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Diversamente amanti: l’ assistenza sessuale alle persone con disabilità

Lontani dai tabù, i servizi di assistenza sessuale consentono l’espressione dei bisogni sessuali e cercano di sviluppare un’esperienza affettiva

ID Articolo: 142460 - Pubblicato il: 19 gennaio 2017
Diversamente amanti: l’ assistenza sessuale alle persone con disabilità
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Ad oggi l’assistente sessuale per disabili è una figura professionale presente e legalizzata in Germania, Olanda e Scandinavia, Gran Bretagna e Svizzera dove l’ assistenza sessuale è un fatto acquisito, un aiuto a ragionare meglio sul tabù dell’amore, fisico e sentimentale, che accompagna l’esistenza delle persone diversamente abili.

Silvia Baraldi – OPEN SCHOOL Studi Cognitivi Modena

 

Poesia d’amore per nessuno in particolare:

Lascia che io ti tocchi con le mie parole perché le mie mani giacciono flosce come  guanti vuoti;
Lascia che le mie parole accarezzino i tuoi capelli, scendano lungo la tua schiena e ti solletichino il ventre;
perché le mie mani, leggere, che volano libere come mattoni, ignorano la mia volontà e rifiutano caparbiamente di realizzare i miei più segreti desideri;
lascia che le mie parole entrino nella tua mente recando fiaccole;
accoglile di buon grado nel tuo essere, così che ti possano accarezzare gentilmente l’anima.

(The session)

 

Alex ha avuto più di trenta ragazze. Enea, tu quante? – Io… ne avevo dieci. Poi le ho lasciate tutte. – Ne avevi dieci in una volta sola? – Si, in una volta sola. – Hai fatto l’amore con dieci ragazze? – Eh, cercavo. – Ma non ci sei riuscito? – No. – Perchè non sei riuscito? – Perchè un po’ non avevo neanche  tempo.

(The Special Need)

 

Mark O’Brien è un poeta e giornalista costretto a vivere in un polmone d’acciaio ed è tretraplegico da quando da bambino si ammalò di una poliomielite che lo rese tetraplegico. A causa della sua condizione, è arrivato a 38 anni senza aver mai fatto sesso. Dopo alcune vane prove contatta Cheryl, una professionista del sesso, diversi tentativi e sessioni, Mark e Cheryl sono in grado finalmente di fare del sesso soddisfacente.

Enea ha trent’anni, un lavoro e un problema. Anzi: più che un problema, una necessità. Una necessità speciale: fare (finalmente) l’amore. Enea ha anche due amici, Carlo e Alex, fermamente decisi ad aiutarlo. A prenderlo sottobraccio con allegra dolcezza. E il sogno di Enea, impigliato nella rete dell’autismo, richiede una manutenzione delicatissima. Un viaggio, una complicità maschile e nuovi incontri creeranno le giuste condizioni.

 

Sessualità e disabilità

Chiunque ha il diritto di sperimentare le proprie emozioni intime, l’erotismo e l’amore. Ma quando la sessualità è espressa nella disabilità? La sessualità, infatti, è un’espressione fondamentale dell’essere umano, è un fenomeno complesso che vede coinvolte influenze psicologiche, biologiche e culturali. È  inserita alla base nella piramide dei bisogni di Maslow (1954).

Fino ad alcuni decenni fa il discorso relativo alla sessualità nei soggetti portatori di handicap veniva considerato tabù, taciuto, evitato, lasciato in mano alle famiglie e, di conseguenza, eluso dalla letteratura. Qualunque fosse la disabilità, fisica o psichica, diagnosticata alla nascita oppure causata da improvvisi o inaspettati incidenti di percorso nella fase evolutiva, c’era sempre una certa difficoltà tra le persone normodotate ad affrontare questa tematica. Non che ora se ne parli facilmente e liberi da qualunque pregiudizio o stereotipo, raramente si osserva una serena e chiara affermazione della sessualità tra e per le persone con disabilità, ma almeno, attualmente, l’argomento viene affrontato con sempre maggiore frequenza, sia da parte degli operatori (Villar, 2016) sia dai mezzi di comunicazione questo grazie ad una “costante penetrazione nella coscienza sociale di una nuova sensibilità relativa ai diritti dei portatori di handicap, diritti che tendono, com’è giusto, verso il più possibile” (Ianes-Folgheraiter, in Dixon H. 1990, pag. 7) e alla rottura del silenzio intorno alle parole “disabilità e sessualità” che “hanno subìto una particolare forma di censura che non ha comportato l’imposizione del silenzio, quanto piuttosto l’elaborazione di un nuovo linguaggio” (Pennella, 1997).

Ma che cos’è la sessualità? È solo genialità o c’è altro?

La salute sessuale è l’integrazione degli aspetti somatici, affettivi, intellettuali e sociali dell’essere sessuato, allo scopo di pervenire ad un arricchimento della personalità umana e della comunicazione dell’essere” Organizzazione Mondiale della Sanità (2010).

Messaggio pubblicitario E’ inimmaginabile negare tutto questo ad una persona. La sessualità non può essere ridotta alla dimensione genitale del sesso, ma comprende una vasta gamma di aspetti culturali e sociologici come pure di sensazioni ed emozioni. La sessualità è così anche relazione, comunicazione e scambio di piacere.

Diversi autori (Valente Torre, Cerrato, 1987; Sbardella, Secchi, 1997) evidenziano come la sessualità non coincide esclusivamente con la genitalità ma in essa rientrano anche altri aspetti ad essa connessi, quali la corporeità, il contatto fisico, la tenerezza, l’affettività, ecc. La possibilità di manifestare e vivere i bisogni e i desideri sessuali, in accordo con il proprio grado di coscienza e capacità, è un diritto umano fondamentale, che non deve essere ignorato ma rispettato e reso possibile. Ciò in particolare per le persone che, a causa delle loro difficoltà, necessitano dell’aiuto degli altri per realizzare la propria psicosessualità.

Non è possibile ritenere che sia difficile se non impraticabile per le persone con disabilità avere una vita sessuale soddisfacente o ritenerle come eterni bambini, cosa che succede molto spesso con i disabili psichici (Valente Torre, 1987). Nell’immaginario collettivo, purtroppo sembra comune la fantasia che le persone con disabilità non possano vivere un’intimità erotico-sessuale di coppia e autoerotica, allontanandosi inevitabilmente dallo sperimentare l’esperienza sessuale.

Che significato possono dare alla sessualità le persone che già vivono particolari difficoltà e disagi? Quel corpo che nell’infanzia era toccato e gestito senza alcuna difficoltà ora cambia, ora quei maneggiamenti assumono nuovi significati, nuove rappresentazioni che essendo taciuti sono poco compresi e vissuti con timore ed imbarazzo. I disabili fisici dalla nascita come suggerisce Baldaro Verde et al. (1987) in termini psicologici rischiano di instaurare forme di chiusura, tristezza e imbarazzo e inoltre la rappresentazione del Sé è rinforzata negativamente da una società giudicante, disprezzante e limitante, che non permette ai disabili motori di instaurare o mantenere in modo sereno una relazione intimo-affettiva.

Spesso, questi individui, a prescindere dal genere sessuale, si trovano a vivere gravi sentimenti d’inferiorità con conseguente paura di una non accettazione da parte del sociale (Dupras, 2015). I disabili che hanno acquisito l’handicap successivamente ad incidenti o malattie, durante la fase pubero/adolescenziale possono sviluppare sentimenti di rabbia e di disagio legati alla delusione di vedersi negata una condizione che alla nascita gli spettava di diritto (Baldaro, Verde, 1987).

La disabilità di tipo psichico ha invece tutta un’altra caratteristica in quanto gli individui hanno sviluppi psico-fisici differenti. Se al livello cognitivo possono restare lontani dall’età biologica a livello fisico possono in genere rispettare le normali tappe dello sviluppo erotico-sessuale. Appare quindi scontato che ancor più dei disabili motori, gli individui con disabilità psichica e mentale, subiscono maggiori restrizioni e privazioni in campo sessuale, nonostante diversi studi (Turner, 2016; Dupras, 2015) mostrino come abbiano desideri, bisogni e rappresentazioni. Come suggerisce Loperfido (1987) e Turner (2016) è possibile però non rimanere ancorati ai giudizi e pregiudizi nei confronti della sessualità nella disabilità psichica. Infatti, sul piano del “fare”, l’educazione sessuale acquista un significato fondamentale. Ma come è possibile fare?

 

Assistente sessuale: verso una sessualità più autonoma

Sarebbe utile insegnare alle persone che ruotano intorno al diversamente abile, famiglia ed educatori (Villar et al, 2016), ad affrontare questi argomenti in maniera serena e a far acquisire una cosiddetta normalità attraverso l’accettazione della diversità del proprio corpo, riconoscerne i limiti, sia fisici, sia psichici che sensoriali, e stimolarne le potenzialità verso una condizione sociale che li renda più autonomi e che rafforzi la propria identità (Lolli et al, 2010).

In questa visione non può mancare un percorso di autonomia verso una sessualità possibile e autogestita fatta non solo da rapporti sessuali completi ma da gesti che possono essere carezze, baci, tenersi la mano o stare al telefono con il proprio partner (Veglia, 2000). Autonomia che va incoraggiata e sperimentata. Sperimentazione che in Europa è già possibile attraverso il servizio di Assistenza Sessuale e, dunque, la figura dell’ Assistente Sessuale. In Europa già dagli anni ’80, Germania e Paesi Bassi, hanno istituito dei “Servizi di Assistenza Sessuale” gestiti da associazioni come la SAR (Associazione per le Relazioni Alternative) nei Paesi Bassi e la SENIS in Germania. Ad oggi l’assistente sessuale per disabili è una figura professionale presente e legalizzata in Germania, Olanda e Scandinavia, Gran Bretagna e Svizzera dove l’ assistenza sessuale è un fatto acquisito, un aiuto a ragionare meglio sul tabù dell’amore, fisico e sentimentale, che accompagna l’esistenza delle persone diversamente abili.

Questi progetti nascono dalla necessità di rispondere al semplice bisogno del portatore di disabilità di avere un’intimità propria che migliori la possibilità di relazionarsi con il mondo esterno con una diminuzione della frustrazione e dell’aggressività conseguente alla gratificazione di una parte così importante dei bisogni primari (Turner, 2016), sgravando la famiglia che negli anni passati se ne occupava o personalmente o cercando modi alternativi per sfogare i desideri del figlio (es prostituzione) (Ulivieri, 2014)

Il servizio di assistenza sessuale consente da una parte l’espressione dei bisogni sessuali e dall’altra cerca di sviluppare un’esperienza affettiva. L’ assistente sessuale (Nuss, 2008) o accompagnatore sessuale, è un professionista, uomo o donna, sano nel corpo e nello spirito, che ha deciso volontariamente di fornire aiuto alle persone con handicap a vivere la loro sessualità:

  • Permette alle persone con deficit mentale o psichico, o entrambi, di vivere una esperienza erotica, sensuale o sessuale
  • Propone dei massaggi, contatto fisico, corpo a corpo, stimolazione tattile, consigli sulla masturbazione;
  • Permette alle persone con disabilità di raggiungere il piacere orgasmico;
  • Tratta le persone con disabilità come “individui” alla pari.

Gli operatori vengono formati appositamente, lavorano in modo volontario e non sono legati al mondo della prostituzione (Limoncin et al., 2014). Le modalità di selezione degli assistenti sessuali sono assolutamente rigorose. L’operatore definito del “benessere sessuale” ha dunque una preparazione adeguata e qualificante e non concentra esclusivamente l’attenzione sul semplice processo “meccanico” della sessualità ma promuove attentamente anche l’educazione sessuo-affettiva.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA L’ assistenza sessuale a persone con Disabilità rappresenta quindi un concetto che racchiude allo stesso tempo “rispetto” e “educazione”, che solo per un paese civile può rappresentare la massima espressione del “diritto alla salute e al benessere psicofisico e sessuale” (Ulivieri, 2015).

Per questo motivo parlare semplicemente di Assistenza Sessuale può risultare estremamente riduttivo, qualificarne il concetto più complesso attraverso i termini Assistenza all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità permette di assaporare tutte quelle sfumature in essa contenute (Ulivieri, 2015).

L’assistenza all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità si caratterizza con la libertà di scelta da parte degli esseri umani di vivere e condividere la propria esperienza erotico-sessuale a prescindere dalle difficoltà riscontrate nell’esperienza di vita.

Aiutano il soggetto disabile a rendersi protagonista maggiormente responsabile delle proprie relazioni sia sentimentali che sessuali, favorendo una maggiore conoscenza e consapevolezza di sé ed una più adeguata capacità di prendersi cura del proprio corpo e della propria persona (Ulivieri, 2015).

Gli incontri si orientano in un continuum che va dal semplice massaggio o contatto fisico, al corpo a corpo, sperimentando il contatto e l’esperienza sensoriale, dando suggerimenti fondamentali sull’attività autoerotica, fino a stimolare e a fare sperimentare il piacere sessuale dell’esperienza orgasmica. L’ assistente sessuale può aiutare ad accogliere e non reprimere le diverse istanze del proprio corpo, dei sensi e delle emozioni. Questo aspetto emerge anche da diversi studi (Gammino et al, 2016) nei quali i risultati suggeriscono che i servizi di assistenza sessuale potrebbero rappresentare una opportunità per le persone con disabilità di scoprire nuovi modi per soddisfare le loro esigenze personali e di vivere in modo più autonomo, mentre, allo stesso tempo, permettono ad aspiranti assistenti sessuali per soddisfare il loro desiderio di essere utile. Naturalmente questa assistenza non vuole essere la risoluzione al problema, dai dati infatti emerge anche il desiderio di creare una relazione romantica con un partner, ma può essere l’ assistenza sessuale considerata, finalmente, una rottura del silenzio, l’inizio di una presa di consapevolezza da parte della società.

 

L’assistenza sessuale in Italia

In Italia? Nel 2014 nasce Lovegiver (www.lovegiver.it) un’associazione che promuove l’istituzione dell’ assistenza sessuale anche attraverso l’Osservatorio Nazionale sull’Assistenza Sessuale, un organo interno che, per mezzo di alcuni attivisti coordinati dal Prof. Fabrizio Quattrini, promuove un dialogo costante e funzionale in materia di sessualità e disabilità. L’Osservatorio Nazionale sull’Assistenza Sessuale ha tre scopi principali: la ricerca, l’aggregazione-controllo e la rete. Da un anno è fermo il Disegno di legge 1442 del 24 Aprile 2014 sull’istituzione e la regolamentazione dell’ Assistenza Sessuale in Italia, alcune regioni si stanno muovendo ma senza prendere ancora una reale decisione in materia.

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