Psicologia del tradimento: la natura dell’infedeltà

L'autore presenta alcune riflessioni sulle relazioni sentimentali e sul tradimento, che sarebbe connesso alla noia che subentra inevitabilmente

ID Articolo: 180958 - Pubblicato il: 15 gennaio 2021
Psicologia del tradimento: la natura dell’infedeltà
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Viviamo in un periodo storico ipocrita e paradossale: da un lato la società ci propone e ci indirizza verso una sessualità svincolata da ogni tabù, dall’altro ci mortifica e fa vergognare del tradimento, anzi se solo osiamo ‘pensare’ di tradire.

 

Messaggio pubblicitario Come si definisce quella situazione in cui una persona giura amore ad un’altra persona, garantendole fedeltà per tutta la vita?

Monotonia.

Scusate, piccolo lapsus freudiano: volevo dire monogamia.

Quando ho comunicato a mia moglie che avrei scritto un articolo sul tradimento, mi ha risposto sorridendo: «Ti verrà facile! Per natura tu sei infedele!».

Nella speranza si riferisse alla mia mania di abbandonare operatori telefonici a cui fino ad un attimo prima spergiuravo amore eterno per poi puntualmente tradirli con la più giovane e nuova compagnia che fa irruzione sul mercato, ho istintivamente (o forse sarebbe meglio dire difensivamente?) elaborato il seguente pensiero:

Ma in fondo, per natura, non siamo tutti un po’ infedeli?

L’uomo, infatti, è alla costante ricerca di piacere, di bellezza, di sensualità, di attrazione, di fantasia, di pulsione, di voglie, di novità.

Sono sensazioni che proviamo tutti, ma poiché siamo impegnati nella nostra salda e duratura relazione sentimentale, crediamo di non poter desiderare altro essere umano al di fuori del partner e le volte in cui riusciamo ad ammettere l’attrazione verso il nuovo collega appena assunto, dobbiamo aggrapparci ad una plausibile giustificazione per la nostra castigata e bigotta coscienza che molto spesso è di questo tenore:

Se ho voglia di lui/lei, significa che qualcosa non va nel mio attuale rapporto‘.

Sigmund Freud sottolineava come tutte le fissazioni, dopo un po’ di tempo, diventino inevitabilmente un disturbo della psiche; in pratica se desidero qualcosa e la mia natura istintivamente mi sprona a conquistarla, sono frenato dalla (dannata) mente che mi ricorda quanto sia riprovevole questo mio istinto, quanto queste pulsioni non siano socialmente accettabili e inoltre mi ricorda quanto dolore infliggerei a mia madre se venisse a sapere che, nonostante tutti i suoi sforzi, ha cresciuto un figlio fedifrago e lussurioso.

Nel film appena descritto, i protagonisti siamo noi ma il copione l’ha redatto integralmente la nostra mente.

Se così non fosse perché nonostante tutti i tentativi di reprimerla, questa strana ‘voglia’ la continuiamo a provare?

Viviamo in un periodo storico ipocrita e paradossale: da un lato la società ci propone e ci indirizza verso una sessualità svincolata da ogni tabù, dall’altro ci mortifica e fa vergognare se osiamo tradire, anzi se solo osiamo ‘pensare’ di tradire.

In realtà, credo che la questione sia abbastanza semplice anche se dura da accettare: siamo tutti destinati ad annoiarci delle cose e delle persone che abbiamo accanto, e il vero dramma è che la noia subentra a prescindere dalla bellezza o dal valore che diamo a ciò che possediamo.

È lo stesso principio che ha permesso all’umanità di evolversi perché l’infinito desiderio dell’uomo di spingersi oltre ogni suo limite e lottare per conquistare un mondo nuovo esiste solo perché quello vecchio… lo conosce già.

Noi trattiamo così male il nostro pianeta perché ci siamo abituati e, diciamolo, anche un po’ stufati della sua bellezza che diamo ogni giorno per scontata.

Sapete che cosa hanno in comune Uma Thurman, Victoria Beckham, Siena Miller, Jennifer Garner e la top model Jarry Hall, oltre ad essere state nominate tra le donne più belle dell’universo?

Sono state tutte tradite dal rispettivo compagno con la babysitter di turno che, mentre si occupava dei loro figli, contemporaneamente si occupava anche dei loro mariti.

Quello che voglio dire è che non ha importanza se stai frequentando Scarlett Johansson; tra un po’ di tempo, lei non ti ecciterà più come il primo giorno e lo so che adesso lo ritieni impossibile ma è solamente perché non la stai frequentando per davvero, Scarlett Johansson.

Messaggio pubblicitario Eccola quindi la realtà, in tutta la sua crudeltà: è la nostra natura, è il nostro istinto primordiale che a volte riusciamo a non ascoltare fino a non renderci nemmeno conto che proviamo nuove pulsioni, che a volte riusciamo a reprimere anche se il nostro caro inconscio prima o poi le farà riemergere sotto qualche altra forma, e che a volte predominano in tutta la loro travolgente spiazzante naturalezza.

Non possiamo, perciò, decidere autonomamente di provare attrazione verso un’altra persona.

Possiamo, però, scegliere di non farlo diventare un problema.

Siamo più di 7 miliardi su questo pianeta, non è un po’ esagerato tormentarsi moralmente, riempirsi di sensi di colpa, avere rimorsi di coscienza, mettere in discussione la nostra relazione e in alcuni casi addirittura tutta la vita, solo perché proviamo una qualche forma di desiderio spesso non ancora ben definibile nei confronti di un altro essere umano?

Come sostiene la geniale psicoterapeuta Esther Perel nel libro Così fan tutti, le storie clandestine che sopravvivono una volta uscite allo scoperto, sono statisticamente pochissime.

Ma come? Da una relazione per la quale è stato messo a rischio così tanto, ci si aspetterebbe una maggiore resistenza e invece quando arriva la separazione o il divorzio, quando cioè il sublime si mescola con l’ordinario e il rapporto entra nel mondo reale fatto del ‘tocca a te fare i piatti’ e dell”abbassa la tavoletta’, tutto finisce per magia.

L’incantesimo svanisce perché troppo spesso ricercando lo sguardo altrui non è solo dal nostro partner che ci stiamo allontanando, ma anche dalla persona che siamo diventati.

Non è solo un altro essere umano che ci provoca pulsioni, ma è anche il nuovo contesto fatto di segretezza, di trasgressione, di incertezza, di indeterminazione, di fisicità che ancora non conosciamo a memoria e del fatto di non sapere se e quando avverrà il prossimo clandestino incontro.

Noi cerchiamo un altro amante quanto un’altra versione di noi stessi, perché questo ci consentirebbe di poter dare giusto una ‘piccola occhiata’ alla parte sconosciuta che è dentro di noi, che ci spaventa e affascina allo stesso tempo.

Freud rimarcherebbe il nostro eterno essere bambini: non possiamo avere l’amante perché sappiamo che è sbagliato… ed è proprio per questo che lo vogliamo ancora di più!

Dal punto di vista biologico, quando siamo attratti da qualcuno, il nostro cervello genera degli ormoni responsabili dell’aumento della pulsazione, della pressione sanguigna e della voglia sessuale. Questi ormoni, oltre a danzare come Nureyev liberamente per tutto il nostro corpo, stimolano l’ipofisi che a sua volta produce ossitocina e fa venire voglia alle persone che si piacciono di fare sesso.

Anzi, spesso la voglia viene solo ad una parte (generalmente l’uomo), se l’altra parte non corrisponde la pulsione (generalmente la donna).

In questa adrenalinica situazione il nostro corpo è alterato, per cui è naturale che dopo un po’ i livelli fisiologici siano destinati a calare e a stabilizzarsi ma non è altro che una reazione del nostro organismo che, per tutelarci, ci riequilibra a valori ordinari.

Noi, però, che commettiamo da sempre il madornale errore di equiparare la quotidianità alla banalità, lo consideriamo un primo preoccupante calo dell’innamoramento.

Nel libro Matrimonio e morale del 1929, il filosofo Bertrand Russell, sottolinea come «la Psicologia dell’adulterio è falsata dalla morale convenzionale che nei paesi monogami, l’attrazione per una persona non possa coesistere con il serio affetto per un’altra. Tutto questo è falso».

Non erano nemmeno gli anni ‘30 e già il concetto di monogamia vacillava.

A pensarci bene, però, in fondo il dogma della monogamia è presente nella nostra natura.

Forse abbiamo sempre dato per scontato che dovesse essere quella fisica, mentre in realtà concetti di unicità e fedeltà si sposano molto meglio con la monogamia… sentimentale.

Per amore della rosa, si sopportano anche le corna recita un famoso proverbio in cui si respira tutta la saggezza popolare.

Ah no, scusate. Si sopportano anche le spine, non le corna.

Maledetti lapsus freudiani!

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Bibliografia

  • Freud. S. (1905). Tre saggi sulla teoria sessuale. Bollati Boringhieri, Torino.
  • Perel. E. (2017). Così fan tutti. Solferino, Milano.
  • Russell B. (1929). Matrimonio e morale. Tea, Milano.
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