CyberSexual Addiction: quando il Sesso online da Dipendenza – Psicologia & CyberSex

Cybersexual Addiction: rivolgersi compulsivamente a internet per trovare un partner o materiale erotico, come forma primaria di gratificazione sessuale...

ID Articolo: 40870 - Pubblicato il: 13 marzo 2014
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Sesso nel cyberspazio- quando diventa cybersexual addiction!. -Immagine: © Amy Walters - Fotolia.comCybersexual addiction:  Il soggetto si dedica in modo sempre più compulsivo all’uso di internet per trovare un partner o materiale erotico, fino a considerare l’eccitazione che ne deriva come forma primaria di gratificazione sessuale, e fino a ridurre l’investimento sul partner reale. Inoltre il disagio scaturito dalla dipendenza porta il soggetto a  nascondere le proprie relazioni virtuali agli altri, provando sentimenti di colpa o vergogna.

Nella definizione di cybersesso rientrano tutte le modalità di utilizzo di internet che possono determinare eccitazione e gratificazione sessuale. Si tratta di attività fra loro differenti, che comprendono la scrittura e la lettura di storie a contenuto erotico, la frequentazione di chat rooms a contenuto sessuale, la visione di filmati pornografici, l’ uso di web-cam per attività erotiche a distanza e la ricerca di incontri con persone che si prostituiscono. 

Riassumendo, c’è il sesso vissuto e poi mostrato su internet, c’è il sesso procurato tramite internet, ma c’è anche il sesso vissuto esclusivamente in maniera virtuale.

La cybersexual addiction è la dipendenza da queste attività sessuali virtuali e rientra nelle categorie della dipenza da internet.

Kimberly S. Young, docente di Psicologia presso l’Università di Pittsburgh e direttrice del Center for Online Addiction, ha tracciato un profilo del cybersexual addicted : “ Il soggetto si dedica in modo sempre più compulsivo all’uso di internet per trovare un partner o materiale erotico, fino a considerare l’eccitazione che ne deriva come forma primaria di gratificazione sessuale, e fino a ridurre l’investimento sul partner reale. Inoltre il disagio scaturito dalla dipendenza porta il soggetto a  nascondere le proprie relazioni virtuali agli altri, provando sentimenti di colpa o vergogna.

Messaggio pubblicitario Secondo dati emersi di recente, questa dipendenza riguarda in Italia prevalentemente i maschi eterosessuali, dai 33 ai 55 anni, sposati nel 60% dei casi e separati nel 13%, capaci di passare da 11 a 35 ore settimanali davanti al computer, spesso in orario lavorativo. Per capire come si è arrivati alla diffusione di questo fenomeno bisogna ripercorrere, brevemente, come l’incremento esponenziale dell’uso di internet abbia modificato la pornografia e la prostituzione.  Il settore hard, da evento pubblico nei cinema a luci rosse, è diventato gradualmente un fenomeno privato con l’avvento del vhs, del dvd e infine di internet.

In Italia ci sono 35.000 siti pornografici per adulti; il 72% dei “porn users” è uomo ed il 28% donne.

Siti come youporn rappresentano l’evoluzione della filosofia dei pornoconsumatori, che  producono e condividono gratuitamente le proprie prestazioni sessuali. Quando l’interazione con altri utenti (attraverso webcam, telefono o chat) è soggetta a pagamento si entra nel campo della prostituzione online. Il fenomeno, pure così diffuso, rimane sconosciuto, sommerso e  impunito, nonostante la presenza di quattro sentenze della Corte di Cassazione in materia.

Le n. 25464 e n.25465 del 2004 stabiliscono, infatti, che anche vendere “sesso virtuale” è sfruttamento della prostituzione. La n. 36157 dello stesso anno precisa che per esserci prostituzione non occorre un contatto fisico tra chi richiede e chi offre una prestazione sessuale a pagamento.

Hanno fatto molto scalpore, negli ultimi anni, le inchieste giornalistiche sulle pornostudentesse, ossia sulle giovani donne che offrono sesso virtuale (e in alcuni casi reale) per “mantenersi agli studi”. Il giornalista Calderoni, che ha intervistato e conosciuto alcune di queste ragazze, definisce l’incontro erotico mediato dalla rete come un concentrato di emozioni, sessualità e relazione sociale gestito secondo i principi dello scambio economico e della velocizzazione dei tempi.

E’ il mercato, dunque, a creare il luogo dei bisogni e insieme della loro soddisfazione, in cambio di denaro, ma forse non solo. Bisognerebbe conoscere quali siano i costi delle conseguenze psicologiche nella vita di chi vende il proprio corpo, anche solo nella sua immagine, e di chi lo acquista.

L’anonimato del web consente di osare, mostrandosi come più prestanti e più sicuri di ciò che si è; l’uso seduttivo e narcisistico del corpo porta a una facile soddisfazione dell’autostima, all’esercizio di una libertà e di un controllo maggiore di quello che è possibile esercitare nella vita reale;  il piacere, vissuto in modo così dissociato e onnipotente, esime da qualsiasi conseguenza sul piano sociale e relazionale.

Appunto: e la relazione? La relazione virtuale non può avere le stesse caratteristiche di una relazione reale,  che prevede un incontro e un confronto con l’altro, con il suo corpo e la sua storia, nutrendosi di fantasie e desideri valorizzati dall’attesa. Il sesso on-line, invece, costringe direttamente a giochi stereotipati e a dettagli pornografici, il tutto proiettato su uno schermo in cui io guardo il mio stesso piacere senza mai incontrare quello altrui, pur avendone bisogno per eccitarmi.  Non è l’uso di internet, naturalmente, ad essere incolpato, quanto il suo abuso, che comporta numerosi rischi psicopatologici, tanto gravi quanto più precoce è l’età in cui compare  la condotta di dipendenza.

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