Pedofilia acquisita: una nuova prospettiva

La pedofilia acquisita è l’espressione comportamentale di impulsi pedofilici a seguito di danno cerebrale in individui precedentemente 'normali'

ID Articolo: 191061 - Pubblicato il: 01 marzo 2022
Pedofilia acquisita: una nuova prospettiva
Messaggio pubblicitario SFU 2020

Lopez e colleghi (2020) hanno revisionato la letteratura per esaminare casi di pedofilia acquisita, includendo articoli che riportavano casi di acquisizione della pedofilia a seguito di un danno cerebrale.

 

La diagnosi di disturbo pedofilico

Messaggio pubblicitario La pedofilia è definita come la persistente attrazione nei confronti di bambini che si manifesta nelle fantasie erotiche e sessuali. Quando la persona mette in atto delle azioni concrete, viene diagnosticato un disturbo pedofilico. Nello specifico, il DSM 5 (APA, 2013) evidenzia come si possa diagnosticare un disturbo pedofilico se la persona predilige l’avere esperienze sessuali con i bambini a causa di difficoltà psicosociali. Se invece la persona mostra assenza di senso di colpa, vergogna o ansia per quanto riguarda tali impulsi, in quanto non ha avuto esperienze sessuali con minori, si parla di un orientamento sessuale pedofilico e non di un disturbo pedofilico. All’interno del DSM 5 (APA, 2013), i criteri richiedono delle fantasie sessuali, impulsi o comportamenti che includono attività sessuali con bambini (generalmente di 13 anni, o meno) per oltre un periodo di sei mesi. L’individuo, che ha almeno 16 anni e 5 anni in più del bambino per cui prova attrazione, agisce in funzione di questi impulsi sessuali oppure tali fantasie generano un disagio clinicamente significativo. Le specificazioni riguardano il ‘tipo esclusivo’, cioè l’attrazione esclusiva per i bambini, oppure il ‘tipo non esclusivo’ (APA, 2013): oltre il 90% dei pazienti con diagnosi di pedofilia è anche attratto sessualmente da persone adulte (Hall & Hall, 2007). Il disturbo parafilico è maggiormente frequente nella popolazione maschile (Fedoroff et al., 1999) e sembra essere intrinseco alla mascolinità biologica: per questo motivo, tale attrazione per persone con un’età prepuberale viene notata nei primi anni dell’adolescenza da parte del paziente, se non prima. Ha una prevalenza stimata del 3% nella popolazione generale (Hall & Hall, 2007) e, solitamente, esistono almeno altri due disturbi parafilici. Tale disturbo è particolarmente rilevante a causa del suo significato clinico e delle sue implicazioni morali e forensi (Finkelhor, 1979), in quanto sono evidenti delle interazioni tra personalità antisociale e disturbo pedofilico (APA, 2013).

Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse verso l’indagare le basi neurali della pedofilia grazie allo sviluppo di tecniche di neuroimaging, utili a sondare in vivo l’anatomia cerebrale (Mohnke et al., 2014). La domanda di ricerca sulla neurologia di questo disturbo vuole indagare se sia possibile modificare delle strutture neurali critiche attraverso interventi chimici o chirurgici, anche se uno dei problemi principali consiste nella presenza di risultati discordanti e frammentati, ad esempio riguardo alle cause e ai substrati neurochimici (Lopez et al., 2020).

Cos’è la pedofilia acquisita

Lopez e colleghi (2020) hanno revisionato la letteratura per esaminare casi di pedofilia acquisita, riportando articoli presi da PubMed e PsycInfo. Gli articoli inclusi riportavano casi di acquisizione della pedofilia a seguito di un danno cerebrale circoscritto, degenerativo o irritativo: quest’ultima espressione fa riferimento all’area di tessuto corticale che produce dei picchi elettrografici interictali (Rosenow & Luders, 2001). I ricercatori hanno definito la pedofilia acquisita come l’espressione comportamentale di impulsi pedofilici in individui precedentemente ‘normali’, cioè definiti in passato come socialmente autonomi nell’instaurare e nel mantenere delle relazioni interpersonali produttive, dal punto di vista amicale e affettivo (Lopez et al., 2020). Sono stati inclusi dei soggetti i cui impulsi sono causati da una lesione cerebrale, indipendentemente dalla natura patologica della lesione, dalla causa, dalla modalità di esordio o dalla velocità di progressione degenerativa. Al contrario, sono stati esclusi tutti quei soggetti che erano incapaci di giudicare l’erroneità dei loro atti comportamentali (Casanova, Mannheim e Kruesi, 2002; Lopez et al., 2020).

Messaggio pubblicitario I casi pubblicati che soddisfacevano i criteri di inclusione erano 22, registrati tra il 1972 e il 2018. L’ipersessualità, definita come un accrescimento del desiderio, dell’attività sessuale (Baumeister et al., 2001) e della messa in atto di comportamenti finalizzati alla loro attuazione, è risultata presente in 18 casi. La maggior parte dei soggetti (n=10) era sposata, mentre tre avevano divorziato in quanto la loro predisposizione aveva posto fine alle relazioni affettive costruite precedentemente. Undici soggetti erano attratti esclusivamente da bambini in età prepuberale, mentre quattro erano attratti da ragazzi in età puberale: cinque erano omosessuali e tre bisessuali (Lopez et al., 2020). Nonostante la posizione delle lesioni appaia troppo vaga per consentire un accurato diagramma anatomico, a livello neuronale si è visto come la localizzazione di queste ultime sembri essere determinante nella pedofilia acquisita. Nello specifico, sette lesioni erano presenti nel lato destro, una era circoscritta sull’emisfero sinistro, mentre le altre erano bilaterali (Lopez et al., 2020). La natura delle lesioni non differiva dalle cause ordinarie della malattie transcraniche: sono stati osservati diversi tipi di malattie intracraniche come tumori (n=7), malattie degenerative corticali (n=5), trauma cranico (n=3), sclerosi multipla (n=2), ischemia (n=2), lobotomia temporale (n=1), pallidotomia (n=1) e malattia di Huntington (n=1).

Danni cerebrali nella pedofilia acquisita

I ricercatori suggeriscono come l’emergere della pedofilia a seguito di un danno cerebrale derivi dalla lesione o dalla disfunzione di alcuni settori delle cortecce FTI o dalle loro connessioni subcorticali, in quanto le lesioni che rientrano nei confini di queste regioni sembrano comportare due conseguenze che costituiscono la presentazione clinica della pedofilia acquisita. Nello specifico, dopo aver determinato il modello degli interessi sessuali devianti e la possibile comorbidità di altre parafilie o di disturbi del controllo degli impulsi, si osserva come il rilascio delle fibre dopaminergiche che attraversano il fascio proencefalico mediale siano modulate dalle cortecce FTI lese (Lopez et al., 2020). La relativa iperfunzione del sistema mesocorticale così strutturato porta all’aumento delle pulsioni sessuali che costituiscono il fulcro delle manifestazioni patologiche legate all’ipersessualità (Lopez et al., 2020). La possibilità che delle lesioni cerebrali possano rendere un’idealizzazione un vero e proprio atto pedofilico supporta le distinzioni fenomenologiche e comportamentali esistenti nella nomenclatura (APA, 2013; Berlin, 2002). Allo stesso tempo, questa possibilità non può essere generalizzata perché è difficile indagare sulle fantasie nascoste dei pazienti nel corso degli anni, a volte con l’acquiescenza dei parenti più stretti. Di conseguenza, è un’ipotesi incompleta in quanto le informazioni su una possibile cattiva condotta sessuale pre-morbosa sono difficili da indagare (Lopez et al., 2020).

 

Consigliato dalla redazione

Pedofilia e disturbo pedofilico: diagnosi, comorbilità e i casi in letteratura

Pedofilia e disturbo pedofilico: la diagnosi, le comorbilità e i casi in letteratura e al cinema

La pedofilia fa parte, secondo il DSM-5, dei disturbi parafilici. Come fare diagnosi, come differenziarla e quali sono le comorbilità più frequenti? Alcuni esempi tratti dalla letteratura e dal cinema.

Bibliografia

  • American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Washington, DC: Author.
  • Baumeister, R. F., Bratslavsky, E., Finkenauer, C., & Vohs, K. D. (2001). Bad is stronger than good. Review of General Psychology, 5, 323–370.
  • Casanova, M. F., Mannheim, G., & Kruesi, M. (2002). Hippocampal pathology in two mentally ill paraphiliacs. Psychiatry Research, 115, 79–89.
  • Fedoroff, J. P., Fishell, A., & Fedoroff, B. (1999). A case series of women evaluated for paraphilic sexual disorders. Canadian Journal of Human Sexuality, 8, 127–140.
  • Finkelhor, D. (1979). What’s wrong with sex between adults and children? Ethics and the problem of sexual abuse. American Journal of Orthopsychiatry, 49, 692–697.
  • Hall, R. C., & Hall, R. C. W. (2007). A profile of pedophilia: Definition, characteristics of offenders, recidivism, treatment outcomes, and forensic issues. Mayo Clinic Proceedings, 82, 457–471.
  • Lopez, P.M.G., de Castro Prado, C.S., & de Oliveira-Souza, R. (2020). The neurology of acquired pedophilia. Neurocase: The Neural Basis of Cognition.
  • Rosenow, F., & Lüders, H. (2001). Presurgical evaluation of epilepsy. Brain, 124, 1683–1700.
State of Mind © 2011-2022 Riproduzione riservata.

Messaggio pubblicitario

Scritto da

Messaggio pubblicitario