Rassegna Stampa: 13-11-2011

ID Articolo: 2830 - Pubblicato il: 13 novembre 2011
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rassegna stampaDonne bisessuali a maggior rischio di depressione e abuso alcolico rispetto a uomini bisessuali

Le donne bisessuali sarebbero a maggior rischio di depressione e abuso alcolico rispetto ai maschi bisessuali, secondo quanto emerge da uno studio nazionale condotto presso la George Mason University dalla ricercatrice Lisa Lindley. Lo studio, pubblicato su American Journal of Public Health considera tre diverse dimensioni della sessualità, nello specifico identità, comportamento e attrazione, andando a studiarne il legame con diverse variabili legate al benessere e alla salute.

In particolare, il rischio di sviluppare forme di depressione e abuso alcolico è elevato in misura simile durante l’adolescenza per maschi e femmine bisessuali, mentre nell’età adulta tale rischio sembrerebbe ridursi per i maschi ma non per le femmine di orientamento bisessuale. Interessante punto nello studio è anche il risultato secondo cui le donne bisessuali presenterebbero un tale elevato profilo di rischio non riscontrato invece nelle donne prettamente omosessuali.

 

Dare supporto sociale fa bene sia a chi lo dà che a chi lo riceve.

Un nuovo studio di brain-imaging condotto presso la Univeristy of California Los Angeles da Naomi Eisenberg e colleghi dimostra come il fornire supporto sociale e aiuto agli altri fa bene non solo a chi lo riceve ma anche a chi lo dà. Gli autori hanno coinvolto nella ricerca 20 coppie eterosessuali con buon funzionamento relazionale e hanno sottoposto le 20 donne a risonanza magnetica funzionale per identificare le aree di attivazione a livello cerebrale mentre i loro fidanzati ricevevano brevi ma dolorosi shock elettrici proprio di fianco a loro. Le partners sono state divise in due gruppi sperimentali: un primo gruppo aveva la possibilità di tenere per mano il proprio compagno mentre subiva shock elettrici, mentre un secondo gruppo doveva limitarsi a guardarlo ma senza potergli fornire un minimo supporto. Dai risultati è emerso che le donne che effettivamente fornivano supporto ai loro fidanzati durante l’esperienza dolorosa, mostravano un incremento di attivazione nelle regioni cerebrali relative alla ricompensa, quali lo striato ventrale. In particolare, è stata rilevata una correlazione tra l’intensità del sentimento di vicinanza soggettivamente riportato dalle partners e l’intensità dell’attivazione di tale area cerebrale. Di conseguenza, se il fornire supporto sociale attiva tali aree della ricompensa, attive anche durante l’attività sessuale o guadagni economici, significa che l’attività del dare supporto agli altri viene processata al pari di altre esperienze di piacere e ricompensa. Lo studio è pubblicato nell’attuale numero di Psychosomatic Medicin.

 

Padri depressi e influenze sui figli

Non più solo madri depresse nel mirino. I bambini che vivono vicino ai loro papà depressi avrebbero maggiori probabilità di sviluppare problemi emotivi e comportamentali rispetto ai loro pari. Questo è l’esito di uno studio condotto da Michael Weitzman, professore di pediatria e psichiatria presso la New York University School of Medicine, pubblicato il 7 Novembre sulla rivista Pediatrics. A fronte delle ampie documentazioni degli effetti negativi di disturbi psicologico-psichiatrici materni sul benessere dei figli, per la prima volta viene dimostrato che vivere insieme a padri depressi è correlato con una maggiore frequenza di problemi emotivi e comportamentali nei figli. Lo studio ha coinvolto un campione di ben 22,000 bambini e relativi genitori. “Questi risultati stimolano a porsi questioni di grande rilevanza” scrive Weitzman “riguardo alle modalità di sviluppo e implementazione di strategie volte a facilitare l’identificazione e l’eventuale intervento nei confronti di padri alle prese con disturbi depressivi”.

 

 

Razionalità vs. irrazionalità nel decidere di questioni economiche

Razionalità nelle decisioni economiche. - Licenza d'uso: Creative Commons - Proprietario: http://www.flickr.com/photos/45378259@N05/Un recentissimo studio pubblicato mercoledi 9 Novembre su PloS ONE ha dimostrato che solo un ristretto numero di persone si comporta in modo più razionale rispetto alla maggioranza quando ha a che fare con questioni di soldi. La maggior parte delle persone si comporterebbe invece in modo irrazionale. L’autore leader dello studio Wim De Neys ricercatore del National Center for Scientific Research (CNRS) in Francia, insieme al proprio gruppo di ricerca, ha analizzato il comportamento dei partecipanti coinvolti in un gioco in cui i concorrenti devono negoziare, proporre e accettare offerte di denaro. La best practice “razionale” prevista dai modelli economici, prevede che il primo giocatore offra una somma modesta di denaro al secondo giocatore, il quale, secondo una logica razionale dovrebbe accettare l’offerta sulla base del principio “sempre meglio di niente”. Tuttavia la maggior parte delle persone agisce in modo differente: il primo giocatore offre spesso una divisione equa della somma; d’altro canto il secondo giocatore generalmente rifiuta l’offerta di una divisione non equa. Soltanto un ristretto numero di persone si comportano in accordo con le previsioni razionali dei modelli economici, accettando quindi anche l’offerta di somme esigue di denaro. Ulteriori indagini su questo ristretto gruppi di “razionali” hanno dimostrato che tali individui presentano un elevato “controllo cognitivo” valutato mediante il compito comportamentale (Go/No-Go performance) e mediante specifici indici di attivazione neurale rispetto agli individui meno razionali. Di conseguenza i decision-makers che presentano maggiori indici di controllo cognitivo e razionalità hanno più probabilità di massimizzare i loro guadagni monetari rispetto ai decision-makers con scarsi punteggi di controllo cognitivo.

Leggi anche: Cognitivismo ed Economia

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