Effetto placebo e nocebo nel trattamento del dolore cronico e acuto

L’effetto placebo è l’effetto psicofisiologico di una sostanza e sembra interessante per il trattamento di alcune patologie caratterizzate da dolore cronico

ID Articolo: 190865 - Pubblicato il: 23 febbraio 2022
Effetto placebo e nocebo nel trattamento del dolore cronico e acuto
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Le evidenze empiriche mostrano come le suggestioni verbali, il condizionamento classico e l’apprendimento osservazionale possono portare ad ipoalgesia, come effetto placebo, o ad iperalgesia, come nocebo (Brascher et al., 2018).

 

L’effetto placebo e nocebo

Messaggio pubblicitario La parola placebo deriva dal latino e significa ‘piacerò’: è una sostanza o una procedura priva di attività specifica per la condizione trattata (Shapiro & Morris, 1978) e tale terapia viene usata deliberatamente per il suo effetto specifico o aspecifico. L’effetto placebo è l’effetto psicologico e psicofisiologico prodotto da un placebo, e Vernon Oh (1994) lo definì come ‘una forma di trattamento senza la sua sostanza’. Balint (1957) ha definito un placebo come il più potente agente terapeutico in quanto un ossimoro, una sostanza inerte a livello chimico e biologico, ma non a livello psicologico, mentre l’effetto nocebo agisce come un ‘avversario’ in grado di produrre una malattia iatrogena. L’effetto nocebo, antitetico all’effetto placebo, indica le reazioni psicologiche negative che si sperimentano dopo l’assunzione di un farmaco inerte (Treccani, n.s.). Proprio per la mancanza di una reazione generata chimicamente, tale reazione indesiderata viene sperimentata a causa di un atteggiamento emozionale che induce stati quali insicurezza, patofobia, angoscia (Treccani, n.s.).

L’effetto placebo e nocebo sul dolore

Mentre l’ipoalgesia viene definita come la diminuzione della sensibilità al dolore, dovuta ad una causa patologica (Hoepli, 2015), l’iperalgesia è causata da alterazioni periferiche e centrali ed è un’aumentata sensibilità nei confronti di stimoli dolorifici (Treccani, n.s.). Le evidenze empiriche mostrano come le suggestioni verbali, il condizionamento classico e l’apprendimento osservazionale possono portare ad ipoalgesia (come effetto placebo) o ad iperalgesia (come nocebo; Brascher et al., 2018). La letteratura evidenzia risultati discordanti, in quanto è complesso individuare articoli che indaghino gli effetti del condizionamento senza suggerimenti verbali e, in caso contrario, l’effetto placebo e nocebo sono spesso connotati in termini medici (Voudouris et al., 1990; de Jong et al., 1996; Kirsch et al., 2014; Montgomery & Kirsch, 1997). Contestualizzare questi due dei termini può indurre più facilmente delle aspettative aggiuntive ed erronee durante la manipolazione sperimentale. Di conseguenza, i partecipanti potrebbero essere condizionati e potrebbero sviluppare idee, riferite al concetto di condizionamento stesso, che complicano l’esito di quest’ultimo (Brascher et al., 2018).

Messaggio pubblicitario Brascher e colleghi (2018) si sono focalizzati sul contributo del condizionamento nell’induzione di un effetto fisico placebo, come l’ipoalgesia, e nocebo, come l’iperalgesia, raccogliendo prove che il condizionamento può essere influenzato da un’aspettativa formatasi da uno stimolo subliminale. Viene posta una particolare attenzione agli studi che utilizzano un condizionamento implicito, dove non vengono presentati stimoli sulla consapevolezza della contingenza. Un numero limitato di studi implementa il condizionamento di placebo e nocebo senza utilizzare un linguaggio esplicito ma usando stimoli condizionanti, come luci rosse e verdi. Molti altri studi esaminano partecipanti sani, mentre solo alcuni indagano il dolore clinico dei pazienti (Peerdeman et al., 2016). I risultati mostrano come i suggerimenti verbali sembrano essere efficaci per il dolore, acuto e cronico, indotto sperimentalmente in pazienti con la sindrome dell’intestino irritabile (IBS; Peerdeman et al., 2016; Klinger et al., 2017).

Effetto placebo sul dolore cronico

Gli effetti positivi dell’effetto placebo sono stati dimostrati in studi che combinano la suggestione verbale e il condizionamento fisico (ad esempio, somministrazione di creme) dei pazienti con IBS (Lee et al., 2012), artrosi del ginocchio (Hashmi et al., 2014), dolore muscoloscheletrico (Muller et al., 2016), lombalgia cronica (Peerdeman et al., 2016) e dermatite atopica (Kingler et al., 2007). Il condizionamento costituisce un aspetto importante nel dolore cronico (Vlaeyen & Linton, 2000). Al contrario, nonostante i pochi studi presenti in letteratura a causa di vincoli etici, l’effetto nocebo può diventare persistente a causa dell’esperienza ripetuta di fallimenti terapeutici, comuni nel dolore cronico (Brascher et al., 2018). Anche un apprendimento più scarso, ad esempio come effetto di una predisposizione inefficace, o gli effetti di blocco, cioè delle risposte inefficienti ad uno stimolo condizionato, aumentano il rischio di esperienze negative di trattamento.

Un’ipotesi per ricerche future sul trattamento del dolore cronico può focalizzarsi sulle prove che gli effetti placebo condizionati sono più duraturi degli effetti placebo indotti dalle aspettative esplicite (Kingler et al., 2007; Colloca et al., 2011). Un’altra possibilità per evitare la confusione tra condizionamento e induzione dell’aspettativa potrebbe essere l’implementazione di disegni di condizionamento implicito, dove sarebbero direttamente esclusi i suggerimenti espliciti, oppure la creazione di un disegno sperimentale dove vengono indotti effetti placebo e nocebo contrari, attraverso aspettative esplicite e condizionamento, per misurare tali effetti su variabili indipendenti. Di conseguenza, potrebbero esistere delle opportunità per trattare le diverse condizioni cliniche di dolore (Brascher et al., 2018).

 

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