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Gli eventi di vita alterano la flessibilità dei tratti di personalità?

Nonostante la loro natura relativamente stabile, i tratti di personalità cambiano nel tempo e la loro modificazione decresce all'aumentare dell’età

Di Tatiana Pasino

Pubblicato il 03 Giu. 2022

Le ricerche sul cambiamento dei tratti di personalità e sugli eventi di vita correlati hanno prodotto dei risultati che evidenziano come alcune circostanze di vita possano portare a delle modificazioni personologiche.

 

I tratti di personalità

 È difficile quantificare la mole di ricerche esistenti sui tratti della personalità. Molti studi si focalizzano sui disturbi di personalità, sulla comorbilità esistente e sulle possibili conseguenze, mettendo a confronto soggetti che hanno seguito un percorso di terapia e persone che non hanno trattato tali problematiche nell’arco della vita.

Nonostante la loro natura relativamente stabile, i tratti cambiano se osservati su intervalli moderatamente lunghi (Lucas e Donnellan, 2011; Wortman et al., 2012; Roberts e DelVecchio, 2000; Ferguson, 2010) e la loro modificazione decresce all’aumentare dell’età (Bleidorn et al., 2016). I cambiamenti osservati hanno portato a molte speculazioni in merito ai processi alla base della modificabilità dei tratti. Tutte le principali teorie sullo sviluppo della personalità enfatizzano il ruolo dei geni e dei processi di maturazione intrinseca nella stabilità e nel cambiamento (McCrae e Costa, 2008; Roberts e Wood, 2006). L’enfasi viene posta sugli eventi di vita che hanno un impatto importante per ogni singolo individuo, come disoccupazione, matrimonio, genitorialità (Bleidorn, 2015; Hutteman et al., 2014; Kandler et al., 2012; Orth e Robins, 2014; Wood  e Smith, 2005; Scollom e Diener, 2006), oppure tutte quelle transizioni che portano a effetti irreversibili e duraturi, in quanto capaci di interrompere, reindirizzare o modificare le traiettorie di vita alterando i pensieri, le emozioni e i comportamenti (Orth e Robins, 2014; Pickles e Rutter, 1991).

Il cambiamento dei tratti individuati dal Big Five

Tuttavia, le ricerche sul cambiamento dei tratti e sugli eventi di vita correlati hanno prodotto dei risultati contrastanti. Specht e colleghi (2011) hanno esaminato gli effetti di 12 importanti eventi sui tratti del Big Five utilizzando i dati del German SocioEconomic Panel (SOEP; Wagner et al., 2007). I risultati di questo studio hanno mostrato che gli eventi di vita possono portare a dei cambiamenti nei tratti, anche se gli effetti possono variare considerevolmente in base alla dimensione analizzata. Ad esempio, mentre la coscienziosità è una dimensione sensibile a eventi di vita, quali la nascita del primo figlio, il divorzio o il pensionamento, al contrario il nevroticismo non è influenzato dagli eventi di questo tipo, ma sembra dipendere dall’impatto di eventi come la prima relazione romantica (Neyer e Lehnart, 2007) o il diploma scolastico (Bleidorn, 2012).

Sono state poste differenti domande per osservare più nel dettaglio come gli effetti degli eventi di vita differiscano tra loro sul cambiamento dei tratti o come i diversi tratti differiscano nella loro suscettibilità agli eventi stessi (Bleidorn et al., 2016). Per trovare una risposta, Bleidorn e colleghi (2016) hanno analizzato degli studi longitudinali svolti per comprendere come i tratti del Big Five cambiano in risposta a esperienze legate a eventi relazionali e lavorativi. Nello specifico, gli autori hanno adottato una definizione operativa specifica di eventi di vita, cioè “transizioni tempo-discrete che designano l’inizio o la fine di uno stato specifico” (Luhmann et al., 2012, p. 594) dove lo stato (ad esempio, “divorziato” per quanto riguarda lo stato relazionale) è inteso come un ruolo, una posizione, un certo grado o una condizione (Bleidorn et al., 2016). Gli eventi minori (come le difficoltà quotidiane), le esperienze che non comportano un cambiamento di stato (come essere vittima di un crimine), le transazioni non discrete nel tempo (come menopausa o psicoterapia) e i non-eventi (non trovare un compagno, non avere figli) non sono inclusi nella definizione di eventi in questo lavoro (Bleidorn et al., 2016).

 Gli autori ipotizzano una correlazione significativa tra gli eventi di vita legati all’ambito relazionale (ad esempio matrimonio o genitorialità) e i tratti che enfatizzano l’affettività, nonché tra gli eventi di vita lavorativi e tra i tratti correlati a comportamenti o contenuti cognitivi. La letteratura revisionata dagli autori (2016) appare limitata e confusa su matrimonio e genitorialità, in quanto più studi evidenziano come vi sia una flessibilità della dimensione del nevroticismo e un aumento dell’estroversione quando si indagano le prime relazioni affettive. Nonostante ciò, le dimensioni dell’effetto dei test utilizzati e i gruppi di controllo abbinati suggeriscono che tali risultati sono generalizzabili solo a determinati gruppi di età (Bleidorn et al., 2016). Altri studi riportano delle piccole variazioni sulle dimensioni della coscienziosità, del nevroticismo e dell’estroversione in relazione alla genitorialità, mentre uno dei test più recenti e rigorosi degli effetti della genitorialità nel Big Five non riporta differenze significative tra i genitori e un gruppo abbinato di persone senza figli (Bleidorn et al., 2016).

Per quanto riguarda la relazione tra tratti e lavoro, una solida scoperta mostra che il passaggio dalla scuola all’università è associato a un rapido aumento di apertura mentale, gradevolezza e coscienziosità, nonché a una diminuzione di nevroticismo nei giovani adulti (Bleidorn et al., 2016).

Prospettive future

Esistono pochi studi prospettici orientati a comprendere come variazioni affettive (il matrimonio, il divorzio o la fine di una relazione) e autorealizzative (come la disoccupazione, le promozioni e il pensionamento) nel corso del tempo possano modificare i tratti. Tale mancanza di letteratura suggerisce lo sviluppo di un progetto esteso che tenga conto della necessità di raccogliere almeno più di tre misurazioni longitudinali su ogni dimensione e su determinati eventi, requisito mancante nelle ricerche precedenti e utile ai ricercatori per verificare se l’impatto delle esperienze successive risulterà più forte, più debole o simile all’impatto del primo evento misurato (Luhmann e Eid, 2009; van Scheppinger et al., 2016).

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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