Messaggio pubblicitario

Dieci punti per resistere alle influenze sociali indesiderate

Nel libro 'L’effetto Lucifero' Zimbardo prova a dare consigli, tramite un programma in dieci passi, su come riuscire a resistere alle influenze sociali

ID Articolo: 147069 - Pubblicato il: 06 luglio 2017
Dieci punti per resistere alle influenze sociali indesiderate
Messaggio pubblicitario Università di Psicologia Milano - SFU 01-2017
Condividi

Nell’ultimo capitolo del libro L’effetto Lucifero Zimbardo prova ad esaminare cos’è l’eroismo, a dare una definizione di eroe ed a dare consigli, tramite un programma in dieci passi, su come riuscire a resistere alle influenze sociali mantenendo una propria indipendenza di pensiero.

Cesare Basilico – OPEN SCHOOL Studi Cognitivi Milano

 

Messaggio pubblicitario Nel libro “L’effetto LuciferoPhilip Zimbardo (2008) analizza le influenze sociali ed ambientali che contribuiscono ad elicitare nelle persone comportamenti considerati moralmente negativi e riprovevoli. Lo fa alla luce di un suo storico studio del 1971, l’esperimento della Prigione di Stanford, in breve tempo sfuggitogli di mano per l’intervento di forze che non aveva precedentemente considerato ed alle quali poi dedicherà gran parte dei suoi studi, compresa anche una sua esperienza come consulente nel processo a militari americani implicati nei casi di torture a prigionieri nel carcere di Abu Ghraib nel 2004.

Nell’ultimo capitolo del libro Zimbardo guarda al rovescio della medaglia e, a partire dalla conoscenza ipotizzata del funzionamento di tali meccanismi, prova ad esaminare cos’è l’eroismo, a dare una definizione di eroe ed a dare consigli, tramite un programma in dieci passi, su come riuscire a resistere alle influenze sociali mantenendo una propria indipendenza di pensiero. Tale argomento viene ripreso ed ampliato nell’ebook “Resisting Infulence”, scritto da lui stesso e da Cindy X. Wang (2006), presente in inglese sul sito http://www.lucifereffect.com.

Resistere alle influenze sociali: i dieci passi illustrati da Zimbardo

Questo programma in 10 passi mira ad incrementare la resistenza alle influenze sociali indesiderabili e, allo stesso tempo, a promuovere la resilienza personale e la virtù civica. Propone spunti utili a contrastare diverse strategie di influenza e fornisce dei modi semplici ed efficaci di farci fronte. Una buona capacità di resistenza nasce dallo sviluppo di tre caratteristiche chiave: la consapevolezza di sé, la sensibilità alle situazioni ed “il sapersela cavare”. Sono tre caratteristiche centrali per la maggior parte di queste strategie generali di resistenza. Ecco i dieci passi commentati direttamente da Zimbardo.

 “Ho fatto uno sbaglio!”

Iniziamo incoraggiando l’ammissione dei nostri errori, prima a noi stessi e poi agli altri. Accettiamo il fatto che errare è umano. Hai fatto un errore di giudizio; la tua decisione era sbagliata. Tu avevi ogni motivo di credere che fosse giusta quando l’hai scelta, ma ora sai che sbagliavi. Dì le quattro parole magiche: “Mi dispiace”; “Scusa”; “Perdonami”. Dì tra te e te che imparerai dai tuoi errori, crescerai grazie a loro. Non continuare a mettere denaro, tempo e risorse in cattivi investimenti. Vai avanti. Fare ciò riduce chiaramente il bisogno di giustificare o razionalizzare i nostri errori ed in tal modo riduce anche la possibilità di continuare supportare azioni malvagie o immorali. Confessare gli errori riduce la motivazione a ridurre la dissonanza cognitiva, essa evapora quando si entra onestamente in contatto con la realtà. Lasciare, piuttosto che perseverare, quando si ha torto ha un costo immediato, ma nel lungo termine porta sempre ad un guadagno.

Considera quanti anni la Guerra del Vietnam è continuata dopo che l’establishment militare e politico Statunitense, come il Segretario della Difesa Robert Mc Namara, conosceva perfettamente che era una guerra ingiusta e che non poteva essere vinta. Questa sciagurata resistenza ad ammettere un errore quante migliaia di vite è costata? Mentre il riconoscimento dell’errore e del fallimento le avrebbe potute salvare. E quanti benefici avrebbe portato il riconoscimento da parte dei leader politici dei loro errori in Iraq? Questa è ben più di una decisione politica per “salvarsi la faccia” negando gli errori, è un imperativo morale: salvare le vite dei soldati e  dei civili

“Io sono mindful”

In molte situazioni persone intelligenti fanno cose stupide perché non riescono a notare caratteristiche chiave nelle parole o nelle azioni degli “agenti di influenza” e si perdono indizi situazionali ovvi. Troppo spesso noi funzioniamo col pilota automatico, usando script superati che hanno funzionato per noi in passato; non ci fermiamo a riflettere se siano appropriati nel qui e ora. Seguendo il consiglio della ricercatrice di Harward Ellen Langer, noi dobbiamo trasformare il nostro stato usuale di disattenzione non concentrata in uno stato “mindful”, specialmente nelle nuove situazioni. Non esitare a svegliare la tua corteccia; nelle situazioni familiari le vecchie abitudini continuano a comandare anche se sono diventate obsolete o errate. Abbiamo bisogno di ricordarci di non vivere le nostre vite col pilota automatico, ma di prendere sempre un momento Zen per riflettere sul significato della situazione immediata, per riflettere prima di agire. Non andare mai incurante su sentieri pericolosi ed oscuri. Per risultati ancora migliori aggiungi il “pensiero critico” alla presenza mentale. Chiedi prove che supportino le asserzioni fatte; richiedi che le idee siano sufficientemente elaborate da poterti permettere di separare la retorica dalla sostanza. Prova a vedere se il fine giustifica i mezzi, anche se le cose dovessero andare male. Immagina i possibili finali con le probabili conseguenze delle azioni svolte nel presente. Rigetta le soluzioni semplici proposte per problemi complessi, sociali o personali che siano. Incentiva il pensiero critico nei bambini fin da quando son piccoli, informandoli delle pubblicità ingannevoli, delle affermazioni scorrette e delle prospettive distorte che si presentano dinanzi a loro. Aiutali a diventare consumatori di conoscenza più saggi e diffidenti.

“Io sono responsabile”

Assumersi la responsabilità delle proprie decisioni e azioni ci pone, nel bene e nel male, sul sedile di guida. Permettere agli altri di compromettere la nostra responsabilità, di diffonderla, ci porta direttamente sul sedile posteriore, e fa muovere la macchina in maniera sconsiderata senza qualcuno che la guidi veramente. Noi diventiamo più resistenti alle influenze sociali non desiderabili mantenendo sempre un senso di responsabilità personale e restando disposti ad essere ritenuti responsabili per le nostre azioni. L’obbedienza all’autorità è meno cieca se siamo consapevoli che la diffusione della responsabilità è solo un trucco perpetrato da noi stessi per nasconderci la nostra complicità individuale in azioni discutibili. La tua non conformità a norme di gruppi anti-sociali è salvaguardata fino a quando non permetti la dislocazione della responsabilità, quando ti rifiuti di suddividere la responsabilità nella gang, nella fratellanza, nel laboratorio, nel battaglione, nell’azienda. Immagina sempre un futuro dove le azioni di oggi saranno sotto processo e nessuno accetterà le tue suppliche: “Stavo solo eseguendo gli ordini!” o “Lo stavano facendo tutti!”.

“Io sono Me, il meglio che posso essere”

Non permettere agli altri di de-individuarti, di metterti in una categoria, in una scatola, in un slot, di trasformarti in un oggetto. Afferma la tua individualità: dichiara gentilmente il tuo nome e le tue credenziali, con voce forte e chiara. Insisti nel richiedere lo stesso comportamento agli altri. Cerca il contatto oculare (togli gli occhiali da sole) e offri informazioni riguardo te stesso che rinforzino la tua identità unica. Cerca un terreno comune con gli altri dominanti ed usalo per aumentare la loro percezione di similarità nei tuoi confronti. L’anonimato e la segretezza nascondono le azioni sbagliate e distruggono le connessioni umane. Queste condizioni sono l’humus dal quale può generarsi la deumanizzazione e, ora noi lo sappiamo bene, la deumanizzazione è la porta d’ingresso del bullismo, degli stupri, delle torture, del terrorismo e della tirannia. Vai un passo oltre l’autoindividuazione: lavora per modificare ogni condizione sociale che fa sentire le persone anonime. Supporta invece le pratiche che fanno sentire gli altri speciali, così che anche loro abbiano un senso di valore personale e di autostima. Non accettare o usare mai gli stereotipi: le parole e le etichette possono essere distruttive.

“Io rispetto un’Autorità Giusta, ma mi ribello ad un’Autorità Ingiusta”

In ogni situazione impegnati nel distinguere, tra le persone che hanno un’autorità, coloro i quali, per esperienza, saggezza, anzianità di servizio o con status speciali, meritano rispetto, e quelle figure di autorità ingiusta che chiedono la nostra obbedienza senza avere alcuna sostanza. Molti di quelli che si ammantano di autorità sono pseudoleader, falsi profeti, truffatori, egocentrici, che non dovrebbero essere rispettati, bensì dovrebbero essere disobbediti ed esposti apertamente ad una valutazione critica. I genitori, gli insegnanti ed i leader religiosi dovrebbero giocare un ruolo più attivo nell’insegnare ai bambini questa importante differenza. Dovrebbero essere gentili ed educati quando questo atteggiamento è giustificato, ma dovrebbero essere bambini coraggiosi e saggi a resistere a quelle autorità che non meritano il loro rispetto. Facendo così si ridurrebbe l’obbedienza cieca ad autorità auto-proclamatesi le cui priorità non sono nel nostro interesse.

“Io voglio l’accettazione del gruppo, ma do valore alla mia indipendenza”

La brama dell’accettazione da parte di un gruppo sociale desiderato è più forte di quella del mitico unico anello ne “Il Signore degli Anelli”. Il potere di quel desiderio di accettazione può far fare a certe persone quasi qualsiasi cosa per raggiungere lo scopo, e può far raggiungere anche ulteriori estremi per evitare il rifiuto da parte del Gruppo. Noi infatti siamo animali sociali, e spesso le nostre connessioni sociali ci danno benefici e ci aiutano a raggiungere obiettivi importanti che non potremmo mai raggiungere da soli. Tuttavia ci sono casi in cui il conformarsi alle norme di un gruppo è controproducente per il bene sociale. E’ imperativo determinare quando seguire la norma e quando rifiutarla.

Essenzialmente noi viviamo all’interno delle nostre stesse menti, in uno splendore solitario, e perciò noi dobbiamo essere pronti e determinati a dichiarare la nostra indipendenza nonostante il rifiuto sociale che essa potrebbe elicitare. Non è facile, specialmente per persone giovani con delle immagini di sé fragili, o adulti la cui immagine di sé è corrispondente a quella del loro ruolo lavorativo. Le pressioni esercitate su di loro per fare del “gioco di squadra” sacrificando la propria personale moralità per il bene del team sono praticamente irresistibili. Ciò di cui abbiamo bisogno è di fare un passo indietro, raccogliere opinioni esterne e trovare nuovi gruppi che sosterranno la nostra indipendenza e promuoveranno i nostri valori. Ci saranno sempre altri gruppi differenti e migliori per noi.

“Io sarò più attento allo schema”

Chi costruisce lo schema diventa il burattinaio, o l’aiuto burattinaio. Il modo in cui le questioni sono poste è spesso più importante di argomenti persuasivi costruiti però all’interno di quello stesso schema. Gli schemi più efficaci sono quelli che non lo sembrano per niente; solo spezzoni di suoni, immagini visive, slogan e loghi. Essi ci influenzano senza che noi ne siamo consapevoli attirando il nostro orientamento verso le idee o le questioni che subliminarmente promuovono. Per esempio negli U.S.A. i votanti che erano favorevoli a ridurre i benefici per le tasse ereditarie dei ricchi sono stati incoraggiati a votare contro la “death tax”; questa tassa era praticamente la stessa della precedente, ma l’etichetta era differente. Noi desideriamo cose che sono descritte come “scarse”, anche se sono abbondanti. Siamo maldisposti verso le cose che sono narrate come potenziali perdite, e preferiamo cosa ci è presentato come un guadagno, anche se le percentuali di guadagni e perdite sono le stesse. Noi non vogliamo una possibilità di perdita del 40% ma vogliamo la possibilità di vincita del 60%. Il linguista George Lakoff ci mostra chiaramente nei suoi studi che è fondamentale essere consapevoli del potere dei frame e stare attenti a controbilanciare le loro insidiose influenze sulle nostre emozioni, sui nostri pensieri e sui nostri voti.

“Io bilancerò la mia Prospettiva Temporale”

Possiamo essere portati a fare cose che non sono realmente ciò che vogliamo fare in conformità ai nostri valori; ciò può accadere quando ci lasciamo intrappolare in un momento di presente espanso. Quando smettiamo di pensare ai nostri impegni presi nel passato ed alle responsabilità che essi comportano nel futuro, diventiamo più vulnerabili; in queste circostanze tentazioni presenti in certe situazioni possono portarci ad eccessi, come nel romanzo “Il Signore delle Mosche”. Per non agire in maniera conformista quando altri attorno a te si stanno comportando in maniera abusante o fuori controllo puoi far leva su una prospettiva temporale che va oltre il mero istante presente. Così sarà più probabile che tu inizi un’analisi costi/ benefici delle conseguenze future delle tue azioni; in alternativa o in aggiunta a tali operazioni potrai resistere essendo sufficientemente consapevole di uno schema passato contenente i tuoi valori ed obiettivi personali.

Messaggio pubblicitario centro psicoterapia Sviluppando una prospettiva temporale bilanciata, in cui passato, presente e futuro sono presenti contemporaneamente nella tua mente, sei in una posizione migliore per agire responsabilmente e saggiamente; quando si ha una prospettiva temporale in cui sono presenti solo uno o due schemi temporali, il rischio di subire influenze sociali e ambientali è molto aumentato. Il potere situazionale è indebolito quando il passato ed il futuro si combinano per contenere gli eccessi del presente. Per esempio la letteratura indica che i Gentili virtuosi che aiutarono gli Ebrei Olandesi a nascondersi dai Nazisti non si impegnarono a creare razionalizzazioni, come i loro vicini, atte a generare ragioni per non aiutare. Questi eroi avevano ben in mente le strutture morali derivanti dagli insegnamenti nel loro passato e mai persero di vista la possibilità di un futuro in cui si sarebbero voltati a guardare questa situazione terribile e si sarebbero dovuti chiedere se avevano fatto la cosa giusta scegliendo di non soccombere alla paura ed alla pressione sociale.

“Io non sacrificherò libertà personali o civili per l’illusione della sicurezza”

Il bisogno di sicurezza è una potente determinante del comportamento umano. Possiamo essere spinti a fare azioni ben lontane dal nostro sentire quando siamo posti davanti a presunti pericoli o alla promessa di sicurezza dal pericolo. Spesso i governanti aumentano il loro potere proponendoci un patto col diavolo: sarai al sicuro dal pericolo se cederai una parte della tua libertà, sia personale che civica, a quella autorità. Il tentatore mefistofelico argomenterà che la sua capacità di salvarti dipenderà dai piccoli sacrifici fatti dalla comunità di un loro piccolo diritto o una loro piccola libertà. Rifiutate quel patto. Mai sacrificare libertà personali di base per la promessa di sicurezza, perché i sacrifici sono reali ed immediati e la sicurezza è una illusione distante. Ciò è vero sia nei tradizionali matrimoni combinati che nelle promesse elettorali di sicurezza al costo del sacrificio collettivo di diritti, privacy e libertà. Il classico di Erich Fromm “Fuga dalla Libertà” ci ricorda che questo è il primo passo che un leader fascista fa per imporsi in una società nominalmente democratica.

“Io mi posso opporre a Sistemi ingiusti”

Gli individui vacillano davanti alla forza di sistemi come quello militare o quello organizzativo di una prigione, come anche quelli delle gang, del culti, delle fraternità, delle corporazioni ed anche delle famiglie disfunzionali. Ma la resistenza individuale concertata con quella di altri che la pensano allo stesso modo può fare la differenza. Per cambiare i sistemi bisogna assumersi il rischio di denunciare la corruzione al loro interno e lavorare costruttivamente per cambiarli. La resistenza può implicare il sottrarsi da una “situazione totalizzante” in cui tutte le informazioni, le ricompense e le punizioni sono controllate; può implicare lo sfidare il pensiero dominante di gruppo e l’essere pronto a provare tutte le accuse di reato fatte; può implicare l’ottenere un appoggio da parte di altre autorità (avvocati, reporter investigativi o compatrioti rivoluzionari). I sistemi hanno un’enorme forza di resistenza al cambiamento e contrastano anche gli assalti più virtuosi. In questa situazione gli individui che compiono atti di eroismo che sfidano i sistemi ingiusti ed i loro perpetuatori sono più efficaci se sollecitano gli altri a seguire la loro causa. Il sistema può ridefinire un’opposizione individuale come un delirio, un paio di opponenti come una follia a due, ma con tre persone dalla tua parte tu diventi una forza di idee con cui dover fare i conti.

I dieci passi di Zimbardo: l’importanza di ulteriori studi

Come ricorda Zimbardo, questo programma in dieci passi è solamente lo “starter kit” che ognuno di noi può avere per costruire resistenza e resilienza contro influenze sociali indesiderabili e tentativi illegittimi di persuasione. Per poter avere un ruolo positivo nel proprio ambiente c’è bisogno di consapevolezza e sensibilità, e di forza di volontà per pensare da sé, praticando la propria autonomia nel modo più ampio possibile.

Questa è un’area di lavoro vecchia ma contemporaneamente nuova: già dalla fine degli anni ’70 si producono lavori su tali argomenti(Andersen e Zimbardo, 1979), tuttavia ad oggi esistono pochissime evidenze empiriche al riguardo (Manso, 2009; Mastroianni, 2007); praticamente le effettive conoscenze in questo ambito sono ferme da quarant’anni ad una fase esplorativa ed ipotetica. Questo sicuramente è dovuto alla elevata difficoltà nello strutturare esperimenti atti a falsificare ipotesi in questo campo, oltre che alla spinosità delle questioni ed all’elevato rischio di “politically uncorrect” nel trattare l’argomento tout court.

Zimbardo nel 2007 ha presentato il suo “Programma in 10 passi per resistere a influenze non volute”. Questa lista non è intesa per essere definitiva, bensì è stata pensata come un modo per incominciare ad esaminare queste modalità di resistenza. Ciò che più manca a questo intrigante campo di ricerca sono degli studi: studi in cui si esamina e si testa la capacità delle persone di resistere ad influenze sociali indesiderate sarebbero utilissimi per comprendere meglio il funzionamento interpersonale ed intrapsichico di queste azioni. A partire da tali conoscenze sarebbe possibile anche iniziare a strutturare programmi scientificamente validi per aumentare la resistenza delle persone alle influenze gruppali. Un ulteriore aspetto scarsamente considerato in questo campo (ed anche nei 10 passi di Zimbardo) è l’impossibilità di oggettivizzare le caratteristiche di un sistema giusto od ingiusto, o di un tipo di influenza lecita od illecita (Manso, 2009), essendo tali distinzioni legate completamente al sistema valoriale preponderante nello spazio e nel tempo in cui questo ambito di ricerca si è sviluppato. Se vi fosse un sistema valoriale differente tali distinzioni cambierebbero radicalmente, è innegabile. Forse le future ricerche dovrebbero concentrarsi maggiormente sulla forma e sul funzionamento delle influenze sociali gruppali, lasciando maggiormente sullo fondo il loro contenuto che, in quanto non oggettivizzabile, è per sua natura transeunte e può avere un effetto confondente.

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 3, media: 3,33 su 5)

Articolo consigliato dall'autore

7 minuti: il potere della minoranza contro la paura del singolo

7 minuti: l’influenza della minoranza come arma contro la paura individuale - Cinema & psicologia

Nel film 7 minuti di Michele Placido si racconta dell'incertezza del futuro lavorativo legata alla modifica del contratto di lavoro di alcuni dipendenti.

Bibliografia

  • Andersen S.  and Zimbardo P. (1979) “On  resisting  social influence” Technical report:from the Department  of  Psychology Stanford  University  (Stanford,  California  94305)  to the Office  of  Naval  Research, Organizational  Effectiveness  Research Program (Arlington,  Virginia  22217)
  • Manso J. (2009) “Reseña de “The Lucifer Effect. Understanding how good people turn evil” de P. G. Zimbardo”. Reviewed by Monica Pignotti, Florida State University.  Cultic Studies Review, Vol. 8, No. 1, 2009, Page 77
  • Mastroianni, G. R. (2007). “Zimbardo’s  Apple”. Analysis of social issues and public policy, 7, 251-254.
  • Zimbardo P. e Wang C. (2006), “Resisting Influence”, 2006, Ebook disponibile al link http://www.lucifereffect.com/guide.htm
  • Zimbardo P. (2008), “L’effetto Lucifero. Cattivi si diventa?”, 2008, Editore Cortina Raffaello
State of Mind © 2011-2017 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario SCUOLA DI PSICOTERAPIA
Messaggio pubblicitario centro psicoterapia
  • marco carafoli

    Zimbardo pare trascurare un punto, a mio avviso, decisivo. Ogni persona dovrebbe chiedersi: “a quale sistema rappresentazionale appartengo?”. Credo sia un passo preliminare per capire quali azioni errate siamo portati a compiere senza accorgercene.

Messaggio pubblicitario

Scritto da

Sono citati nel testo