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Ipnosi e integrazioni delle parti dissociate: verso una psicoterapia integrata

Lavorare con le parti, nella mia pratica clinica, è risultato molto utile in diversi casi e questo può avvenire attraverso l'utilizzo dell'ipnosi in terapia

ID Articolo: 185157 - Pubblicato il: 14 maggio 2021
Ipnosi e integrazioni delle parti dissociate: verso una psicoterapia integrata
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Attraverso l’ipnosi ho dato prima la possibilità a Marta di accedere ad un’immagine di sé come forte ed efficace per poi procedere alla rivisitazione dell’episodio traumatico favorendo l’ingresso nella scena della Marta adulta.

 

Messaggio pubblicitario Gli ultimi decenni ci hanno insegnato molto sulla psicoterapia. Stiamo assistendo a una vera e propria rivoluzione esperienziale (G.Dimaggio, 2020)

Chi come me ha qualche anno di formazione e pratica clinica alle spalle può confessare di essere cresciuto perseguendo l’obiettivo primo di scegliere tra due modelli: una sinistra progressista, per la quale l’intervento era basato sulla rivisitazione delle credenze disfunzionali – da “sono convinto che la realtà sia questa” a “ora che mi ci fa pensare forse si tratta di una mia valutazione negativa della realtà”- e una destra tradizionalista, radicata in terapie sopravvissute al progresso delle neuroscienze che raccontano di mondi lontani inesplorati fatti di oggetti transazionali, invidia del pene e seni buoni e cattivi. Ogni riferimento a ideologie e/o orientamenti politici è puramente casuale.

Perdonate l’eccessiva semplificazione, per lo più caricaturale, delle prospettive formative offerte dagli atenei dell’epoca. Resta indiscusso il mio vissuto soggettivo: uno spaurito e nevrotico specializzando su di una biga alata trainata da un cavallo bianco (terapia cognitivo-comportamentale) e uno nero (la psicoanalisi) che puntano in direzione opposte. Ogni riferimento cromatico a ideologie e/o orientamenti politici è puramente casuale.

Lo scenario sembra complesso ma la soluzione appare semplice. Scendere.

Decido di avventurarmi in mondi non considerati abbastanza dai testi accademici e inciampo in un manuale con su ritratto un anziano, sguardo serafico, impegnato in un esercizio ginnico alquanto avventato -penso io- per la sua età. Sulle prime pagine si racconta che è possibile fare psicoterapia utilizzando il corpo. SI tratta di una copia di “espansione e integrazione del corpo in bioenergetica” e l’anziano snodato è Alexander Lowen.

Si susseguono scoperte sensazionali, dallo Psicodramma di Moreno all’ipnosi ericksoniana, o meglio, psicoterapia neo-ericksoniana. A quest’ultima ho dedicato il primo percorso quadriennale di formazione in psicoterapia.

Arriviamo al punto. La maggior parte dei grandi terapeuti ad oggi è perfettamente d’accordo che la migliore forma di psicoterapia è data dall’integrazione delle migliori scoperte ottenute dalle diverse scuole di pensiero. La triade cognizione-emozione-soma appare, indiscutibilmente, la scelta vincente. Le neuroscienze ci hanno svelato l’esistenza del cervello tripartito (neocorteccia-sistema limbico-rettiliano, P.Maclean 1970) e del corpo che registra gli eventi importanti della nostra vita in assenza di una reale memoria semantica: l’esperienza resta una memoria procedurale e, a volte, non integrata (P.Ogden, K.Minton, C.Pain, 2012). Il corpo ha riposto all’evento e continua a farlo allo stesso modo di fronte a stimoli attivanti, mentre la neocorteccia resta a guardare incredula.

Sia la psicoterapia ipnotica che la bioenergetica ne erano già a conoscenza e la loro pratica clinica era da subito orientata in questa direzione, ma questo è un altro discorso.

In una mano avevo la psicoterapia ipnotica, nell’altra un interessante testo intitolato “Guarire la frammentazione del sé” (J.Fisher 2017) e, davanti a me, Marta, plurilaureata disoccupata affetta da disturbo borderline di personalità.

Lavorare con le parti, nella mia pratica clinica, è risultato molto utile in diversi casi. In particolar modo con pazienti traumatizzati facilmente attivabili. Condizione per cui, l’iperarousal da un lato e il possibile stato dissociativo d’altro, non avrebbero permesso un accesso utile all’episodio traumatico. Sollecitare la paziente a recuperare uno stato di quiete attraverso la respirazione, attenzione esclusiva al presente e osservazione non giudicante dei pensieri -capisaldi della mindfulness– permetteva a Marta di rientrare parzialmente all’interno della finestra di tolleranza (D.Siegel, 1999). Non provava dolore, era spaventata.

Marta era cresciuta con una madre impegnata con il suo lavoro, anaffettiva e dedita a indagini meticolose utili a stanare l’adulterio. All’indizio rinvenuto seguivano agiti pantoclastici e perdita di coscienza. Il padre, assente. Fondamentale, per l’educazione di Marta, rinforzare e sostenere lo sviluppo intellettivo. Il perfetto connubio tra Montessori e l’alessitimia.

Dopo un’attenta ricostruzione dello schema interpersonale disfunzionale secondo il modello TMI (Terapia metacognitiva interpersonale -G.Dimaggio, A.Montano, R.Popolo, G.Salvatore 2013-) decido di intervenire attraverso un’esposizione immaginativa. Avevo l’episodio: Marta, all’età di 8 anni, vede sua madre seduta sul divano del salone, in lacrime, dedita a sfogliare scontrini. Marta, fin troppo sveglia per la sua età, capisce che si tratta dell’ennesima prova di tradimento di suo padre. Marta racconta il viso di suo madre, dolorante. Un’espressione che le provoca sofferenza ma, soprattutto, la spaventa. Le si avvicina e cerca di consolarla.

In un’altra occasione mi racconta del parto. Marta ha una bellissima bambina di 8 anni, Adele. Lei stessa mi confessa di quanto fosse orgogliosa di se stessa ripensando al modo in cui aveva affrontato quell’avventura: “sentivo che avrei potuto fronteggiare qualsiasi difficoltà”.

Perfetto. Avevo bisogno di un episodio nel quale Marta si fosse sentita efficace, efficiente. Non tranquilla, a suo agio nella verde prateria, ma in grado di affrontare il mondo.

Messaggio pubblicitario Colleghi che lavorano concettualizzando il caso attraverso il “modello delle parti del sé” suggeriscono al paziente di sintonizzarsi con “la sua parte adulta”, presente, dando per scontato che questa parte sia in grado di accogliere la sofferenze delle “altri parti del sé” ferite. Marta sembrava non riuscire a rintracciare nessun aspetto di sé valido ed efficace. Avevo bisogno di costruirlo insieme a lei.

Importante sottolineare che Marta non è mai ricorsa a un’immagine di sé grandiosa, interpretabile come difesa narcisistica, e non ha mai impiegato coping disfunzionali di perfezionismo. Lavorare sull’efficienza in questi casi rischia di rinforzare il coping disfunzionale. (J.Young 2012)

Attraverso l’induzione ipnotica ho dato prima la possibilità a Marta di accedere ad un’immagine di sé come forte ed efficace (una “parte adulta” affiorata nella sua storia personale, vera, capace di affrontare il parto), per poi favorire l’ancoraggio (M.H. Erickson 1979). La paziente ora sarebbe stata in grado di rievocare l’immagine nucleare di sé positiva e funzionale.

Secondo step: rivisitazione dell’episodio traumatico attraverso l’induzione ipnotica, favorendo questa volta l’ingresso nella scena della Marta adulta, forte e sicura di sé, rievocata dall’ancoraggio. La paziente riesce a gestire la narrazione. Il suo corpo non mostra segni di iperarousal. Trapelano contenuti emotivi nuovi relativi al rapporto con sua madre; elementi indispensabili a delineare il ruolo che ha sempre avuto l’immagine interiorizzata di sua madre nel guidare le sue decisioni.

Sarebbe stato possibile ottenere lo stesso risultato senza l’utilizzo dell’ipnosi? Probabilmente sì. Sarebbe stato possibile raggiungere gli stessi obiettivi perseguendo esclusivamente i precetti della psicoterapia ipnotica o di altri modelli terapeutici evidence-based? Immagino di sì. Resto fermamente convinto che, a fronte della rivoluzione esperienziale che si trova ad affrontare il mondo della psicoterapia, scendere dalla biga vorrebbe dire rinunciare a partecipare ad un processo evolutivo senza eguali.

 

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Bibliografia

  • Bricker D.C., Young J., (2012) A Client’s Guide to Schema Therapy. Schema Therapy Institute.
  • Dimaggio G. (2020) “Un attimo prima di cadere. La rivoluzione della psicoterapia”. Raffaello Cortina Editore.
  • Dimaggio G., Montano A., Popolo R., Salvatore G. (2013). “Terapia metacognitiva interpersonale dei disturbi di personalità”. Raffaello Cortina Editore.
  • Erickson M.H., Rossi E.L., Rossi, S.I. (1979) “Tecniche di suggestione ipnotica. Induzione dell’ipnosi clinica e forme di suggestione indiretta” Astrolabio Ubaldini.
  • Fisher J. (2017) “Gaurire la frammetnazione del sé. Come integrare le parti di sé dissociate dal trauma psicologico”. Raffaello Cortina Editore.
  • Lowen A., Lowen L. (1979) “Espansione e integrazione del corpo in bioenergetica”. Astrolabio.
  • Montano A. (2007) “Mindufllness. Guida alla meditazione consapevole”. Ecomind.
  • Mosconi G. (1998)  “Teoretica e pratica della psicoterapia ipnotica” Franco Angeli.
  • Ogden P., Minton K., Pain C. (2012) “Il trauma e il corpo: manuale di psicoterapia sensomotoria” Sassari: Istituto di scienze cognitive.
  • Siegel D.J. (2001) “La mente relazionale. Neurobiologia dell’esperienza interpersonale” Cortina. (Ed. orig. The Developing Mind New York: Guilford, 1999).
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