Decision making e l’ipotesi del marcatore somatico

Il decision making è un processo frutto del ragionamento cognitivo, ma che coinvolge anche il corpo e le emozioni secondo l'ipotesi del marcatore somatico.

ID Articolo: 149811 - Pubblicato il: 20 novembre 2017
Decision making e l’ipotesi del marcatore somatico
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Damasio descrive il ruolo chiave giocato dalle cortecce prefrontali, in particolare della corteccia prefrontale ventromediale, nel comportamento emotivo e nel decision making. Dopo aver legato indissolubilmente il processo di ragionamento a quello della decisione, Damasio ha modo di rimarcare ulteriormente il ruolo del corpo nel processo intellettivo razionale decisionale introducendo l’ipotesi del marcatore somatico.

Daniele Giusto, OPEN SCHOOL STUDI COGNITIVI BOLZANO 

“ …la ragione è, e può solo essere,
schiava delle passioni…”
(D. Hume)

 

Messaggio pubblicitario Non c’è nulla di piú comune in filosofia, e anche nella vita quotidiana, che parlare del conflitto tra passione e ragione per dare la palma alla ragione, e per affermare che gli uomini sono virtuosi solo nella misura in cui obbediscono ai suoi comandi(…).Per dimostrare come tutta questa filosofia sia erronea, cercherò di dimostrare in primo luogo che la ragione, da sola, non può mai essere motivo di una qualsiasi azione della volontà; e in secondo luogo che la ragione non può mai contrapporsi alla passione nella guida della volontà”. (D. Hume)

La psicologia sperimentale del secolo corrente si muove su questa linea di ricerca: la ragione perde lo scettro e il trono viene spodestato dall’emozione. Le emozioni diventano il veicolo della decisione che si manifesta non solo attraverso il cervello, abbiamo bisogno di concepire la decisione come frutto di un’elaborazione di tutto il corpo agli stimoli ambientali.

Damasio descrive il ruolo chiave giocato dalle cortecce prefrontali, in particolare della corteccia prefrontale ventromediale, nel comportamento emotivo e nel decision making. Dopo aver legato indissolubilmente il processo di ragionamento a quello della decisione, Damasio ha modo di rimarcare ulteriormente il ruolo del corpo nel processo intellettivo razionale decisionale introducendo l’ipotesi del marcatore somatico. Un concetto già presente in William James, che mette in luce quanto il sistema cognitivo umano non sia limitato a strutture sottocorticali, ma si estenda a tutto l’organismo. Questo ci permette di svincolare ancora una volta i processi di ragionamento da una concezione puramente analitica cognitiva, che descrive la decisione come frutto di un ragionamento “freddo”, dettato dalle regole della logica e del continuo calcolo mentale dei costi e benefici.

Il decision making

Il decision making caratterizza alcuni dei più importanti eventi della vita: ad esempio, scegliere con chi sposarsi, quale casa comprare, su quale lavoro investire, se smettere di fumare sono decisioni lente che devono tenere in considerazione diversi elementi e devono esser valutate in base ad un tempo futuro, invece, se bere un altro bicchiere prima di mettersi in strada, quale pizza prendere in una serata con gli amici, scegliere se scappare da un pericolo richiedono che il processo del decision making sia rapido ed efficace.

In termini formali, il processo decisionale può essere considerato come il risultato di processi mentali (cognitivi ed emozionali), che determinano la selezione di una linea d’azione tra diverse alternative. Ogni decision making produce una scelta finale.

Ragionamento e decisione sono tanto intrecciati da venire spesso usati in maniera intercambiabile. I due termini, di solito, implicano che chi decide conosca almeno la situazione, le differenti possibili scelte d’azione e le conseguenze di ciascuna di esse nell’immediato e in tempi futuri (Damasio, 1994). I deficit di ragionamento e decisione a volte sono alla base della tossicodipendenza, dei disturbi alimentari, del disordine ossessivo compulsivo, della schizofrenia, della mania e dei disturbi di personalità (Rahman et al., 2001).

Eseguito in modo corretto, il decision making dà luogo a capacità umane elevate, come ad esempio l’etica, la politica, il comportamento economico.

Ricercatori nei campi della psicologia e dell’economia sono generalmente d’accordo sull’importanza di due fondamentali motivazioni umane, come il desiderio di ridurre l’incertezza e il desiderio di ottenere vantaggio (Bentham, 1948); queste motivazioni sono fondamentali nella presa di decisioni.
Contrariamente alle prime teorie, che vedevano il decision making legato alla scelta razionale, oggi è risaputo che le decisioni umane sono basate su motivazioni edoniche più che su motivazioni razionali (Cabanac, 1992).

Per esempio, i comportamenti sessuali rischiosi sono piuttosto il risultato di un’anticipazione di una ricompensa immediata piuttosto che un’analisi del rischio a lungo termine. Recentemente, ci sono stati numerosi tentativi di interpretare problemi clinici come il comportamento additivo, il comportamento criminale e il danno cerebrale in termini di decisione legata alla ricompensa. Questi tentativi si sono focalizzati sulle recenti scoperte concernenti la psicologia e le neuroscienze sul decision making (Bechara et al., 1999; Rahman, et al., 2001; Rogers et al., 1999).
Le immagini funzionali e altre tecniche fisiologiche, hanno chiarito quali processi neurali sottostanno all’esecuzione delle decisioni favorevoli e non.

Decisione guidata dall’emozione

Antonio Damasio è l’autore che più di ogni altro ha sostenuto l’idea della decisione come frutto di un ragionamento influenzato dall’emozione. L’idea di base di Damasio è che, nel considerare le alternative per un corso d’azione, basiamo la nostra decisione sulla rappresentazione di simili eventi che si sono incontrati nel passato. Queste rappresentazioni, tuttavia, non sono emozioni neutre, ma sono caratterizzate da disposizioni emozionali risultanti da eventi valutati come positivi o negativi. In contrasto con quanto accade in domini più astratti, quando l’argomento ha a che fare con il dominio personale, la nostra reazione non è puramente intellettuale ma caratterizzata da componenti fisiche.

Le emozioni primarie dipendono dai circuiti del sistema limbico, in primo luogo dall’attività dell’amigdala (Le Doux, 1993) e del cingolo anteriore. Il meccanismo delle emozioni primarie non descrive l’intera gamma dei comportamenti emotivi ma ne costituisce il meccanismo di base.
Secondo Damasio, in termini di sviluppo dell’individuo, le emozioni primarie sono seguite dai meccanismi delle emozioni secondarie, che si presentano dopo aver cominciato a provare dei sentimenti e a formare connessioni sistematiche tra categorie di oggetti e situazioni, da un lato, ed emozioni primarie, dall’altro.

Il processo delle emozioni secondarie non può poggiare soltanto sulle strutture del sistema limbico. La rete va ampliata e richiede l’intervento delle cortecce prefrontali e di quelle somatosensitive (Damasio, 1994).

Le rappresentazioni disposizionali prefrontali, che sono necessarie per le emozioni secondarie, formano un lotto separato rispetto alle rappresentazioni disposizionali innate che sono necessarie per le emozioni primarie: le prime però hanno bisogno delle seconde per potersi esprimere. Le emozioni secondarie sono fondamentali per la formazione dei marcatori somatici. I marcatori somatici vengono acquisiti attraverso l’esperienza sotto il controllo di un sistema di preferenze interne e sotto l’influenza di un insieme esterno di circostanze che comprendono non solo entità ed eventi con i quali l’organismo deve interagire, ma anche convenzioni sociali e norme etiche. La base neurale del sistema di preferenze interne consiste di disposizioni regolatrici per lo più innate, per assicurare la sopravvivenza. La conquista della sopravvivenza coincide con la riduzione massima degli stati somatici insoddisfacenti e con il raggiungimento di stati omeostatici (Damasio, 1994).

Nelle prime fasi dello sviluppo, punizione e ricompensa vengono somministrate non solo dalle circostanze ambientali, ma anche dai genitori o chi per loro, i quali incarnano l’etica e le convenzioni sociali della cultura cui l’organismo appartiene.

L’interazione tra i due sistemi di punizione e di ricompensa estende il repertorio di stimoli che diverranno automaticamente marcati. Senza dubbio è nell’infanzia e nell’adolescenza che si acquisisce il pensiero critico, anche se il processo continua nel tempo.

Se dobbiamo raggiungere una decisione riguardo ad un problema personale posto in un ambiente sociale, che è complesso e il cui esito è incerto, si richiedono sia conoscenze estese sia strategie di ragionamento che consentano di operare su tali conoscenze, queste includono fatti riguardanti oggetti, persone, situazioni del mondo esterno. Le decisioni personali e sociali, però, non sono separabili dalla sopravvivenza, e perciò le conoscenze includono anche fatti e meccanismi riguardanti la regolazione dell’organismo nel suo insieme. Le strategie di ragionamento ruotano attorno ad obiettivi, scelte d’azione, previsioni d’esiti futuri e programmi per il conseguimento d’ogni obiettivo a varie scale temporali. I processi dell’emozione e del sentimento sono parte essenziale dell’apparato neurale per la regolazione biologica, il cui nucleo è costituito da controlli omeostatici, pulsioni e istinti. (Damasio, 1994). Per il modo in cui è fatto il cervello, la conoscenza necessaria alla presa di decisione dipende da numerosi sistemi che si trovano in regioni cerebrali relativamente separate, piuttosto che in un’unica regione. Larga parte di tale conoscenza viene richiamata sotto forma d’immagini in molti siti cerebrali anziché in uno solo. Dato che il richiamo della conoscenza da diversi siti in molti sistemi paralleli è possibile solo in modo distribuito, per consentire al ragionamento di operare, occorre che la rappresentazione dei fatti sia mantenuta attiva in un’ampia mostra parallela e per un periodo prolungato.

Le decisioni personali e sociali sono dunque cariche d’incertezza e in modo diretto o indiretto hanno un influsso sulla sopravvivenza. Richiedono quindi un ampio repertorio di conoscenze riguardanti il mondo interno e il mondo esterno.

Un organismo forma rappresentazioni neurali che possono divenire immagini, essere manipolate in un processo chiamato pensiero e alla fine influenzare il comportamento aiutando a prevedere il futuro, a pianificare e a scegliere la prossima azione. Questo è il processo tramite il quale le rappresentazioni neurali, che consistono di modificazioni biologiche create in un circuito neurale dall’apprendimento, diventano immagini nella nostra mente. (Damasio, 1994).

Secondo Damasio, la conoscenza esiste nella memoria sotto forma di rappresentazione disposizionale e può essere resa accessibile alla coscienza in versioni sia linguistica sia non linguistica, pressoché in modo simultaneo. Inoltre, è fondamentale che chi decide, possegga qualche strategia logica per produrre inferenze efficaci sulla base delle quali scegliere un’adeguata risposta e che siano operanti i processi di sostegno che il ragionamento richiede. Ad esempio, l’attenzione e la memoria operativa fanno parte di questo processo, spesso, però, non si fa nemmeno un accenno all’emozione o al sentimento e non si dice quasi nulla del meccanismo mediante il quale si genera un repertorio d’opzioni diverse tra cui scegliere. (Damasio, 1994). Il ragionare per poi decidere può essere arduo, ma lo è in modo particolare, quando sono in gioco l’esistenza e il suo contesto sociale immediato.

Damasio distingue, quindi, un dominio personale e uno non personale: una profonda menomazione della capacità personale di decidere non si accompagna necessariamente ad una menomazione altrettanto profonda nell’ambito non personale, o viceversa.

Il dominio personale e sociale immediato è quello che si trova più vicino alla nostra sorte e anche quello che comporta il massimo d’incertezza e complessità. Parlando in generale all’interno di tale dominio, decidere bene significa selezionare una risposta che alla fine sarà vantaggiosa per l’organismo direttamente o indirettamente in termini di sopravvivenza. Decidere bene significa anche decidere alla svelta, specie quando il tempo è poco o almeno decidere entro un arco temporale che si giudica adeguato per risolvere il problema in questione (Damasio, 1994).

Per spiegare cosa succede nel momento della presa di decisione, Damasio suggerisce di provare ad immaginare una situazione nella quale, “prima di applicare un qualsiasi tipo d’analisi costi-benefici alle premesse e prima di cominciare a ragionare verso la soluzione del problema, accada qualcosa di molto importante quando viene alla mente, sia pure, a lampi, l’esito negativo connesso con una sensazione spiacevole alla bocca dello stomaco.” Dato che ciò riguarda il corpo, Damasio l’ha definito tratto somatico e dato che esso contrassegna un’immagine, l’ha chiamato marcatore.

Ipotesi del marcatore somatico

Messaggio pubblicitario Il marcatore somatico (Damasio, 1994) forza l’attenzione sull’esito negativo alla quale può condurre una data azione e agisce come un segnale automatico d’allarme che “avvisa” di far attenzione al pericolo che ti attende se scegli l’opzione che conduce a tal esito. Il segnale può far abbandonare immediatamente il corso negativo d’azione e così portare a scegliere fra alternative che lo escludono, protegge da perdite future e in tal modo permette di scegliere entro un numero minore d’alternative. È possibile impiegare l’analisi costi benefici e l’appropriata competenza deduttiva, ma solo dopo che il passo automatizzato ha ridotto drasticamente il numero di opzioni disponibili.

Nel normale processo umano di decisione, i marcatori somatici possono non essere sufficienti, poiché in molti casi avrà luogo un successivo processo di ragionamento e decisione finale. I marcatori rendono più efficiente e preciso, con ogni probabilità, il processo di decision making. (Damasio, 1994).

In breve, i marcatori somatici sono esempi speciali di sentimenti generati a partire dalle emozioni secondarie. Quelle emozioni e sentimenti connessi, tramite l’apprendimento, a previsti esiti futuri di determinati scenari. Quando un marcatore somatico negativo è giustapposto ad un particolare esito futuro, la combinazione funziona come un campanello d’allarme, quando invece interviene un marcatore positivo, esso diviene un segnalatore d’incentivi: qui sta l’essenza dell’ipotesi.

I marcatori somatici, inoltre, possono operare celati e utilizzare un anello “come se”. Essi non deliberano per noi, ma assistono il decision making illuminando alcune opzioni ed eliminandone altre (Damasio, 1994).

In conclusione è evidente che il marcatore somatico nel processo decisionale è ancorato al lato emotivo delle persone. Le emozioni quindi sono un fattore importante di interazione tra le condizioni ambientali e i processi decisionali.

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Bibliografia

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  • Bentham, J. (1948). An introduction to the principles of morals and legislation. New York, Hafner Publishing Company.
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  • Hume, D., (1971). Opere. Bari, Laterza, vol. I, 433-436.
  • Le Doux, J.E. (1993). Emotional memory systems in the brain. Behavioral Brain, 58, 69–79.
  • Rahman, S., Sahakian, B., Cardinal, R., Rogers, R., & Robbins, T. (2001). Decision-making and neuropsychiatry. Trends in Cognitive Science, 5, 271–277.
  • Rogers, R. D., Owen, A. M., Middleton, H. C., Williams, E. J., Pickard, J. D., & Sahakian, B. J. et al., (1999). Choosing between small, likely rewards and large, unlikely rewards activates inferior and orbital prefrontal cortex. Journal of Neuroscience, 19, 9029–9038.
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