L’occhio umano coglie la fertilità nella donna che osserva: uno studio sui movimenti di esplorazione oculare

Un recente studio ha esplorato come si modifichino i pattern di perlustrazione visiva rivolta ai volti femminili nelle varie fasi del loro ciclo mestruale

ID Articolo: 169962 - Pubblicato il: 11 novembre 2019
L’occhio umano coglie la fertilità nella donna che osserva: uno studio sui movimenti di esplorazione oculare
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Per l’evoluzione di innumerevoli specie, tra le quali la nostra, è stata fondamentale la capacità di cogliere gli indizi di fertilità, che massimizzasse la probabilità che un corteggiamento e, auspicabilmente, l’accoppiamento, risultassero nel concepimento.

 

Messaggio pubblicitario Tali indizi si presentano in una gamma estremamente variabile, a partire dallo sviluppo dei caratteri fisici che indicano l’inizio dell’età fertile (e.g. i caratteri sessuali secondari nell’uomo) e segnalano il dimorfismo sessuale, a quelli che segnalano il periodo di fertilità nei diversi momenti del ciclo mestruale o estrale, per segnalare ai potenziali partner il periodo di massima recettività sessuale.

Svariati studi hanno riscontrato come nella femmina umana le diverse fasi fertili siano accompagnate da sottili variazioni nell’aspetto estetico, da attribuirsi alle oscillazioni nei livelli di estradiolo e progesterone: le donne al picco della propria fase ovulatoria vengono in media giudicate come più attraenti (Roberts et al., 2004; Samson et al., 2011; Bobst and Lobmaier, 2012), sono riscontrabili cambiamenti nella forma del volto (Bobst and Lobmaier, 2012; Lobmaier et al., 2016; Oberzaucher et al., 2015), nella pigmentazione della pelle (Burriss et al., 2015; Jones et al., 2015) e nella simmetria dei tessuti adiposi (Manning et al., 1996; Scutt e Manning, 1996). Tuttavia, sebbene l’esistenza di tali variazioni sia appurata, alcune di esse possono essere troppo fini per venire percepite coscientemente da colui che osserva (e.g. la tonalità dell’incarnato), sebbene rimangano evidenze a sostegno del fatto che esse vengano computate ad un livello implicito, da ultimo influenzando gli atteggiamenti e comportamenti degli individui con i quali le donne vengono in contatto: ad esempio uno studio di Bobst e Lobmeier (2012) ha dimostrato come gli uomini tendano a sovrastimare le probabilità di ottenere un appuntamento con una donna nel picco fertile del proprio ciclo (Bobst and Lobmeier, 2012), oppure che le donne dimostrano in media una reazione di gelosia maggiore quando la pretendente al proprio partner si trova nella fase di fertilità, rispetto ad altri momenti del ciclo ovulatorio (Hurst et al., 2017).

Due possibilità sono state vagliate nel rendere ragione di queste differenze: da un lato l’ipotesi è che le persone processino le informazioni visive in entrata come di consueto e che i mutamenti che sono indizio della fertilità del soggetto abbiano un impatto soltanto a posteriori sul processo valutativo; alternativamente, è possibile che le differenze nelle caratteristiche estetiche influenzino le fasi precoci di scanning del volto condizionando il modo in cui tale esplorazione avviene o il tempo dedicato ad ogni fase perlustrativa. Un recente studio condotto da Necka e colleghi (2018) sembra portare indizi a sostegno della seconda ipotesi, rilevando come i soggetti si dimostrassero maggiormente disponibili verso altre donne nella fase più fertile del ciclo, basandosi sulla brevissima apparizione nel campo visivo (presentazione tachistoscopica di soli 500ms) dell’immagine dell’altra donna, supportando l’idea che le differenze assumano rilevanza già nelle fasi precoci di processing del viso.

Messaggio pubblicitario Sempre Necka e colleghi hanno di recente condotto uno studio volto a comprendere come si modifichino i pattern di perlustrazione rivolta ai volti femminili (o scanpath) nelle varie fasi del loro ciclo mestruale, partendo dal presupposto che tali pattern, più che il tempo effettivo speso sui singoli elementi che lo compongono, rendono conto dell’accuratezza nel riconoscere volti già noti (Chuck et al., 2014).

Gli autori hanno analizzato i pattern di esplorazione di volti da parte di 54 soggetti di età compresa tra i 18 e i 23 anni, ai quali fossero state fornite istruzioni per lo svolgimento di un compito che celasse il vero intento degli sperimentatori e lo scopo dello studio; gli stimoli utilizzati, presentati ai partecipanti su di uno schermo per 1600ms, raffiguravano i visi con espressioni neutrali di 19 donne in differenti fasi del ciclo: da un lato i soggetti rappresentati si trovavano in tarda fase follicolare, ovvero nel momento più fertile (confermato dal rapporto tra estradiolo e progesterone misurato da un tampone salivare), in seguito la stessa donna veniva ritratta in una seconda immagine in fase luteinica mediana, corrispondente alla fase meno fertile del ciclo. Nell’analisi dell’esplorazione dello stimolo, si è deciso di dividere l’immagine presentata in quattro quadranti aventi come intersezione il naso del soggetto in essa raffigurato, definendole come AOI, o aree di interesse, valutando poi il tempo di fissazione dedicato ad ogni quadrante, le saccadi oculari, ovvero i rapidi movimenti di esplorazione devianti da un punto di osservazione e i riflessi di chiusura delle palpebre o blink. I pattern ottenuti sono stati codificati e analizzati da un software con lo scopo di rilevare le differenze eventuali nelle due condizioni dello stimolo: non sono state rilevate differenze significative nella frequenza con la quale ogni partecipante esplorasse ciascun quadrante, né nel tempo effettivo dedicato a tale esplorazione, rendendo irrilevante la fase di fertilità del soggetto. Un’analisi qualitativa dei movimenti oculari ha rivelato come i partecipanti tendessero a osservare la regione labiale molto precocemente nelle donne in fase ovulatoria, rispetto alle controparti in fase meno fertile; inoltre, l’esplorazione dei volti delle donne fertili comprendeva maggiori saccadi oculari su quadranti contigui sull’asse verticale, suggerendo un’attenzione maggiore rivolta alle relazioni di secondo-ordine tra i diversi elementi che compongono il volto umano.

I risultati dimostrano inoltre come i pattern esplorativi rivolti ai volti delle donne in fase fertile fossero meno variabili, tanto da poter essere usati per predire con moderata confidenza se il soggetto raffigurato in un’immagine appartenesse alla categoria fertile o non-fertile.

Le differenze riscontrate nei pattern di esplorazione del volto femminile suggeriscono che gli osservatori involontariamente modulano il proprio metodo di ricognizione visiva, accordando una maggiore attenzione a quelle relazioni spaziali tra le parti anatomiche del volto, in particolare quelle disposte sull’asse verticale, che sono state riscontrate, in studi condotti da altri, fondamentali per il riconoscimento dei volti (Goffeaux et al., 2009).

 

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