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Terapia Cognitivo-Comportamentale nei pazienti con disturbo ossessivo compulsivo

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo: uno dei disturbi più invalidanti per i pazienti che ne soffrono, che impatta sul funzionamento interpersonale e lavorativo

ID Articolo: 37678 - Pubblicato il: 12 dicembre 2013
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Tcc per pazienti DOC. - Immagine: ©-fotovika-Fotolia.comIl Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) rappresenta uno dei disturbi d’ansia maggiormente invalidanti per i pazienti che ne soffrono, con notevole impatto sul funzionamento interpersonale e lavorativo.

Le più accreditate linee guida internazionali per il trattamento del DOC indicano come trattamenti first-line sia la terapia cognitiva comportamentale (TCC), sia la terapia farmacologica con inibitori della ricaptazione della serotonina (SRI). Purtroppo nella pratica clinica accade molto spesso che i pazienti, soprattutto quelli che hanno effettuato terapia farmacologica, non abbiano una adeguata risposta clinica; in questi casi si procede con 2 strategie alternative di augmentation alla terapia con SRI: l’aggiunta di un secondo farmaco, nello specifico un antipsicotico di seconda generazione (Risperidone, Quetiapina, Aripiprazolo, etc.) oppure l’aggiunta di una terapia cognitiva comportamentale. Le 2 strategie, volte ad ottenere un miglioramento della risposta, fino ad ora, venivano considerate ugualmente efficaci, anche se nessuno studio si era mai preoccupato di metterle a confronto.

In un recente lavoro, pubblicato su JAMA Psychiatry, un gruppo di ricercatori coordinati da Helen Blair Simpson, professoressa di Psichiatria presso il Columbia University Medical College della Columbia University di New York, ha effettuato, per la prima volta, questo confronto, con risultati davvero interessanti.

Lo studio clinico randomizzato, condotto dal gruppo statunitense, ha previsto il reclutamento di 100 pazienti con diagnosi prevalente di DOC, da almeno 12 mesi, di gravità moderata (punteggio alla Yale-Brown Obsessive Compulsive Scale [Y-BOCS] ≥ 16), in trattamento farmacologico con un SSRI alla dose massima tollerabile, da almeno 12 settimane. I pazienti arruolati sono stati quindi suddivisi, in modo casuale, in 3 diversi gruppi che, per 8 settimane, hanno aggiunto alla terapia farmacologica:

  • TCC basata sulla Esposizione combinata con Prevenzione della Risposta (40 soggetti);
  • Risperidone, un antipsicotico di seconda generazione (40 soggetti);
  • Placebo, in forma di compresse (20 soggetti).

La TCC basata sull’Esposizione combinata con Prevenzione della Risposta prevede: a) il contatto o esposizione, graduale o prolungata, con lo stimolo o la situazione che generalmente innesca i sintomi per un intervallo di tempo maggiore di quello generalmente tollerato; b) la prevenzione della risposta ossia l’interruzione dei comportamenti generalmente messi in atto dopo il contatto con lo stimolo o la situazione, per un tempo maggiore di quello generalmente tollerato. Il gruppo che ha ricevuto il trattamento psicoterapeutico, ha effettuato complessivamente 17 sedute con frequenza bisettimanale, con 2 sedute introduttive, 15 sedute con esposizioni e homework quotidiano rappresentato da almeno 60 minuti di auto-esposizioni.

Il gruppo trattato con Risperidone ha assunto una dose progressivamente crescente del farmaco fino ad un massimo di 4 mg al giorno. Anche il gruppo che ha assunto placebo è stato trattato con compresse di forma, colore e dimensioni uguali a quelle del Risperidone, in modo tale che né i pazienti né gli sperimentatori fossero in grado di distinguere i 2 gruppi (doppio cieco).

Messaggio pubblicitario San Giorgio fino al 15 Luglio L’outcome primario è stato misurato in termini di gravità sintomatologica attraverso l’ Y-BOCS, la scala che rapidamente è diventata il punto di riferimento per la valutazione della gravità del DOC. La Y-BOCS, valutando la gravità piuttosto che il tipo o la frequenza dei sintomi, è in grado di fornire una buona misura del loro cambiamento; inoltre, essendo una scala di etero-valutazione, consente di evitare i bias tipici delle scale di autovalutazione.

I risultati più significativi dello studio sono stati 2.

Il primo è rappresentato dal primato della TCC con Esposizione combinata e Prevenzione della Risposta rispetto al placebo e al Risperidone; la terapia cognitiva in 8 settimane è in grado di fornire outcome superiori sia in termini di riduzione della gravità dei sintomi, sia in termini di miglioramento della qualità di vita e del funzionamento generale.

Forse, ancora più sorprendente il secondo dei risultati, che ha evidenziato assenza di differenze statisticamente significative tra Placebo e Risperidone, rispetto agli outcome considerati (fig. 1).

In termini clinici lo studio evidenzia che l’80% dei pazienti trattati con terapia di esposizione e prevenzione dei rituali risponde dopo 8 settimane di trattamento (il 43% ha presentato sintomi lievi), mentre solo il 23% dei pazienti che hanno assunto Risperidone e il 15% di quelli che hanno assunto placebo hanno presentato una risposta clinica.

Questi risultati suggeriscono che la migliore strategia di trattamento nei pazienti con OCD che risponde parzialmente ai farmaci SRI è la TCC basata sulla Esposizione e Prevenzione dei Rituali, migliore in termini di efficacia, migliore in termini di accettabilità e tollerabilità.

Sebbene lo studio sottolinei l’efficacia della TCC nel DOC, non bisogna dimenticare che esistono molti pazienti non-responder, così come pazienti nei quali permangono sintomi residui in grado di limitare pesantemente la qualità di vita. In tutti i casi di risposta non adeguata è necessario prendere in considerazione la possibile e frequente comorbilità con altri disturbi, in particolare con i disturbi di personalità, che, come ampiamente dimostrato, peggiorano gli outcome del trattamenti del DOC (Thiel et al., 2013).

Per ottimizzare la terapia del DOC bisogna quindi valutare in modo approfondito la co-occorrenza di disturbi di personalità e affrontare, in parallelo all’uso coerente di tecniche CBT, aspetti di questa patologia che possono permettere di interrompere fattori di mantenimento del DOC legati a problemi di personalità, o aumentare la collaborazione terapeutica, con la ragionevole speranza di ottenere risultati migliori e stabili.

 

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Figura 1 - Grafico outcomes

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA:

 

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