Una tragedia familiare che affonda le radici nel passato
3 maggio 1977, sei e trenta del mattino. Nessuno sa nulla tranne una cosa: Lydia è in ritardo per la colazione.
Inizia così il romanzo Quello che non ti ho mai detto (2015), svelandoci fin dalle prime righe il centro della trama ovvero la scomparsa durante la notte della figlia. Una (almeno in apparenza), tranquilla famiglia americana con tre figli (Lydia, Nath e Hannah) vive il suo incubo peggiore la perdita di un figlio. Scopriamo già dalle prime pagine cosa sia successo a Lydia: la ragazza viene trovata annegata nel lago vicino casa. A questo punto il focus della trama passa dal chiedersi cosa sia accaduto a Lydia alla domanda successiva: omicidio o suicidio?
Dipanandosi attraverso flashback del passato che si incastrano piano piano come tessere di un puzzle, il libro Quello che non ti ho mai detto (2015) tiene il lettore incollato alle pagine, in una suspance crescente come in un giallo che si rispetti, alla ricerca della verità. Dopo pochi capitoli si comprende subito che non si tratta di un romanzo giallo ma di qualcosa di molto più profondo e particolare nel suo genere: l’origine transgenerazionale di credenze, convinzioni, visione del mondo che, in un vortice crescente di fraintendimenti (le parole non dette del titolo) porta ad un inevitabile dramma. Inevitabile è la percezione che ne ha il lettore a mano a mano che apprende la nascita di questa famiglia e di ciò che ne è alla base. Il dramma finale era inevitabile, solo questione di tempo: prima o poi una generazione della famiglia avrebbe pagato le conseguenze delle scelte dei padri.
Quello che non ti ho mai detto (2015): il peso delle aspettative tra le generazioni
Nella ricerca della verità ecco che scopriamo assieme ai genitori di Lydia di come niente sia come sembra. Una ragazza brava, studiosa, popolare, integrata, in realtà si rivela sola (commovente è la scoperta che la ragazza fingeva ipotetiche telefonate nel corridoio con amici e fidanzati per non turbare i genitori). La caratteristica distintiva del libro Quello che non ti ho mai detto (2015) è tuttavia il fatto che la trama verte principalmente sulla nascita della coppia genitoriale e dei suoi legami con le rispettive famiglie di origine. I temi centrali (presumibilmente caro all’ autrice per motivi autobiografici) sono l’immigrazione e l’integrazione culturale. La madre di Lydia è americana, il padre è di origine cinese. Ed ecco che nello sforzo di integrarsi lui ritiene che avere una relazione sentimentale con una donna americana sia fondamentale. All’opposto per la madre integrarsi e mostrarsi aperta e pertanto costruire una famiglia multiculturale scontrandosi anche con il parere dei genitori, è importante ai fini della valorizzazione di sé.
Ecco quindi l’ origine di tutto, l’unione di due fragilità e il “fraintendimento” dei rispettivi sistemi di credenze. Andando avanti nella lettura e nella diversa lettura degli eventi. A questo proposito un esempio emblematico è la storia del libro di ricette di cucina passato dalla nonna alla madre e da lei alla figlia Lydia, ognuna per uno scopo diverso ma derivante dal fraintendimento delle aspettative della generazione precedente.
Altro tema centrale sono le aspettative genitoriali che influenzano le scelte e la vita dei figli generando sofferenza. Nel libro si sottolinea molto come queste aspettative si trovino all’interno di una catena transgenerazionale di cui è difficile individuarne l’ inizio. Comprendiamo il comportamento di Lydia e dei suoi fratelli alla luce delle aspettative dei genitori che derivano a loro volta dallo stile educativo e aspettative genitoriali subite e così via all’ infinito.
All’interno della famiglia, se Lydia non può che essere la vittima designata, il fratello forse è l’unico che, senza comprenderne fino in fondo le ragioni, sente che per “salvarsi” è necessario allontanarsi da quel contesto. Questa necessità non sarà immune da conseguenze anche drammatiche: come in tutti i sistemi, se cambia un elemento cambiano anche gli altri.
Immigrazione, integrazione, aspettative genitoriali, credenze, delusioni, fallimenti, lutti, tutti temi affrontati con delicatezza. Nonostante la portata dolorosa degli argomenti affrontati, il libro Quello che non ti ho mai detto (2015) non trasmette angoscia né sofferenza. È una osservazione analitica e scientifica dell’incastro del tessere di un puzzle fino all’inevitabile finale.