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Stalking: quando le Relazioni diventano Possesso

Stalking : atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un'altra persona, perseguitandola e generandole stati di ansia e paura.

Di Emma Fadda

Pubblicato il 12 Feb. 2013

Aggiornato il 27 Ago. 2014 15:08

 

 

Psicopedia - Immagine: © 2011-2012 State of Mind. Riproduzione riservata

Con il termine Stalking ci riferiamo a una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un’altra persona, perseguitandola e generandole stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità.

Anche detto “sindrome del molestatore assillante” questo fenomeno è caratterizzato da tre aspetti fondamentali, ovvero la presenza di un “persecutore” (o molestatore), una vittima e una relazione tra i due, caratterizzata dall’esercizio del controllo l’uno sull’altro, che determina uno stato emotivo nella vittima di intensa ansia e paura. È quindi il perdurare nel tempo delle condotte persecutorie oltre il volere della vittima che dà forma a questo fenomeno.

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Un problema, quello dello stalking, tanto di natura psicologica che giuridica, ed è ad oggi considerato un reato sanzionabile secondo la legge a tutti gli effetti.

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Un fenomeno inoltre in veloce e preoccupante diffusione in Italia, come mostrano i dati rilevati dall’indagine condotta dall’Osservatorio Nazionale Stalking e pubblicati nel Settembre 2012. In Italia si parla di 10 vittime (donne) al mese, molte delle quali uccise da uomini che conoscevano, in seguito a una separazione o a un rifiuto. Nonostante tale cifra fosse addirittura superiore nel 2011, il quadro oggi è aggravato dal fatto che nel 15% dei casi i delitti sono stati preceduti da denunce per stalking. Emerge inoltre come almeno un persecutore su tre sia recidivo e dopo la denuncia o condanna torni a molestare la vittima.

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Sulla sua identità i dati dell’Osservatorio rivelano che nel 70% dei casi si tratta di un uomo, nel 95% dei casi è un conoscente della vittima, nell’80% dei casi è un manipolatore affettivo, nel 70% dei casi ha subito un lutto, un abbandono o una separazione significativa mai elaborata.

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Il pattern del comportamento persecutorio dello stalker, seppur principalmente diffuso entro relazioni affettive e sentimentali, può riscontrarsi anche in altri contesti relazionali come gli ambiti lavorativi e quelli scolastici. Il comune denominatore è sempre lo stesso: una vittima che, nella percezione del molestatore, è privata dei suoi diritti, diventa un oggetto da “utilizzare” per soddisfare i propri bisogni.

Lo stalker in generale manifesta un’evidente problematica nell’area affettivo-emotiva, relazionale e comunicativa che comunque non sempre corrisponde ad una preciso quadro psicopatologico.

Sembrerebbe infatti esistano cinque tipologie di stalker, che si contraddistinguono per il variare del loro Sistema degli Scopi, quindi dei loro bisogni e desideri verso l’altro.

Il “risentito” rappresenta una tipologia di stalker presente in letteratura. Si tratta di solito di un ex-partner che desidera vendicarsi per la rottura della relazione sentimentale causata, a suo avviso, da motivi ingiusti. Agisce ledendo direttamente la persona, la sua immagine o le sue proprietà (casa, macchina, ecc). E’ quello che pubblica sul web foto o immagini private, aspetta fuori casa o segue la vittima, danneggia la sua macchina, ecc. Ogni comportamento è giustificato dal molestatore sulla base del danno che crede di aver subito, e che in un certo senso lo legittima a rispondere.

Il “bisognoso d’affetto” è invece quello stalker che è spinto dal bisogno di creare una relazione affettiva con la vittima. Ogni segnale di vicinanza o di confidenzialità espressa dalla vittima viene riletta come chiara espressione del desiderio di contatto e vicinanza emotiva, che giustifica quindi i comportamenti di avvicinamento.

E arriviamo al “corteggiatore impacciato”, imbranato in termini relazionali e per questo inadeguato nell’entrare in relazione con la vittima, che si percepisce come oppressa, “invasa”, aggredita.

E infine il “predatore” quello che solitamente è mosso dal desiderio di avere un contatto di tipo sessuale con la vittima, direttamente proporzionale alle reazioni di paura di quest’ultima.

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Ma se questi sono i presunti profili dello stalker che cosa succede nella persone perseguitate? Potremmo dire prima di tutto un turbinio di sensazioni ed emozioni intense, che vanno da un iniziale stato di allerta e di stress psicologico a intensi e pervasivi vissuti di preoccupazione, di paura per la propria vita, di rabbia e disprezzo per il molestatore, di colpa e vergogna per quello che sta loro accadendo.

La dimensione privata e personale viene violata così come la propria dignità e quei valori morali socialmente condivisi che siamo cresciuti tutti nella convinzione di dover rispettare, perché sono giusti per noi e per il corretto convivere con gli altri. Il senso di colpa e la vergogna per quello che sta accedendo favoriscono l’isolamento, la chiusura, l’assenza spesso e volentieri di comportamenti efficaci di richiesta d’aiuto e soccorso.

Ed ecco che il terreno si fa sempre più fertile per lo sviluppo di stati di ansia acuti, disturbi del sonno e veri e propri quadri psicopatologici.

Possiamo evitare tutto questo? Se è vero che non scegliamo noi di essere delle vittime dobbiamo però essere consapevoli che lo stalking è un reato, e come tale è perseguibile secondo la legge. Non solo, ma chiedere aiuto prima che sia troppo tardi è la migliore e più efficace arma che abbiamo per riprenderci la vita.

 

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Emma Fadda
Emma Fadda

Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale, PhD presso l'Università Vita-Salute San Raffaele

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