Comportamenti Etici & Status Socio Economico

Comportamenti Etici & Status Socio Economico - Esiste una Correlazione tra ricchezza e comportamenti etici scorretti?

ID Articolo: 29031 - Pubblicato il: 12 aprile 2013
Messaggio pubblicitario SFU Magistrale
Condividi

FLASH NEWS

Rassegna Stampa - State of Mind - Il Giornale delle Scienze Psicologiche

Comportamenti Etici & Status Socio Economico – Esiste una Correlazione tra Ricchezza e Comportamenti Etici scorretti?

LEGGI GLI ARTICOLI SU: ETICA & MORALE

Quale classe sociale mostra maggiori probabilità di mettere in atto comportamenti etici scorretti? La risposta non è cosi ovvia come potrebbe sembrare. Molti di noi sarebbero forse più propensi ad associare uno stato sociale più basso a comportamenti scorretti: vivere in un ambiente caratterizzato da un minor numero di risorse, da incertezza economica e da un (più o meno sottile) senso di minaccia alla propria sopravvivenza potrebbe spingere gli individui di classe sociale più bassa a mettere in atto comportamenti poco etici per migliorare la propria situazione (Adler, Epel, Castellazzo & Ickovics, 2000; Kraus, Piff & Keltner, 2011).

Le Basi Psicologiche dell’Etica #1: Le Ricerche di Jonathan Haidt

Articolo Consigliato: Le Basi Psicologiche dell’Etica #1: Le Ricerche di Jonathan Haidt

Ma funziona davvero sempre così? Paul Piff (Università di Berkeley, California) e colleghi hanno condotto uno studio nel 2012 partendo dall’ipotesi opposta, e cioè che sarebbero proprio gli individui più “ricchi” a mettere in atto le azioni più immorali (per “ricchezza” si intende qui uno stato socio-economico alto, in termini non solo di benessere economico, ma anche di posizione lavorativa e livello educativo). Secondo gli autori, le maggiori risorse disponibili, il senso di libertà e di indipendenza sfocerebbero per questi soggetti in comportamenti focalizzati sul sé, attuati senza riguardo per gli altri. Partendo da risultati di studi precedenti, che avevano elicitato come i soggetti benestanti avessero la tendenza a considerare il proprio benessere come più importante di quello altrui, gli autori hanno supposto che tali soggetti, motivati dall’avarizia, potessero con maggiore facilità abbandonare i principi morali al fine di raggiungere scopi personali (Steinel & Dreu, 2004).

LEGGI GLI ARTICOLI SU: PSICOLOGIA SOCIALE

La ricerca di Piff e colleghi si è focalizzata su sette esperimenti, in cui il comportamento dei soggetti analizzati è stato osservato sia in un contesto naturale (tipo di guida in auto) sia in un contesto sperimentale (è stato chiesto ai soggetti di valutare diverse situazioni “etiche” e di dire come si sarebbero comportati loro in situazioni analoghe, ed è stata successivamente analizzata la propensione all’avarizia come possibile mediatrice della tendenza a comportarsi in modo immorale).

Messaggio pubblicitario  È stato così confermato che il comportamento dei soggetti di stato sociale più alto risultava meno etico in entrambi i contesti, confermando le ipotesi iniziali. Tali individui non solo mostravano uno stile di guida più spericolato, irresponsabile e irrispettoso del codice della strada, ma davano anche risposte alle situazioni “etiche” che mostravano una certa noncuranza o svalutazione di principi morali (come la tendenza a mentire o a barare per raggiungere il proprio obiettivo).

LEGGI GLI ARTICOLI SU: RAPPORTI INTERPERSONALI

I motivi per tali comportamenti etici o scelte potrebbero essere diversi, come sostenuto dai ricercatori: è possibile (ma non dimostrato) che questi soggetti abbiano una minore percezione dei rischi e un minor senso di dovere morale nei confronti del prossimo, dovuti alla consapevolezza di possedere maggiori risorse per far fronte alle conseguenze dei loro atti. È probabile che anche la tendenza all’avarizia come fattore di mediazione tra alto status e comportamenti etici scorretti sia determinata da fattori diversi: un senso di minore dipendenza dagli altri e le credenze socio-cognitive focalizzate sul sé che sono state riscontrate negli individui di tale gruppo potrebbero essere alla base della propensione a considerare l’avarizia come un valore positivo (Kraus, Piff & Keltner, 2011).

Nel (lecito) dubbio che questa generalizzazione sia effettivamente attuabile, non ci resta che attendere ulteriori studi che confermino o smentiscano la presenza di tali tendenze comportamentali e cognitive, magari anche approfondendo quelle caratteristiche di classi sociali più basse.

 

LEGGI GLI ARTICOLI SU:

ETICA & MORALE – PSICOLOGIA SOCIALE – RAPPORTI INTERPERSONALI  

 

BIBLIOGRAFIA:

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 4, media: 5,00 su 5)
State of Mind © 2011-2020 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario

Messaggio pubblicitario

Sono citati nel testo

Università e centri di ricerca

Categorie

Messaggio pubblicitario