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Una scala attentiva per la dimensione degli oggetti

Percezione della dimensione degli oggetti: uno studio recente ha provato a capire cosa rende possibile questo delicato meccanismo

ID Articolo: 162089 - Pubblicato il: 05 febbraio 2019
Una scala attentiva per la dimensione degli oggetti
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Uno studio di Collegio e colleghi, recentemente apparso su Nature Human Behaviour, mostra come l’inferenza, fatta dagli individui, circa la dimensione reale di un oggetto sia in grado di influenzare il modo in cui essi stessi allocano l’attenzione nello spazio in cui è presente un disegno dell’oggetto preso in considerazione.

 

Messaggio pubblicitario San Giorgio fino al 15 Luglio Le modalità attraverso le quali interagiamo con i più svariati oggetti dipendono per la maggior parte dalle proprietà intrinseche di questi stessi oggetti; potremmo quasi dire che ci comporteremmo diversamente se ad esempio il mouse con il quale scorriamo il cursore sullo schermo del nostro computer avesse le stesse dimensioni di un vero topo, anziché quelle di una mano umana adulta o se il divano sul quale siamo seduti avesse le medesime dimensioni di una scatola.

Percezione delle dimensioni e retina

Le proprietà intrinseche di un oggetto quali il colore, la forma, la dimensione o le sue proprietà aptiche, cioè quelle che hanno a che vedere con il senso del tatto, in parte rappresentano i criteri attraverso i quali rappresentiamo gli oggetti stessi nella mente e che ci consentono di conseguenza la loro distinzione, manipolazione, il loro utilizzo e il loro controllo.

Mentre l’impatto di queste proprietà degli oggetti sulla percezione visiva e sulla loro capacità di attirare l’attenzione, è stato ampiamente approfondito e investigato con chiarezza, poche sono le informazioni che si hanno a disposizione circa il ruolo delle dimensioni, reali e inferite dagli individui, di questi oggetti nello schieramento delle risorse attentive nell’ambito della percezione dello spazio (Park, 2019).

La dimensione di un oggetto principalmente può essere catturata dalla retina o essere inferita, considerando però che la visione “retinica” potrebbe andare a modificare la dimensione stessa dell’oggetto: infatti la dimensione dovuta alla retina di una tazza di the sulla scrivania potrebbe essere diversa e apparire più grande rispetto a quella di un’automobile osservata da una finestra che appare più piccola a causa della profondità.

Percezione delle dimensioni: gli studi recenti

In questo contesto, è pertanto opportuno considerare che la dimensione “retinale” di un oggetto non sempre riflette in modo equivalente la dimensione reale dell’oggetto inferita.

Tale specificazione risulta di notevole interesse soprattutto nell’ambito della ricerca psicologica per quanto riguarda lo studio dell’attenzione e della percezione in quanto queste componenti dell’oggetto influiscono notevolmente sulle modalità attraverso le quali osserviamo, riconosciamo un oggetto e processiamo l’ambiente esterno.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA A questo proposito, il nuovo studio di Collegio, Shomstein, Scotti e colleghi (2019), del dipartimento di psicologia della Geoge Washington University e dell’Ohio State University, ha mostrato, attraverso l’utilizzo di una variazione del paradigma attentivo di Posner in cinque esperimenti, come la dimensione reale inferita e non retinale di un oggetto influenzi in modo significativo l’allocazione dell’attenzione visiva spaziale.

Il task proposto consisteva nell’indicare se lo stimolo presentato in un font più ridotto fosse la lettera T o la L; poco prima che la lettera fosse presentata, i partecipanti avrebbero ricevuto un cue che avrebbe indicato la direzione spaziale più probabile in cui lo stimolo target sarebbe potuto apparire come nel classico paradigma attentivo di Posner (Posner, 1980).

La novità tuttavia consisteva nella sovrapposizione allo stimolo target di un disegno di un oggetto rappresentato con una linea tratteggiata, disegno che faceva si che la lettera, target dell’esperimento, potesse apparire nella metà superiore o inferiore dell’oggetto (Collegio, Shomstein, Scotti et al., 2019).

Il task era suddiviso in due condizioni la cui unica differenza risiedeva nelle dimensioni reali dell’oggetto rappresentato dal disegno tratteggiato: nella prima condizione, le dimensioni dell’oggetto erano ridotte come nel caso di una carta di credito o un telefono cellulare, nell’altra le dimensioni aumentavo notevolmente (es. una cabina telefonica o un tavolo da biliardo).

Percezione delle dimensioni: il risultato dello studio

I risultati dello studio hanno evidenziato come i partecipanti fossero maggiormente più veloci e accurati nelle risposte per l’identificazione di quei stimoli target a cui era stato sovrapposto un piccolo oggetto rispetto a quelli che apparivano soprapposti a oggetti di grandi dimensioni, mostrando così un effetto della dimensione reale dell’oggetto supposta dai soggetti nel modulare efficacemente la quantità e la densità del focus attentivo (Collegio, Shomstein, Scotti et al., 2019).

Le conclusioni della presente ricerca hanno delle notevoli implicazioni nella comprensione di come sistema visivo mantenga la costanza delle dimensioni: mentre le dimensioni “retiniche” dell’oggetto cambiano a seconda della prospettiva e della distanza dell’osservatore, quelle reali dell’oggetto sono minimamente toccate dalla “prospettiva retinale” e influiscono notevolmente nella modulazione dell’allocazione delle risorse attentive nello spazio.

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