EFT-NOVEMBRE-2022

Bulbi e bitcoin: storie passate e presenti di fiori e denari

In un mondo in cui si professa l’eco-sostenibilità, quale spazio hanno in prospettiva le criptovalute, come il bitcoin e l’ethereum?

ID Articolo: 195969 - Pubblicato il: 09 novembre 2022
Bulbi e bitcoin: storie passate e presenti di fiori e denari
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Il presente articolo affronta la tematica delle criptovalute e intende illustrare come –al di là dei tempi, del contesto, degli eventi– al centro di ogni bolla speculativa ci sia sempre la psicologia dell’individuo.

 

Introduzione

Messaggio pubblicitario MASTER DSA  Fiducia e ottimismo vengono valutati generalmente come nobili sentimenti, ma molto meno spesso nella finanza, soprattutto in quelle plaghe dove si annida l’avventura speculativa. Tali stati emotivi possono infatti scadere in euforia. E con questa in una deriva con tonfo finale.

La bolla speculativa – cioè una generalizzata e significativa deviazione del prezzo di un’attività (sia essa reale o finanziaria) dal suo valore fondamentale – rappresenta la sintesi narrativa di tale dinamica.

L’ampia portata delle bolle è da ricondursi a una molteplicità di fattori, quali il gran numero di attori-stakeholder coinvolti; la rapidità del contagio, anche sotto il profilo geografico; la pervasività economica, derivante dall’intreccio fra fenomeni reali, finanziari e valutari; l’esistenza di alcune zone “grigie” della regolamentazione; gli effetti psicologici di massa.

Se la “tecnologia” delle bolle –o, equivalentemente, delle crisi– si evolve nel tempo (a motivo della sofisticatezza degli strumenti, velocità delle informazioni, integrazione dei mercati, ecc.), il fattore umano –vero protagonista della formazione e dello scoppio delle bolle– resta immutato. Come fatto stilizzato, infatti, le bolle originano dalla primigenia pulsione dello speculatore: un impasto di ingredienti quali avidità; eccitazione derivante dall’azzardo; bramosia di omologazione nella massa (a sua volta, frutto di invidia, paura della diversità e della conseguente esclusione sociale); timore della perdita di controllo sugli eventi, con il correlato panico per la rovina e con la successiva fuga verso allocazioni ritenute meno aleatorie delle proprie risorse economiche (flight to quality).

Così, all’euforia (o “esuberanza irrazionale”), prima o poi fa seguito un’intensità emotiva di segno opposto. Entrambi gli affanni emotivi producono un impatto rilevante sul sistema economico-finanziario interno e, per contagio (che è una forma di esternalità), a livello globale.

Il presente articolo intende illustrare come –al di là dei tempi, del contesto, degli eventi– al centro di ogni bolla speculativa ci sia sempre la psicologia dell’individuo.

Corsa di andata e ritorno

La bolla dei tulipani

La prima bolla speculativa di cui si ha testimonianza è quella dei bulbi dei tulipani olandesi, verificatasi nel 1634-37 (un’ottima analisi è in Galimberti, 2002; si veda anche l’importante studio del Nobel per l’economia Krugman, 1995).

La domanda di questi nuovi fiori fashion e di tendenza (provenienti dalla Turchia e di cui l’Olanda si fece immediatamente promotore nella diffusione in tutta Europa) superò ben presto la loro offerta, a causa del loro lento ciclo riproduttivo, cosicché i prezzi delle specie più ricercate di tulipani subirono delle continue spinte al rialzo.

La bolla è riconducibile alla concezione del bulbo come un ottimo asset, cioè un vantaggioso bene di investimento. E poiché esso era interrato, e quindi l’oggetto di scambio era un bene futuro, emergeva in modo embrionale il primo mercato dei futures documentato nella storia. L’asset-bulbo comprendeva sia il valore capitale (che sottendeva il know-how nella riproduzione del bene; la conoscenza delle regole commerciali e delle rotte; il capitale umano impiegato; il valore dello stock di capitale fisico, come le imbarcazioni, ecc.), sia le aspettative di guadagni futuri da parte degli investitori.

Gli acquisti –tramite una caparra iniziale– con consegna futura del bulbo erano effettuati al solo scopo di partecipare al gioco al rialzo dei prezzi, così da potere lucrare, attraverso la vendita successiva, sull’incremento dei prezzi indotto dalla domanda. Non tanto le genuine preferenze botaniche, quanto le aspettative di facile guadagno alimentarono progressivamente la crescita dei prezzi.

Da qui i “semi” della bolla: il fatto che un semplice acconto garantisse la titolarità del bene futuro generava una corsa agli scambi sul mercato dei bulbi di tulipano. Intensità di scambi che progressivamente scollavano l’asset dal suo valore effettivo (in Francia si arrivò a cedere un mulino in cambio di un bulbo). E come succede prima o poi in ogni bluff, si ritorna alla dura realtà con il fragore della bolla che scoppia: fu sufficiente che ad Haarlem un’asta di bulbi andasse deserta per provocare un panic selling incontrollato e per far cadere i prezzi di mercato in tutto il paese. La febbre dei tulipani si tramutò all’improvviso in panico per i tulipani.

“L’economia è anche psicologia, e la psicologia indica questi stati [gli umori ondivaghi degli speculatori] come possibili e probabili, quando le circostanze si affollano in certi tempi e in certi modi” (Galimberti, 2002, pp. 60-61).

Tali argomenti inducono a esaminare lo scenario che stimola tali pulsioni. Se le preferenze a favore del gioco d’azzardo associato all’episodio dei bulbi di tulipano sono spiegabili, almeno in parte, con il tentativo di esorcizzare la paura della morte (la peste nera che in quel periodo colpì l’Olanda, esiziale quanto un esercito invasore), più complessa e articolata è l’analisi del contesto che oggi ripropone le medesime pulsioni nel settore delle criptovalute.

La bolla delle criptovalute

Con un balzo di qualche secolo, passiamo dall’asset-bulbo all’asset-digitale, come viene appunto definita la criptovaluta.

Per apprezzare il fenomeno della bolla nel settore delle valute virtuali, appare opportuno in premessa richiamare alcune connotazioni.

Alcune caratteristiche delle criptovalute

Le monete virtuali non hanno corso legale. Fanno eccezione alcuni paesi, come Argentina e Venezuela dove, evidentemente, la forte volatilità del prezzo delle crypto fa meno paura dell’iperinflazione. In favore dell’Ucraina si è mosso un gran numero di soggetti appartenenti al panorama delle crypto: destinatari delle donazioni i relief fund del governo ucraino. Due testimonianze –quella dell’America latina e quella dell’Ucraina– in cui le crypto mostrano un ruolo rilevante nell’emergenza.

Non avendo corso legale, l’accettazione della moneta virtuale come mezzo di pagamento è solo su base volontaria. Qualora sussista tale consenso, la moneta viene scambiata in modalità peer-to-peer –cioè direttamente tra due dispositivi, senza l’intermediazione di terze parti istituzionali– per acquistare beni e servizi effettivi ovvero Nft (Not fungible token).

Messaggio pubblicitario  Pertanto, le monete virtuali non sono regolate da soggetti istituzionali governativi, bensì controllate dall’ente emittente che formula proprie regole, accettate dai partecipanti alla comunità di riferimento. Una volta emesse, le valute virtuali possono essere acquistate o vendute utilizzando denaro a corso legale su piattaforme online di scambio; presso queste ultime vengono custoditi i portafogli digitali degli utenti. A differenza degli intermediari autorizzati, le piattaforme di scambio non sono tenute ad alcuna garanzia deontologica di trasparenza (strumenti ottimali, dunque, per riciclaggio, frodi, terrorismo e per il cybercrime in generale), né devono rispettare requisiti patrimoniali o procedure di controllo interno e gestione dei rischi. Questa assenza di regolamentazione pregiudica la possibilità di tutelare efficacemente gli operatori, esposti quindi a condotte fraudolente, al fallimento, alla cessazione dell’attività o alla scomparsa delle piattaforme di scambio (e, con loro, i portafogli digitali in custodia).

Ancora, il numero di unità di criptovalute che può essere prodotto (tramite il c.d. mining) è limitato, la produzione richiede tempo e avviene a costi crescenti.

Costi di non poco momento perché si tratta, tra l’altro, di una produzione energivora, quindi con forti esternalità negative sull’ambiente. Ma, allora, in un mondo in cui si professa l’eco-sostenibilità, quale spazio hanno in prospettiva le criptovalute (il bitcoin e l’ethereum in particolare, le monete virtuali per eccellenza)? Quanti e quali trade-off vanno bilanciati (uno per tutti, efficienza nelle transazioni vs salvaguardia dell’ambiente)?

Le criptovalute strette fra due bolle

Perché il mondo delle criptovalute mostra attualmente segni di sofferenza? La ragione è ascrivibile allo scoppio di due bolle da considerarsi in qualche modo “gemelle”, in quanto una sviluppatasi nel mondo della finanza tradizionale, l’altra in quello della finanza decentralizzata (DeFi).

Nell’ambito della prima, le sorti delle criptovalute risentono in special modo dei destini dei titoli tecnologici a cui esse sono oggi fortemente collegate. Tanto da essere considerate esse stesse titoli “super-tecnologici”.

Si sa, il sentiero di crescita dei titoli hi-tech è minato dal fragore dello scoppio di bolle speculative (una buona sintesi è in Pontrelli, 2022). Le quotazioni dei titoli tecnologici negli ultimi anni avevano raggiunto livelli non giustificabili dai modelli di valutazione finanziaria. Gli speculatori –come in una sorta di coazione a ripetere nel desiderio di diventare ricchi in breve tempo e con il minimo sforzo– sembrano non aver imparato granché dalla storia: come nella bolla dei tulipani e in quelle successive –antiche e moderne– per i titoli tecnologici è prevalsa ancora una volta la “Teoria dello sciocco maggiore” (Pontrelli, 2022). Essa argomenta che il prezzo di un titolo aumenta solo se chi lo possiede è in grado di rivenderlo a qualcuno più “sciocco” di lui/lei, indipendentemente dalla circostanza che il titolo sia sopravvalutato o meno (la bolla si forma e si espande). Quando non si trova nessuno di più “sciocco” a cui rivenderlo, allora il prezzo cade, talvolta rumorosamente (la bolla scoppia).

Perché attualmente non si trovano altri “sciocchi” a cui passare il cerino?

La spiegazione in parte risiede nella natura stessa dei titoli tecnologici: sono titoli “growth” (cioè ad alto potenziale di crescita), tipicamente molto indebitati e di conseguenza fortemente esposti al costo del denaro. Nell’attuale scenario di politiche monetarie restrittive –inedite da lungo tempo– unite al forte rallentamento delle economie e ai tempi di guerra, le incertezze e i timori degli investitori della finanza tradizionale concorrono all’arretramento dei titoli hi-tech.

Parallelamente, a seguito delle massicce vendite, il crollo delle criptovalute (“Cryptonight”), verosimilmente è prodromico dello scoppio della bolla.

Passando alla finanza decentralizzata, essa è un ecosistema che sfrutta diversi tipi di criptovalute e che consente transazioni digitali tra le parti. Il suo nome deriva dal fatto che gli utenti sono in grado di effettuare transazioni finanziarie direttamente tra loro, senza il coinvolgimento di un’autorità centrale, di banche o di altre istituzioni finanziarie tradizionali (si tratta di un caso di democratizzazione della finanza). Soprattutto a partire dall’estate del 2020 sono nati numerosi cripto-progetti che offrono i servizi tipici della finanza tradizionale ma in un ambiente deregolamentato. Ed è proprio questo il nodo più debole di tale contesto. La promessa di guadagni elevati –con il favore dell’opacità– ha richiamato molti investitori-speculatori, le cui aspettative tuttavia hanno fatto loro da boomerang. Gli episodi che narrano delle loro scelte miopi stanno determinando un effetto-contagio e una fuga da questi nuovi e incerti mercati. Se, dunque, la democratizzazione della finanza è un fenomeno positivo, altrettanto necessario è che essa si accompagni ad adeguate garanzie e tutele affinchè il piccolo investitore non sia lasciato da solo a confrontarsi con un mondo a lui/lei sconosciuto e – come l’esperienza continua a dimostrare – pieno di insidie.

Conclusioni: il ruolo degli aspetti psicologici

In comune con i tulipani, le criptovalute si basano su un processo produttivo che richiede tempo e, pertanto, in epoca di “crypto-mania” –esattamente come ai tempi della “tulip-mania”– è la “mania” stessa a creare un eccesso di domanda di mercato rispetto all’offerta, determinando una conseguente lievitazione del prezzo del bene. Il secondo elemento che accomuna bulbi e criptovalute è la circostanza che essi vengono considerati asset, nel secondo caso asset-digitali (Bianco, 2022).

Ma il filo rosso che attraversa i tempi, il contesto di riferimento e il tipo di asset, è il fattore umano. L’impatto sull’andamento dei mercati di umori, percezioni e preferenze degli agenti economici trovano riconoscimenti autorevoli già con Smith e Keynes; più tardi con Katona (1951) e, in contesti decisionali in condizioni di incertezza, primi fra tutti con Von Neumann e Morgenstern.

I modelli à la Krugman (1998) insistono sul ruolo dei fattori psicologici nella spiegazione delle crisi economico-finanziarie e delle bolle speculative.

Il soggetto, quando è immerso nella folla, è contemporaneamente immerso nella follia. La suggestione collettiva è quindi alla base dei movimenti di qualsiasi natura, da quelli fondamentalisti del terrorismo a quelli speculativi.

 

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Bibliografia

  • Bianco, L. (2022), “La bolla dei bitcoin come i tulipani nel Seicento. Quando la storia insegna ma non ha scolari”.
  • Fiocca, M. (2000), Crisi finanziarie e moral hazard: proposta di un’analisi interdisciplinare”, Quaderni ISAE n.10, Roma.
  • Fiocca, M., Cosci, S. (2004), La dimensione finanziaria del terrorismo e del contro-terrorismo transnazionale, Rubettino Editore, Catanzaro.
  • Fiocca, M.,  Montedoro, G. (2004), “Latte & tulipani. Crisi finanziarie di oggi e di ieri”, Società italiana di economia pubblica (Siep), XVI Conferenza “Politiche pubbliche, sviluppo e crescita”, Università degli Studi di Pavia, Pavia, 7-8 ottobre 2004.
  • Galimberti, F. (2002), Economia e pazzia. Crisi finanziarie di ieri e di oggi, Laterza, Bari.
  • Katona, G. (1951), Psychological analisys of economic behaviour, McGraw Hill, New York.
  • Krugman, P. (1995), “Dutch tulips and emerging markets”, in Foreign Policy.
  • Krugman, P. (1998), What happened to Asia?, mimeo, MIT, Cambridge, Massachusetts.
  • Pontrelli, M. (2022), “I titoli tecnologici del Nasdaq perdono più del bitcoin ma il crollo non fa notizia”, TISCALI innovazione.
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