chiama Chiara come l’autrice, e parla in prima persona. E’ palesemente una paziente, una brava paziente, con le conoscenze e le capacità di osservazione e di auto-osservazione tipiche dei pazienti in psicoterapia. E’ sicura della relazione con la sua terapeuta.

Si dichiara uscita dall’anoressia, e fa continue osservazioni semplici e intelligenti sulla realtà esterna in rapporto con la realtà interna: come si fa a volersi bene senza farsi troppo male? (pag. 47); le ossessioni non si offendono se le trascura (le dice la psicoterapeuta a pag. 97); scrivere è semplicemente il mio unico rimedio all’esistenza (pag. 104); quando fanno qualcosa per noi, gli altri ci consegnano o ci tolgono un’occasione? (pag. 114); da quando la vita è vuota, non mi ero mai accorta che fosse così piena (pag. 141); è una persona che vorrei passare il resto della vita a vederla ridere (pag. 166); il meglio della vita sta in tutte quelle esperienze interessanti che ancora ci aspettano (pag. 168).

Non è tanto importante che la psicoterapeuta e la protagonista si affidino alla filosofia di Rudolf Steiner (1861-1925), anche se l’epigrafe di partenza è una sua citazione paracognitivista: “In ogni essere umano esistono facoltà latenti attraverso le quali egli può giungere alla conoscenza del mondo”.

Quel che può essere particolarmente interessante per noi psicoterapeuti cognitivo-comportamentali, oltre l’aspetto letterario, è l’interpretazione che possiamo farne e l’utilizzazione eventuale con i nostri pazienti.

Messaggio pubblicitario Innanzi tutto, l’impostazione è decisamente comportamentista: esci da una situazione difficile attraverso un’esperienza comportamentale da valutare insieme, terapeuta e paziente. Poi: il suggerimento comportamentale viene presentato come un gioco, un gioco cooperativo, un gioco che può servire ad allargare la mente e soprattutto a gestire un momento emotivamente difficile e tragico, nel vissuto della paziente. Ancora, anche lo sviluppo del romanzo può essere interpretato in maniera decisamente cognitivista: per quanto il bilancio totale dell’esperienza si farà dopo un mese, settimana per settimana c’è nel dialogo terapeutico un accompagnare la paziente ad uscire dal suo stato mentale problematico, e un tentare di renderla consapevole delle sue risorse, che sono maggiori di quanto creda.

Le osservazioni diffuse nella narrazione, inoltre, potrebbero essere utilizzate come uno strumento di riflessione in più per i nostri pazienti: c’è un ottimismo sottile implicito malgrado tutto, una fiducia che riesce a rivitalizzare anche le esperienze più negative, una ristrutturazione delicata e sistematica in positivo persino dei momenti e degli stati d’animo più dolorosi.

Infine, due parole sullo stile letterario: grande conoscenza tecnica del procedere romanzesco, con numerose citazioni implicite di alto livello; il collegarsi alla comunità dei lettori appassionati, di tutto il mondo e di tutti i tempi, malgrado le differenze notevoli che esistono tra le singole persone. Leggiamo per noia, per curiosità, per scappare dalla vita che facciamo, per guardarla in faccia, per sapere, per dimenticare, per addomesticare i mostri tra la testa e il cuore, per liberarli (pag. 109).

Leggiamo anche, si potrebbe aggiungere, per aumentare la nostra consapevolezza, la nostra capacità di descrizione dei fenomeni esterni e interni, la nostra capacità di cimentarci con le relazioni significative e la nostra integrazione tra pensieri, emozioni, comportamenti e progetti.

Decisamente un gran bel piccolo libro, Per dieci minuti di Chiara Gamberale, che riconferma anche la presenza ormai acquisita della psicoterapia nel sociale, nel letterario, nel culturale e nei mezzi di comunicazione di massa, come un elemento imprescindibile dell’esperienza di elaborazione mentale multimodale ed etica, più che mai necessaria nell’era post-moderna.

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