Drammi sui Media: Quali Effetti Sugli Spettatori?

Drammi sui Media: L’esposizione, attraverso i media, a eventi drammatici e stressanti può generare sintomi fisiologici negli spettatori?

ID Articolo: 22373 - Pubblicato il: 22 novembre 2012
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Drammi sui Media: L’esposizione, attraverso i media, a eventi drammatici e stressanti può generare sintomi fisiologici negli spettatori?

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Omicidi, suicidi, violenze sessuali, catastrofi naturali sono notizie ormai all’ordine del giorno e di cui i mass media ci mettono continuamente al corrente. Queste notizie negative e stressanti, pur non riguardando noi in prima persona, possono avere un impatto sulla nostra salute e generare delle reazioni.

Quando il cervello percepisce una minaccia, sia essa reale o implicita, si attivano il sistema simpatico e l’ippocampo e vengono secreti ormoni corticoidi, i quali promuovono un mantenimento nella memoria di queste informazioni anche a lungo termine, soprattutto se si tratta di eventi emozionali. Ma a questo punto sorge spontanea una domanda: l’esposizione, attraverso i media, ad eventi drammatici e stressanti reali, che non ci coinvolgono in prima persona, può ugualmente generare sintomi fisiologici negli spettatori e avere effetti sui processi di ritenzione delle informazioni?

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Per fornire una risposta a questo quesito, Marin e colleghi hanno reclutato 56 soggetti (14 uomini e 14 donne per la condizione relativa alle notizie neutre e altrettanti per la condizione delle notizie negative) francofoni di età compresa tra i 18 e i 35 anni, i quali sono stati esposti alla visione e alla lettura di notizie neutrali o negative. Le notizie sono state estratte da giornali francofoni della regione di Montreal e sono state selezionate 12 notizie neutrali e 12 negative. Ciascuna notizia consisteva in un titolo e in un breve stralcio dell’articolo. A ciascun gruppo, le notizie sono state presentate in modo casuale su uno schermo per circa 25 secondi ed è stato comunicato ai partecipanti che il loro compito consisteva nel leggere attentamente le notizie recentemente riportate dai media. Lo studio prevedeva una fase iniziale di 10 minuti, in cui i soggetti fornivano il consenso e veniva raccolto un campione di saliva per ciascun partecipante, per poter testare la loro condizione fisiologica iniziale. Seguiva la fase sperimentale della durata di 10 minuti in cui venivano presentate le notizie e dopo circa 10 minuti veniva nuovamente raccolto un campione di saliva per ciascun soggetto, per verificare la presenza di eventuali alterazioni fisiologiche dovute alla presentazione di notizie negative o neutrali. Successivamente, ai partecipanti è stato somministrato il Trier Social Stress Test per indagare lo stato di tensione provocato dall’esposizione alle notizie ed è stato loro chiesto di svolgere compiti verbali e aritmetici. Il giorno successivo, i partecipanti sono stati richiamati per una fase di follow-up, durante la quale è stato chiesto loro di ricordare le notizie lette il giorno precedente, riportando il maggior numero di dettagli possibile e successivamente dovevano indicare su una scala da 1 a 5 quanto fosse stato emozionale ciascuno stralcio letto e quanto si fossero sentiti coinvolti.

Gli autori, nello specifico, si sono proposti di verificare se l’esposizione ad eventi negativi reali: 1) fosse fisiologicamente stressante anche per gli spettatori, 2) potesse aumentare la reattività a successivi eventi stressanti, 3) potesse avere un impatto sulla ritenzione a lungo termine.

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Messaggio pubblicitario ISFAR EFT  I risultati hanno evidenziato che la lettura di notizie neutrali o negative non comporta un aumento dei livelli di cortisolo sia negli uomini che nelle donne, ma l’esposizione a notizie negative determina nelle donne, ma non negli uomini, un aumento della reattività fisiologica di fronte ad un successivo evento stressante e questo non accade nel momento in cui si è esposti a notizie neutrali. Inoltre, le donne, nel momento in cui leggono notizie negative reali, le ricordano meglio e più a lungo degli uomini e, dunque, è presente una differenza di genere nella tendenza alla ruminazione e nella propensione all’elaborazione cognitiva delle informazioni emozionali.

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Concludendo, questo studio mostra che l’esposizione, attraverso i media, ad eventi negativi reali influenza i processi fisiologici e psicologici degli spettatori e, nello specifico, determina nelle donne un aumento della reattività allo stress e una maggiore ruminazione. La ricerca futura potrebbe verificare se, oltre alla variabile del genere, vi siano anche fattori socio-culturali o generazionali, in grado di determinare una diversa risposta allo stress generato da notizie drammatiche trasmesse dai media.

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