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Tra clinica, ricerca e nuove configurazioni relazionali – Editoriale Cognitivismo Clinico

L’editoriale di Cognitivismo Clinico presenta un numero dedicato alle nuove sfide della ricerca e della pratica psicoterapeutica, tra sofferenza e relazioni

Di Redazione

Pubblicato il 01 Set. 2026

Editoriale Cognitivismo Clinico

Editoriale a cura di Antonino Carcione

Il numero che presentiamo esprime la vitalità e l’eterogeneità del cognitivismo clinico italiano contemporaneo: un cognitivismo che non rinuncia al rigore metodologico ma che, al tempo stesso, si lascia interrogare da fenomeni clinici e sociali in rapida trasformazione. Vi troviamo indagini quantitative e studi pilota condotti in contesti ospedalieri, casi clinici letti attraverso lenti teoriche differenti, e un contributo teorico che invita a ripensare, senza pregiudizi patologizzanti, configurazioni relazionali non tradizionali. Il filo che li unisce è l’attenzione al dato clinico e alla sua concettualizzazione.

Il numero si apre con un contributo di Ronchini che illustra il Progetto Ma.Re.A.: uno studio pilota nei pazienti con insufficienza renale cronica, Lo studio, di natura retrospettiva, presenta i risultati di un programma di monitoraggio psicologico integrato nel percorso assistenziale di pazienti nefropatici in fase pre dialitica, evidenziando una riduzione dei livelli più severi di ansia di stato, rilevando in due valutazioni successive la sintomatologia ansiosa e depressiva. Gli autori, interpretando i dati con la corretta cautela metodologica, hanno il merito di documentare, in un contesto particolare come quello della Nefrologia e Dialisi, in cui la presenza dello psicologo è ancora in fase di consolidamento istituzionale, il valore aggiunto di un approccio multidisciplinare attento alla dimensione emotiva della malattia cronica.

Segue sul versante della medicina psicosomatica, un lavoro di Fortugno e colleghi, che presentano uno studio pilota condotto presso l’Unità Operativa di Psicologia Ospedaliera dell’AST di Pesaro Urbino, per rivalutare la fattibilità e l’efficacia di un protocollo MBSR in pazienti con fibromialgia. Su un campione di dieci pazienti sottoposti a un protocollo di Mindfulness-Based Stress Reduction di otto settimane, gli autori descrivono le difficoltà di adesione al trattamento (solo sei pazienti hanno completato il percorso e il re-test finale), ma rilevano, nei casi con dati completi, una tendenza al miglioramento della sintomatologia depressiva e della percezione del dolore, sono invece più contenuti la riduzione dell’ansia e gli effetti sulla salute generale. Un contributo che ha il pregio di non forzare conclusioni causali oltre ciò che il disegno pre-post a gruppo singolo consente, e che apre la strada a studi controllati su campioni più ampi.

Zanghì e colleghi presentano un’indagine sulla percezione da parte degli psicoterapeuti della CBT Online. Il contributo fotografa, attraverso un questionario somministrato a 196 terapeuti italiani, lo stato dell’arte della terapia cognitivo-comportamentale erogata a distanza a qualche anno dalla spinta propulsiva della pandemia: emerge un’adozione ormai ampia e stabilizzata del setting online, una valutazione sostanzialmente equivalente rispetto alla terapia in presenza in termini di efficacia ed efficienza, ma anche la necessità, avvertita dagli stessi clinici, di una formazione mirata capace di affrontare le criticità tecniche e relazionali proprie del contesto digitale. Un lavoro che offre indicazioni operative per chi è chiamato a decidere, caso per caso, quando e per chi il setting a distanza rappresenti una risorsa.

A seguire, Basile illustra uno studio effettuato su un campione non clinico di 37 coppie volto a esplorare il costrutto della Schema Chemistry, ovvero l’intenso e rapido senso di attrazione e familiarità che si prova incontrando un partner capace di riattivare i propri schemi precoci.

Lo studio esplora la relazione tra Schemi Maladattivi Individuali e stili di parenting, strategie di coping e benessere nella relazione. Emerge come la pervasività degli schemi individuali, in particolare quelli di matrice materna, si associ a una riduzione del benessere percepito nella coppia, con un ruolo di moderazione esercitato dalla velocità di innamoramento. Le implicazioni per la pratica clinica, discusse nella cornice della Schema Therapy di coppia, offrono spunti concreti per il lavoro con le dinamiche relazionali disfunzionali.

Il tema della coppia torna, con un taglio diverso, nella descrizione da parte di Visco-Comandini di un caso clinico dal titolo evocativo “Due facce del trauma”, che ricostruisce le traiettorie psicopatologiche di una coppia esposta a traumi relazionali complessi e intergenerazionali. I due protagonisti sviluppano quadri sintomatologici differenti, descrivibili in termini di Disturbo da Stress Post Traumatico Complesso, a prevalenza esternalizzante, e di una sintomatologia ansiosa internalizzante, con tratti ossessivi e ipocondriaci. Entrambi condividono la medesima matrice di dissociazione strutturale della personalità. Il contributo si  distingue per l’uso della cornice teorica del Triangolo Drammatico di Karpman, che permette di rendere conto con efficacia della fluttuazione dei due partner tra i ruoli di vittima, persecutore e salvatore, e della trasmissione intergenerazionale degli schemi relazionali disfunzionali all’interno del nucleo familiare.

Rimanendo nell’ambito delle relazioni amorose, un contributo di taglio più squisitamente teorico è quello di Zanzarri e Guerisoli che affronta il tema del poliamore. Vine proposta la sua lettura attraverso la teoria dei sistemi motivazionali interpersonali all’interno della cornice cognitivo-evoluzionista. Gli autori propongono di leggere il poliamore attraverso il modello dei Sistemi Motivazionali Interpersonali, ipotizzando che, in alcuni casi, la distribuzione dell’investimento affettivo su più legami possa svolgere una funzione regolativa rispetto alla vulnerabilità dell’attaccamento, senza per questo ridurre il fenomeno a un mero esito di attaccamento disorganizzato, né attribuirgli una valenza patologica. Attraverso una vignetta clinica e una rassegna critica della letteratura empirica disponibile, sebbene ancora limitata, il lavoro invita i clinici a un approccio senza pregiudizi verso le configurazioni relazionali multiple, aprendo interrogativi di ricerca che meritano di essere ulteriormente approfonditi.

Nel loro insieme, i contributi di questo numero restituiscono un’immagine coerente della ricerca cognitivista italiana: capace di misurarsi con l’evoluzione dei setting di cura, con la complessità della sofferenza post-traumatica, con le sfide della medicina psicosomatica e con le trasformazioni in atto nelle forme del legame affettivo, senza mai perdere di vista l’ancoraggio al dato clinico e la cautela interpretativa che la buona pratica scientifica richiede.

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