4th International Conference of Metacognitive Therapy – Prima giornata – La sessione Open Papers sulla Terapia Metacognitiva e le problematiche relazionali

4th International Conference of Metacognitive Therapy - Prague 2019 - Prima giornata - La sessione Open Papers sulla MCT per le problematiche relazionali

ID Articolo: 164616 - Pubblicato il: 01 maggio 2019
4th International Conference of Metacognitive Therapy – Prima giornata – La sessione Open Papers sulla Terapia Metacognitiva e le problematiche relazionali
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La prima giornata del quarto convegno internazionale di Terapia Metacognitiva, organizzato dall’MCT Institute a Praga si apre con una sessione Open Papers dedicata all’applicazione della Terapia Metacognitiva ai problemi interpersonali, un tema non ancora approfondito dalla ricerca ed esposto per la prima volta in questo congresso.

Messaggio pubblicitario Il primo lavoro viene presentato da Louise Horne, professionista dell’Ashworth High Secure Hospital, una delle tre strutture ospedaliere inglesi per pazienti che necessitano di cure e trattamenti in condizioni di specifica sicurezza. Nel suo lavoro, la dr.ssa Horne presenta il caso di un paziente con delirio somatico resistente al trattamento e a rischio elevato. Il delirio di tipo somatico, afferma la Horne, viene spesso difficilmente diagnosticato e confuso quindi con il disturbo schizoide, la dipendenza da sostanze, il disturbo antisociale (specie nel caso di specifiche condotte dei pazienti) o la dismorfofobia. Nel caso presentato (A.B.), il delirio riguardava la convinzione del paziente di avere un pene di dimensioni eccessivamente ridotte. A questa convinzione delirante, presente fin dall’adolescenza, si sono affiancati poi numerosi eventi di vita negativi, tra cui episodi di bullismo subito e diverse aggressioni negli anni, che hanno verosimilmente favorito l’insorgenza di comportamenti maladattivi e, di conseguenza, accuse a carico del paziente. Ricoverato a 55 anni, A.B. era stato sottoposto a diversi trattamenti farmacologici e psicoterapici, tra cui la terapia cognitivo comportamentale per psicosi, per dismorfofobia e Schema Therapy. La dr.ssa Horne ha proposto al paziente di intraprendere un trattamento metacognitivo utilizzando il modello per il Disturbo d’Ansia Generalizzata, dove il focus del trattamento è posto sul rimuginio, concettualizzato come strategia di coping disfunzionale in risposta a pensieri negativi. Dopo il trattamento, durato 10 sedute, A.B. mostrava una riduzione nelle misure di ansia e rimuginio, nelle preoccupazioni legate al delirio somatico e nella ruminazione, mentre si riscontrava un miglioramento del tono dell’umore. Parallelamente, A.B. ha ridotto i comportamenti di evitamento dei contesti sociali, abbandonando comportamenti di sicurezza (es. ipervigilanza nei confronti degli altri) che potevano creare criticità a livello interpersonale. I risultati risultano mantenuti a un anno di follow up, gettando una prima base per l’applicazione di trattamenti Terapia Metacognitiva per i disturbi deliranti.

Messaggio pubblicitario La seconda relazione viene presentata dalla dr.ssa Pia Callesen, terapeuta MCT che opera in libera professione in un centro privato in Danimarca. Nel suo lavoro illustra tre casi singoli di pazienti con disturbo bipolare (episodio depressivo attuale) seguiti con un percorso di terapia metacognitiva. Nel presentare la letteratura sul tema, la dr.ssa Callesen evidenzia come già nel 2014, uno studio di Sarisoy e collaboratori ha evidenziato la presenza di credenze metacognitive maladattive in soggetti con disturbo depressivo maggiore e disturbo bipolare in modo significativamente maggiore rispetto al campione non clinico. Nei casi clinici presentati, viene proposto un trattamento di 7/9 sedute di 45 minuti, con follow up a sei mesi, a pazienti con diagnosi primaria di disturbo bipolare che non avessero ricevuto altri trattamenti per l’episodio attuale. Tutti i pazienti coinvolti erano ricorsi a diversi trattamenti – soprattutto di tipo farmacologico – per gli episodi precedenti. Il trattamento proposto si basava sull’intervento Terapia Metacognitiva per il Disturbo Depressivo Maggiore, ponendo tuttavia grande attenzione a quella che viene definita “ruminazione positiva” – definita come uno stile di pensiero perseverante che caratterizza gli stati maniacali e che viene utilizzato come strategia di evitamento rispetto agli stati depressivi. Tale “ruminazione positiva” sembra infatti sostenuta anch’essa da specifiche metacredenze e, nel tempo, risulta percepita come estremamente faticosa e stressante dai pazienti coinvolti. I risultati raggiunti, che mostrano un miglioramento significativo dei sintomi depressivi, nella ruminazione e nelle metacredenze, risultano mantenuti al follow up, che verrà ripetuto anche nei prossimi mesi.

L’ultima presentazione di questa sessione Open Paper è uno studio sul ruolo delle metacredenze nei problemi interpersonali, considerate al netto dei livelli di distress emotivo, stile di attaccamento e tratti di personalità del modello Big Five. I problemi interpersonali implicano infatti continue sfide nelle relazioni sociali e spesso determinano processi di ruminazione sui torti subiti, sugli errori commessi, sulla paura di essere rifiutati e sulla sensazione di essere umiliato o sopraffatto dagli altri. I fattori che determinanno i problemi interpersonali sono stati da sempre indagati nei tratti di personalità, che rappresentano elementi stabili e significativi dell’individuo. In particolare, alti livelli di nevroticismo e apertura, affiancati a bassi livelli di estroversione, gradevolezza e coscienziosità sono associati a distress emotivo. Un ulteriore fattore investigato nei problemi interpersonali è lo stile di attaccamento, che dalla letteratura risulta maggiormente predittivo di criticità relazionali rispetto ai tratti personologici (Noftle et al., 2006). La ricerca presentata utilizza un disegno cross sectional, che ha previsto la somministrazione di strumenti self report a 291 partecipanti. Le analisi dimostrano che anche le metacredenze, indagate con l’MCQ (Metacognitive Questionnaire), hanno un ruolo nel determinare criticità interpersonali, controllando per le variabili sopra esposte e già note in letteratura. L’unica metacredenza non significativa sembra essere il bisogno di controllo dei pensieri, che non spiegherebbe tali difficoltà. Questo primo studio apre le porte a un altro filone di ricerca, volto a approfondire come le metacredenze possano essere una fonte di cambiamento nei problemi relazionali.

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Bibliografia

  • Sarisoy, G., Pazvantoglu, O., Ozturan, D.D., Ay, N.D., Yilman, T., Mor, S., Korkmaz, I.Z., Kacar, O.F. & Gumus, K. (2014) Metacognitive beliefs in unipolar and bipolar depression: a comparative study. Nordic Journal of Psychiatry, 68(4), 275-281.
  • Noftle,, E.E. & Shaver, P.R. (2006) Attachment dimensions and the big five personality traits: Associations and comparative ability to predict relationship quality. Journal of Research in Personality 40(2), 179-2008.
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