I valori sacri: il prezzo della moralità alla luce della risonanza magnetica.

Secondo la teoria deontologica i valori sacri sono elaborati sulla base di ciò che è giusto o sbagliato a prescindere dei risultati, mentre la teoria utilitaristica suggerisce che essi sono processati sulla base di costi e di benefici derivanti da una valutazione dei risultati ottenuti.

ID Articolo: 4923 - Pubblicato il: 24 gennaio 2012
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I valori sacri: il prezzo della moralità  - Immagine: © Szabolcs Szekeres - Fotolia.com - Quando si parla di valori sacri si è soliti fare riferimento alle credenze religiose, alle identità etniche e alle norme morali. Generalmente, questi valori guidano una serie di scelte effettuate nel quotidiano, dalle più comuni, cosa comprare al supermercato, a quelle più importanti, chi sposare. È possibile che la mancanza di condivisione di questi valori sacri porti al verificarsi di conflitti di varia natura.

Secondo la teoria deontologica i valori sacri sono elaborati sulla base di ciò che è giusto o sbagliato a prescindere dei risultati, mentre la teoria utilitaristica suggerisce che essi sono processati sulla base di costi e di benefici derivanti da una valutazione dei risultati ottenuti.

Ma come sono rappresentati nella mente questi concetti?

Giudizio morale: una questione di stomaco. Immagine: © Andy Dean - Fotolia.com -

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A tal proposito, in un recentissimo studio, realizzato dal gruppo di ricerca di Gregory Berns (2012), si valuta se è possibile violare questi valori sacri. Per realizzare ciò, in laboratorio era stimata l’integrità morale dei partecipanti all’esperimento. In questo caso il concetto di integrità si riferisce alla coerenza che un individuo mostra rispetto ai propri valori e alle proprie azioni. Per esempio, anche se non è possibile verificare se un individuo è disposto ad uccidere un essere umano innocente, si può testare la disponibilità potenziale di poterlo fare. In che modo? Firmando un documento contenente una serie di informazioni, anche se la firma non vincola la persona alla messa in atto dell’azione, ma crea una contraddizione tra ciò in cui si crede e quanto realmente si è portati a fare, avente, come conseguenza, una perdita di integrità.

 

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E’ stato quindi messo a punto un compito sperimentale diviso in quattro fasi, inizialmente i partecipanti all’esperimento dovevano scegliere attivamente delle affermazioni in base ai loro valori sacri (es. Credi in Dio?), e alla fine dell’esperimento, avevano la possibilità di mettere all’asta quanto scelto. In questo caso coloro che decidevano di vendere andavano contro le loro regole morali. Così facendo, potevano guadagnare fino a 100 dollari per dichiarazione, semplicemente accettando di firmare un documento in cui si chiedeva di affermare il contrario di quello in cui credevano.

E’ ragionevole supporre che se qualcosa è giudicata veramente sacra, importante, preziosa, allora l’individuo dovrebbe mantenere integrità per quel valore e ci si aspetta che non possa firmare il documento finale. In questo caso firmando si crea un trade-off tra il guadagno monetario e il costo dell’integrità personale. Quindi, la quantità di denaro guadagnato rappresenta la misura dell’integrità della propria moralità.

Lavati e non ci pensi più. Ma i processi mentali restano. Immagine: Lady Macbeth by George Cattermole - Wikimedia Commons Public Domain Art -

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I dati raccolti in Risonanza Magnetica Funzionale indicano che i valori sacri che la gente ha rifiutato di vendere sono associati all’area imputata a valutare i torti subiti (la giunzione temporale sinistra) e all’area del recupero dell’informazione semantica (corteccia prefrontale ventro-laterale sinistra), ma non c’era nessuna attivazione del sistema di ricompensa.

Questo suggerisce che i valori sacri influenzino il comportamento attraverso il richiamo e l’elaborazione di regole deontologiche e non attraverso una valutazione utilitaristica dei costi e dei benefici. Infatti, quando i valori sacri hanno basi più solide, ad esempio si appartiene ad un particolare gruppo religioso o sociale, si ottengono attivazioni più forti della prima area, e se si utilizzano parole come Dio vs parole comuni, si ottengono maggiori attivazioni della corteccia prefrontale dorsolaterale. Ciò suggerisce che gli individui che hanno forti rappresentazioni semantiche di valori sacri sono più propensi ad agire rispettando il loro credo.

Questi dati attestano che, quando gli individui possiedono valori sacri, non riescono a scendere a compromessi, rendendo qualsiasi ricompensa, anche se cospicua, inefficacie. A conferma di ciò, quando i valori sacri sono stati confutati, e i soggetti hanno scelto di percepire denaro, si è osservato un significativo aumento della attivazione dell’amigdala, il che suggerisce la presenza di una risposta emotiva negativa, è come se ci fosse dissenso nei confronti di noi stessi, quindi la scelta fatta non è giusta e genera un confitto.

Concludendo, i valori sacri sono regole deontologiche imprescindibili, che regolano la nostra esistenza e ci guidano nelle azioni, fino a farci sentire delle persone moralmente correte, impedendoci di effettuare scelte utilitaristiche.

 

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